Piazza XIII Vittime, storia di un massacro borbonico
L’obelisco che sorge al crocevia tra via Cavour e via Francesco Crispi è un monumento quasi dimenticato, nascosto tra la vegetazione. Siamo a piazza XIII Vittime, a Palermo, e anche questa storia è rimasta un po’ nascosta e dimenticata.
Eretto nel 1883, l’obelisco a lato della piazza nasce per commemorare le tredici vittime catturate durante la Rivolta della Gancia del 1860, imprigionate nel Castello a Mare e poi brutalmente giustiziate nella primavera dello stesso anno.
Nell’aprile del 1860, poco prima dell’arrivo di Garibaldi a Palermo, si scatenò la rivolta della Gancia, così chiamata in onore del monastero che offrì rifugio ai ribelli. La protesta, tradita da un informatore, fu violentemente repressa dalle forze borboniche, lasciando soltanto 13 sopravvissuti che furono sommariamente giustiziati per fucilazione senza alcun processo.
Cosa accadde alle XIII vittime di Palermo
La rivolta, avvenuta nei pressi della chiesa della Gancia in via Alloro, vide scontri tra patrioti antiborbonici e soldati del re. Le voci di una nuova insurrezione spinsero le milizie a reprimere la popolazione con un’esecuzione “esemplare”; i condannati, bendati, furono condotti al patibolo da tredici passanti costretti a “impersonare” i militari.
Nel luogo dell’esecuzione, tra la chiesa di San Giorgio dei Genovesi e l’attuale piazza XIII Vittime (con la notazione romana del numero, anche se non si legge come tredicesime), furono fatti inginocchiare davanti a tre file di soldati, ciascuna composta da tredici uomini. L’ordine di fuoco passò dalla prima alla terza fila.
La folla, tra lacrime e grida, fu costretta a non avvicinarsi ai corpi, mentre alle donne venne chiesto di spegnere con acqua un principio di incendio causato dai proiettili coperti di cera.

Solo quattro bare furono predisposte per la sepoltura, mentre il resto dei corpi furono gettati in una fossa comune al cimitero dei Rotoli, sempre a Palermo.
L’obelisco di Piazza XIII Vittime
Ventitré anni dopo, nel 1883, lo scultore Salvatore Valenti progettò e realizzò l’obelisco, quello che ancor oggi sorge sul luogo, seppur sommerso dalla vegetazione, in un angolo verde e trafficato di piazza XIII Vittime, appositamente intitolata in memoria di quei martiri.
La collocazione del monumento, decentrata e circondata da un contesto inappropriato, sembra non essere la più adatta: in origine, fino agli anni ’80, il monumento occupava il centro di una rotonda, ma fu spostato per fare spazio al Monumento ai Caduti nella lotta contro la mafia. Tuttavia, anche in quella posizione precedente, considerando le ridotte dimensioni dell’obelisco rispetto alla vastità della rotonda e al traffico intenso, probabilmente non era collocato in modo ottimale.
Nel 2023 la targa commemorativa dedicata ai caduti del Risorgimento in piazza XIII Vittime, è stata restaurata grazie all’iniziativa dell’Inner Wheel Club di Palermo Centro, in collaborazione con il Comune di Palermo.
Si legge, sulla targa marmorea: «Se mai per volger dei tempi taccia nell’animo la memoria e lo sdegno dell’abbattuta signoria dei borboni, ricordi questa lapide i nomi e l’esempio de generosi che primi insorti il 4 aprile 1860, vinti e non domi dal tradimento e dal numero, qui da feroce paura moschettati cadevano il 14 aprile e martiri veri della libertà conculcata ne salutavano morendo il trionfo».

I tredici caduti furono: Coni Canceri, Gaetano Calandra, Sebastiano Camarrone, Michelangiolo Barone, Francesco Ventimiglia, Domenico Cucinotta, Nicolò di Lorenzo, Pietro Vassallo, Giuseppe Teresi, Liborio Vallone, Andrea Coffaro, Michele Fanaro, Giovanni Riso.


