Unioni civili e Stepchild-adoption

La legge sulle unioni civili è stata approvata. Dopo settimane di discussioni e polemiche il maxiemendamento, frutto dell’accordo Pd-Ncd, è stato votato al Senato, ottenendo 173 voti favorevoli e 71 voti contrari.

La nuova normativa, intitolata “Regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze”, è divisa in due parti: la prima introduce nell’ordinamento italiano l’istituto dell’unione civile tra persone dello stesso sesso, quale specifica formazione sociale, mentre la seconda stabilisce una disciplina della convivenza di fatto sia eterosessuale che omosessuale. È orientata essenzialmente a recepire nell’ordinamento legislativo le evoluzioni giurisprudenziali già consolidate nell’ambito dei diritti e dei doveri delle coppie conviventi.

La suddetta legge regolamenta l’unione civile tra persone dello stesso sesso: le coppie omosessuali, qualificate come “specifiche formazioni sociali”, potranno usufruire di un nuovo istituto giuridico di diritto pubblico denominato unione civile.

Si fa riferimento agli articoli 2 e 3 della Costituzione relativi ai diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ed all’uguaglianza dei cittadini senza distinzione di sesso. L’unione civile tra due persone maggiorenni avverrà di fronte ad un ufficiale di stato ed alla presenza di due testimoni e verrà registrata nell’archivio dello stato civile.

Per la costituzione di un’unione civile, con effetti legali, non devono verificarsi le seguenti cause di impedimento:

– la sussistenza, per una delle parti, di un vincolo matrimoniale o di un’unione civile tra persone dello stesso sesso;

– l’interdizione di una delle parti per infermità mentale;

– la sussistenza tra le parti dei rapporti di parentela;

– la condanna definitiva di un contraente per omicidio consumato o tentato nei confronti di chi sia coniugato o unito civilmente con l’altra parte.

Rispetto al testo originario del ddl Cirinnà, nella nuova legge sono state apportate alcune modifiche. Innanzitutto è stato stralciato l’articolo 5 sulla “stepchild-adoption”, l’adozione del figlio del partner.

Inoltre nel ddl Cirinnà i diritti e i doveri corrispondevano sostanzialmente a quelli di un matrimonio tra eterossessuali. Con il maxiemendamento  invece le parti acquisiscono gli stessi diritti ed assumono gli stessi doveri; dall’unione civile deriva l’obbligo reciproco all’assistenza morale e materiale ed alla coabitazione; cancellato l’obbligo di fedeltà; entrambe le parti sono tenute, ciascuna in relazione alle proprie sostanze ed alla propria capacità di lavoro professionale e casalingo, a contribuire ai bisogni comuni.

Il regime patrimoniale dell’unione civile, salva diversa indicazione, è la comunione dei beni. Rimane l’applicazione degli articoli del Codice civile riferiti agli alimenti, alla successione, alla reversibilità. Rimasto anche il riferimento al cognome, con la possibilità (come nelle coppie etero) che uno dei due possa assumere il cognome dell’altro o aggiungerlo al proprio.

Una novità del maxiemendamento riguarda poi lo scioglimento dell’unione con una sorta di divorzio lampo. Nel testo del governo, infatti, si stabilisce che il divorzio può avvenire senza il periodo di separazione. Inoltre, si stabilisce che “quando la condotta della parte dell’unione civile è causa di grave pregiudizio all’integrità fisica o morale ovvero alla libertà dell’altra parte”, il giudice può adottare un provvedimento di allontanamento dalla casa familiare.

Infine la seconda parte della legge disciplina la convivenza di fatto tra due persone, sia eterosessuali che omosessuali, che non sono sposate. In questo caso si tratta di due persone maggiorenni unite stabilmente da legami affettivi di coppia e di reciproca assistenza morale e materiale, non vincolate da rapporti di parentela, affinità o adozione, da matrimonio o da un’unione civile.

Come già accennato, la principale modifica apportata al ddl Cirinnà è stata l’eliminazione della “stepchild-adoption”, l’adozione del figlio biologico del partner. La nuova legge quindi non prevede la possibilità per uno dei due partner dell’unione civile di adottare il figlio dell’altro, tuttavia all’articolo 3 si specifica che “resta fermo quanto previsto e consentito in materia di adozioni dalle norme vigenti” per cui spetta alla magistratura pronunciarsi caso per caso sul tema delle adozioni per le coppie gay.

Ma che cos’è la stepchild-adoption ?

Letteralmente “adozione del figliastro”: questo istituto permette che il genitore non biologico adotti il figlio, naturale o adottivo, del suo partner. In Italia, di fatto, la stepchild-adoption è prevista dall’attuale legge sulle adozioni del 1983 per i coniugi, che permette già la “stepchild-adoption” per le coppie gay. Infatti, nel 2014, il Tribunale dei Minori di Roma ha riconosciuto la prima adozione omosessuale, permettendo così ad una donna di adottare la figlia naturale della compagna. Dopo l’approvazione al Senato della legge sulle unioni civili, ben tre adozioni sono state concesse nel solo mese di marzo.

