Kidulting, la nostalgia per gli oggetti della nostra infanzia
Si parla sempre più spesso di kidulting che non è altro che la nostalgia per tutta quella sfera che ci tiene ancorati all’infanzia.
Una nuova generazione di adulti si rifugia nella nostalgia fatta dalle passioni tradizionalmente associate all’infanzia: giocattoli, videogiochi, film d’animazione. Questo fenomeno, noto come kidulting, sta emergendo come una risposta culturale e sociologica a un mondo sempre più complesso. Ma cosa significa davvero essere un “bambino adulto”?
Il contesto sociologico del kidulting
Parliamo di una vera e propria crisi dell’adultità tradizionale. L’età adulta, generalmente definita da responsabilità come carriera, matrimonio e genitorialità, è in trasformazione. Tra instabilità economica e aspettative sociali mutevoli, molti giovani adulti scelgono di abbracciare una visione più fluida della crescita.
In un mondo che chiede produttività costante, il kidulting rappresenta una valvola di sfogo. Attività come costruire con i LEGO o rigiocare a un vecchio videogame evocano un senso di controllo e semplicità.
La nostalgia non è solo un ricordo piacevole, ma una forza psicologica potente che lega il passato al presente. I media, consapevoli di questo potenziale, creano prodotti che parlano a più generazioni: per gli adulti, rappresentano un rifugio sicuro in cui rivivere emozioni semplici e familiari. Per i più giovani, diventano una porta verso un’epoca mitizzata, spesso mediata da genitori o fratelli maggiori.
Il potere della nostalgia sullo schermo
Il kidulting è profondamente alimentato dalla nostalgia, un sentimento che i media contemporanei sfruttano con grande abilità. Film e serie TV non si limitano a intrattenere, ma evocano ricordi di un passato spensierato, creando un ponte emotivo tra infanzia e vita adulta.
Marchi come LEGO e Mattel hanno intuito il potenziale commerciale del kidulting, creando prodotti pensati per adulti che celebrano l’infanzia. E il successo di film come Barbie e Super Mario Bros: Il Film ne sono una prova: vengono celebrate icone dell’infanzia con un occhio rivolto agli adulti, mescolando semplicità narrativa e tematiche più mature.

Saghe come Ghostbusters, Ritorno al Futuro, Jurassic Park e Star Wars non solo riportano sullo schermo i personaggi e i mondi amati da intere generazioni, ma lo fanno con un linguaggio accessibile ai nuovi adulti.
Altri esempi li troviamo nelle serie TV con effetto revival. Serie come Stranger Things basano gran parte del loro successo su riferimenti alla cultura pop degli anni ’80 e ’90, suscitando un senso di appartenenza per chi ha vissuto quell’epoca.
Anche i reboot, come Beverly Hills 90210 o Gossip Girl, dimostrano il desiderio di rivisitare mondi familiari, aggiornandoli per le sensibilità odierne. Film e serie che si ispirano all’infanzia non si limitano a ricreare il passato, ma lo reinterpretano con una lente più moderna: Barbie non è solo un omaggio alla bambola, ma un’analisi ironica e consapevole dei ruoli di genere, come Stranger Things con l’utilizzo che fa dell’estetica degli anni ’80 non è solo come sfondo, ma un espediente per esplorare temi universali come l’amicizia, la perdita e la resilienza.
Il successo dei revival e dei reboot inoltre, è legato al bisogno di sicurezza emotiva. In un mondo instabile, ritornare a storie familiari rappresenta una forma di controllo sul caos.
Rivedere cartoni come I Simpson o vecchie puntate di Friends aiuta molti a gestire l’ansia, creando un senso di continuità personale. Le piattaforme streaming sfruttano questa tendenza offrendo cataloghi di classici sempre disponibili.
Un fenomeno controverso, atto di ribellione o di immaturità?
Mentre per alcuni è una forma di creatività, altri vedono il kidulting come un rifiuto delle responsabilità. Critiche spesso accompagnate da accuse di egocentrismo o superficialità.
Su piattaforme come TikTok o Instagram, condividere passioni infantili è diventato normale, persino trendy. Il kidulting diventa un movimento culturale, rafforzato da una comunità globale.
Potrebbe esserci un legame con la sindrome di Peter Pan? Sotto alcuni aspetti il kidulting potrebbe essere visto come una manifestazione moderna della cosiddetta sindrome di Peter Pan, un concetto psicologico che descrive la difficoltà di alcuni adulti nell’assumersi le responsabilità della vita adulta.
Sebbene il termine sia spesso usato in senso dispregiativo, è importante distinguere tra la fuga patologica dalle responsabilità e una scelta consapevole di preservare la leggerezza dell’infanzia. Per alcuni, il kidulting può essere una strategia per evitare ansie legate a obblighi lavorativi, relazionali o sociali.
Per altri, invece, è una scelta deliberata per coltivare un equilibrio mentale e non rinunciare alla creatività e alla gioia che l’infanzia può offrire.
Nel kidulting si trova un’identità culturale che abbraccia il passato
Il kidulting, in questo senso, non è solo nostalgia, ma una scelta identitaria. Guardare Harry Potter o collezionare Funko Pop è un modo per dichiarare al mondo: “Il mio passato fa parte di chi sono oggi”.
Il mix di passato e presente si riflette anche nelle estetiche: abiti ispirati agli anni ’90, playlist sulle piattaforme di streaming musicali con hit dell’infanzia, eventi tematici.
La società moderna spesso chiede agli individui di “avere tutto sotto controllo” già in giovane età: una carriera stabile, una famiglia, un’identità definita. Per molti, il kidulting rappresenta una forma di resistenza contro queste aspettative opprimenti.
Il kidulting dunque non è solo una tendenza passeggera, ma una finestra sulla ridefinizione dell’adultità. Forse, abbracciare il bambino che è in noi è una delle risposte più autentiche a un mondo complesso e sempre più incerto.


