Carne di cane, un’azienda americana sconvolge il web con la sua campagna
L’azienda ElWood ha scosso il web con la sua “carne di cane BIO”, suscitando rabbia e indignazione tra gli utenti e sollevando, al tempo stesso, importanti dubbi sull’etica alimentare contemporanea.
“Carne di cane di eccellenza, dal 1981” recita lo slogan dell’azienda americana Elwood, che si presenta come la più grande produttrice di carne di cane del mondo, a conduzione familiare da due intere generazioni.
Il loro è un allevamento “sostenibile”, come ci tengono a precisare, in cui cani di diverse razze vivono la loro esistenza al massimo della loro gioia, liberi e felici: «Al contrario di altre fattorie – si legge sul sito ufficiale – i nostri cuccioli non ricevono nessun tipo di antibiotici e spendono pochissimo tempo rinchiusi. Hanno accesso ai nostri pascoli verdeggianti nei mesi estivi e d’inverno mangiano solo cibo biologico e privo di soia».
La risposta dei social alla produzione di carne di cane
Le immagini disturbanti di carne cruda appena macellata, pubblicate regolarmente sui canali social dell’azienda e associate ai volti di dolci cagnolini ignari, hanno generato diverse reazioni tra sdegno e rabbia: non mancano insulti, minacce e incitamento all’odio tra i commenti e su Messenger, frasi a cui l’azienda reagisce sempre in modo educato e divertito.
A queste reazioni, sempre sul sito, l’azienda si difende con alcuni punti chiave: «tutti i cani qui a “Elwood’s organic dog meat” sono stati allevati per la consumazione. Mangiare cani è una scelta personale. Certe persone preferiscono il sapore di cane. I cani offrono tantissimi benefici nutrizionali. L’arrosto di labrador è diventato una tradizione di famiglia. I cani non provano veramente dolore. Questa è la nostra fonte di guadagno».
Se si volesse rintracciare l’indirizzo e visitare l’azienda, comunque, non sarebbe possibile: perché non esiste.
Il progetto Elwood e lo schiaffo morale alla nostra cultura alimentare
Il progetto “Elwood” altro non è che una interessante iniziativa di un collettivo di animalisti, che attraverso una campagna marketing spietata promuove una presa di coscienza sull’attuale cultura alimentare contemporanea, in particolare sul consumo spropositato di carne e l’insensatezza degli allevamenti sostenibili.
Proseguendo sul sito ufficiale, infatti, l’azienda si rivolge direttamente al lettore cambiando il proprio nome. «ELWOOD’S CARNE DI MAIALE BIO: questo ti fa sentire meglio? (…) La verità è che la maggior parte degli animali che consumi sono proprio come i cani, in tutte quelle qualità che riteniamo importanti».
L’analisi mette in luce un fatto a dir poco sconcertante: non c’è una differenza sostanziale tra il destino di una mucca, un maiale, una pecora e quello di un cane in un macello. L’unica distinzione risiede nella nostra percezione culturale che classifica alcuni animali come “da reddito” e altri come “compagni”. Questa provocazione solleva interrogativi fondamentali sul nostro rapporto con il cibo, evidenziando le strategie manipolative dell’industria della carne che si servono dell’uso di un linguaggio commerciale accattivante.

L’eterna lotta tra carnivori e vegani: chi ha ragione?
Una volta appreso che l’azienda non vende davvero carne di cane (nonostante in diverse parti del mondo sia una pratica diffusa e culturalmente accettata) si potrebbe definire l’ennesima trovata da parte di chi abbraccia il veganesimo per obbligare le persone a non mangiare carne, e lasciare che tutte le emozioni di rabbia e sdegno provate poco prima finiscano nel dimenticatoio.
L’eterna lotta tra carnivori e vegetariani (o i più recenti vegani) muove ogni giorno accese discussioni da entrambe le parti, in cui ognuno cerca di imporre il proprio pensiero sull’altro: la ragione, come spesso avviene però, potrebbe stare nel mezzo. Se da un lato i consumatori abituali di carne ne ribadiscono la necessità in termini proteici e di sostentamento fisico, i vegani pongono la questione su un piano etico e morale che affonda radici in una società capitalista e de-umanizzata.
La riflessione spinta dal progetto Elwood non chiede necessariamente al pubblico di “smettere di mangiare la carne” (nonostante sia promotore dello stile vegano), ma di riconsiderarne il consumo in termini di quantità, riflettendo sulla crescita di allevamenti intensivi e sprechi alimentari del XX secolo.
L’antispecismo, come l’ecologismo, l’ambientalismo, l’animalismo e tutti i movimenti che rientrano nell’etica ambientalista, frantuma il principio di antropocentrismo su cui è stata costruita la nostra intera società attuale. Il problema oggi non è se mangiare carne di cane, di maiale, o solo verdure, ma l’evidente disagio, fisico e morale, che si vive in una società capitalista che ci de-umanizza ad ogni generazione. In questa impotenza collettiva ognuno cerca di cambiare il mondo nel proprio piccolo attraverso piccoli gesti: la campagna provocatoria del progetto Elwood ne è certamente un ottimo esempio.