Vediamo ora come sono disciplinate nel resto d’Europa matrimoni gay, stepchild-adoption e adozioni omosex ?

Sì ai matrimoni gay, stepchild e adozioni omosex:

  • Belgio. Dal 30 gennaio 2003 il Belgio è il secondo Paese al mondo che ha riconosciuto il matrimonio tra individui dello stesso sesso. Inizialmente la legge belga non permetteva alle coppie omosessuali l’adozione congiunta di minori e nel caso di figli di uno dei partner lo sposo o il convivente dello stesso sesso non poteva diventarne genitore. Dal 20 aprile 2006 sono possibili sia le adozioni gay tradizionali che la stepchild-adoption.
  • Spagna. Con la legge 13/2005 in vigore dal 3 luglio 2005 la Spagna ha cambiato il proprio diritto di famiglia, estendendo la possibilità di contrarre matrimonio civile anche alle coppie di omosessuali, alle quali è stata resa possibile anche l’adozione di minori, oltre che la possibilità di adottare l’uno i figli dell’altro partner, biologici o adottivi che siano.
  • Paesi bassi. Il matrimonio è aperto a coniugi dello stesso sesso dal 1º aprile 2001, quando fu approvata una legge che consente anche l’adozione congiunta di minori da parte delle coppie dello stesso sesso.
  • Portogallo. L’8 gennaio 2010 il parlamento portoghese ha approvato la proposta di legge per regolarizzare il matrimonio omosessuale. Nel febbraio 2016, il Parlamento di Lisbona ha superato il veto imposto dal presidente portoghese alla legge che autorizza le adozioni per le coppie omosessuali.
  • Francia. L’adozione di bambini da parte di coppie dello stesso sesso è legale ai sensi del Codice Civile francese grazie ad una legge del 2013 che ha istituito il matrimonio per le coppie dello stesso sesso. Gli omosessuali possono adottare bambini anche da persone singole così come è permesso a chi è eterosessuale.
  • Lussemburgo. Il matrimonio è aperto alle coppie dello stesso sesso dal gennaio 2015. Le coppie dello stesso sesso unite in matrimonio possono anche adottare bambini.
  • Regno Unito. Nel Regno Unito l’adozione di bambini da parte di coppie dello stesso sesso è legale per effetto dell’Adoption and Children Act 2002, legge che ha aperto l’adozione congiunta di minori alle coppie di fatto di sesso diverso e dello stesso sesso in Inghilterra e Galles, dell’Adoption and Children (Scotland) Act 2007, legge approvata in Scozia nel corso del 2006, e della sentenza emessa dalla Corte d’Appello dell’Irlanda del Nord nel giugno 2013, che ha allineato la legislazione dell’Ulster al resto del Regno Unito. Prima di queste riforme ciascun membro di tali coppie poteva adottare, ma i figli risultavano figli di genitori single ed il partner era escluso dalla genitorialità e non aveva alcun legame parentale con il figlio.
  • Irlanda. Nell’aprile 2015 è stata approvato il Children and Family Relationship Bill, la legge che regolamenta l’adozione da parte dei genitori dello stesso sesso uniti civilmente. Un mese dopo, in seguito ad un referendum popolare vinto con il 62%, è stato introdotto anche il matrimonio gay. Le coppie omosessuali possono adottare minori.
  • Svezia. In Svezia le coppie di fatto sono riconosciute e tutelate dalla Sambolag, la legge sui conviventi del 2003, che prescinde completamente dalla composizione sessuale delle coppie e che consente anche di adottare minori. Dal maggio 2009 è stato legalizzato anche il matrimonio civile o religioso.
  • Norvegia. Dal gennaio 2009 non vi sono più differenze tra omosessuali ed eterosessuali davanti alla legge in materia di matrimonio, adozione e fecondazione assistita;
  • Danimarca. Primo Paese al mondo ad aver autorizzato le unioni civili tra omosessuali nel 1989, il via libera alle coppie gay a sposarsi davanti alla Chiesa luterana di Stato è arrivato solo nel giugno 2012. Le coppie gay possono adottare minori dal 2010, mentre la stepchild-adoption nel caso di coppie omosessuali è stata introdotta nel lontano 1999.
  • Islanda. Come per la Svezia, per i gay sono state legalizzate prima le adozioni, nel 2006, e poi le nozze nel 2010.
  • Malta. Le coppie non sposate, indipendentemente dal sesso dei componenti, possono accedere dal 14 aprile 2014 ad un’unione registrata chiamata civil union con conseguenze legali simili a quelle del matrimonio. Sono garantiti gli stessi diritti e le stesse facoltà di chi contrae matrimonio, compresa l’adozione congiunta di minori.
  • Austria. La legge sulle unioni civili è entrata in vigore il 1º gennaio 2010. Nel gennaio 2015 è stato revocato il divieto di adozione per le coppie omosessuali, che potranno accedere alle procedure per adottare figli come le coppie eterosessuali.

Sì alle Unioni civili, sì alla stepchild-adoption, no adozioni omosex:

  • Germania. L’istituto giuridico della convivenza registrata (EingetrageneLebenspartnerschaft) è stato introdotto in Germania il 16 febbraio 2001 con entrata in vigore dal 1º agosto successivo. È possibile l’adozione del figlio del partner, ma non l’adozione di minori da parte di coppie gay;
  • Paesi ex socialisti. Dopo la Croazia, che aveva approvato le unioni civili nel luglio 2015, anche l’Estonia ha recentemente approvato una legge che regola i rapporti tra coppie dello stesso sesso. È il primo paese ex Urss a farlo. La legge permette anche a uno dei due partner di adottare il figlio biologico dell’altro (stepchild-adoption). La Slovenia aveva legalizzato i matrimoni gay nel marzo 2015, diventando il 13° paese europeo ad avere una legge che permetteva ai gay di sposarsi e adottare bambini, ma il 20 dicembre – a seguito di un referendum popolare – la legge è stata abrogata. Rimane però in vigore una normativa del 2006 che consente le unioni civili e la stepchild-adoption. Nell’aprile 2009 è stata approvata in Ungheria una nuova legge sull’unione civile oppure convivenza registrata che fornisce diritti patrimoniali ed ereditari ai partner, senza però dar loro il diritto all’adozione. Di più: c’è un divieto costituzionale all’equiparazione tra questo registro e i matrimoni tradizionali e non è consentita la stepchild-adoption;
  • Grecia. Il Paese ha approvato nel dicembre 2015 una legge che introduce le unioni civili anche tra persone dello stesso sesso, nonostante l’opposizione di alcuni partiti politici e della chiesa ortodossa. La legge dà alle coppie dello stesso sesso i medesimi diritti di successione dei coniugi eterosessuali e tende anche ad equiparare i diritti di sicurezza sociale, sul lavoro e fiscale. Non sono però possibili le adozioni, ma solo lo stepchild-adoption tramite un artificio: essendo prevista in Grecia per i single, nulla vieta al co-genitore di adottare il figlio del partner ma solo come single, non in quanto compagno dell’unione civile. Anche a Cipro esiste una normativa simile.

Niente unioni civili, né adozioni, né stepchild: tra i Paesi dove c’è un vuoto normativo in materia ci sono la Polonia, la Slovacchia, la Lettonia, la Lituania, la Bulgaria e la Romania, dove esistono divieti costituzionali al matrimonio tra persone del medesimo sesso.

Considerazioni personali

In Italia, la Legge sulle unioni civili è stata approvata senza stepchild, ma come abbiamo visto è possibile lo stesso adottare il figlio biologico del partner, quindi si evince una contraddizione. L’approvazione del testo così com’ è stato presentato, ci appare come un “compromesso” tra le forze politiche, infatti impedisce l’adozione dei bambini alle coppie omosex ma ne ha riconosciuto il diritto al matrimonio. In realtà si tratta di un falso compromesso, in quanto con l’attuale normativa sulle adozioni è già possibile l’adozione per le coppie omosex anche se limitatamente al figlio biologico del partner; inoltre, togliendo l’obbligo di fedeltà, il testo ha depotenziato gli effetti del matrimonio per le stesse coppie, quasi a voler dare alle coppie dello stesso sesso uguali diritti ma diversi doveri rispetto alle coppie etero. La questione dell’adozione dei minori ha scatenato polemiche ed accesi dibattiti nel nostro paese, tra i sostenitori della famiglia “arcobaleno” e quelli della famiglia “tradizionale”. I recenti fatti di cronaca (l’adozione da parte di Nichi Vendola del figlio biologico del compagno nato con la tecnica dell’utero in affitto) ci fanno capire che il dibattito in questione è superato, dal momento che basta andare all’estero ed utilizzare tale tecnica per diventare genitore di un figlio che poi, comunque, verrà riconosciuto una volta tornato in Italia. L’unica battaglia che è ancora possibile portare avanti è quella per garantire il divieto di adoperare la pratica dell’utero in affitto e che la stessa continui ad essere considerata reato; tuttavia anche questo problema potrà essere comunque aggirato andando all’estero e già molte persone (in maggioranza facoltose) hanno utilizzato questa pratica per avere figli. Quello che possiamo fare è cercare di ricordare a noi stessi ed al mondo che il corpo delle donne non può e non deve essere usato come un contenitore per far nascere figli a pagamento e che, se da una parte come paese siamo arretrati sulla parità dei diritti civili, dall’altra siamo ancora in grado di riconoscere quello che è un diritto da quello che è una pratica immorale che sfrutta ed umilia ancora una volta la donna. Il paradosso è che sia proprio il paese del “femminicidio” a ricordarsi di quanto sia importante proteggere il corpo delle donne.

Marco Morello


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