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La rivista “Cioè”, la confidente della generazione senza social, compie 40 anni

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Cioè, la rivista cult che ha accompagnato le generazioni degli anni Ottanta e Novanta, compie 40 anni e viene celebrata in edicola con un numero speciale proprio sui mitici anni ’80.


Cosa facevano le ragazze prima degli smartphone e, dunque, prima della veloce consultazione internet? Come si confrontavano con altre coetanee a distanza senza conoscerle personalmente e come facevamo i test sull’anima gemella? Semplice, compravano in edicola il Cioè.

Quanti poster sulle pareti delle nostre stanze, quanti sticker – quelli veri che si appiccicano, non quelli di WhatsApp – presi dal Cioè per decorare i diari scolastici, per non parlare dei gadget raccolti ogni settimana tra braccialetti, lucidalabbra e portachiavi! Era la rivista dove “la posta del cuore” era la sezione preferita perché si prendeva coscienza dell’esistenza di altre persone con gli stessi dubbi, paure. Quelle ragazze si ponevano le stesse domande: si può rimanere incinta con il petting? Cos’è il petting? Qual è il modo migliore per dire che lo ami? Come faccio a sapere se sono incinta? Ma, soprattutto, era possibile sognare con gli immancabili fotoromanzi.

Cioè è stato il mezzo che ha raccontato un’intera generazione (forse di più), spiegando argomenti delicati – alcuni anche imbarazzanti – e aiutando ad affrontarli; strumento per la massima diffusione di scoop sui nostri beniamini, di cui collezionavamo i poster o delle foto abbastanza grandi da poter ritagliare e appendere alle ante (magari quelle interne) dell’armadio.

Era un modo diverso di creare una comunità di adolescenti che seguivano le stesse informazioni. L’impatto era soft: potevi “mandare un commento” e ricevere la risposta di cui avevi bisogno, senza dover scalare il muro delle critiche e offese di altri utenti – come purtroppo accade oggi con i social – e forse, paradossalmente, c’era più libertà nell’esporre le proprie debolezze.

Un concetto delicato quello delle debolezze, che in anni di social sono state stigmatizzate, rendendo la normalità ridicola o “da perdente”. Qualcosa che sta comunque cominciando a mutare negli ultimissimi tempi con il nuovo social Tik Tok dove, anzi, sono più gradite le persone che mostrano le proprie debolezze, trasformandole in punti di forza.

Tutto questo impasto psicologico non era presente nel piccolo e confortevole mondo del Cioè, che diventava social nel momento in cui lo si portava in classe e con le compagne si interagiva tra le sue pagine, esprimendo il proprio like o dislike in modo ancora più istantaneo. Dai grandi veniva considerata una rivista frivola e che spesso trattava argomenti non adatti a bambine; invece, è stata una carezza confortante nei momenti in cui certi problemi non potevano essere affrontati con un adulto realmente.

Tutto questo mondo chiamato Cioè oggi compie la bellezza di 40 anni, che verranno celebrati con la pubblicazione di un numero speciale sugli anni ‘80. Sì, perché, in tutti questi anni, non ha mai smesso di esistere (siamo al numero 1902). La novità di questo numero è sicuramente l’allegato speciale interamente dedicato agli anni dell’esordio della rivista: una sorta di macchina del tempo resa possibile grazie all’archivio della testata. 

«Si ripercorrerà la storia del costume e del pop attraverso le rubriche e le copertine storiche di quel decennio, quelle che hanno immortalato i più grandi personaggi dello spettacolo italiano e internazionale, emergenti e affermati: da Franco Gasparri (protagonista della primissima copertina) a Miguel Bosè, dai Duran Duran a Renato Zero, passando per Spandau Ballet, Claudio Baglioni, Eros Ramazzotti e George Michael». La storia per immagini di una generazione, e di un decennio fatto di cambiamenti, rivoluzioni sociali, politiche, culturali e soprattutto tecnologiche.

Come ha spiegato il direttore di Cioè, Marco Iafrate «Per celebrare il significativo compleanno abbiamo deciso di ricordare, raccontare, far rivivere emozioni e sapori del decennio 80 dunque le atmosfere, gli ambienti, il contesto che hanno permesso a Cioè di nascere e crescere in modo esponenziale. Guardare copertine e sfogliare articoli, interviste e reportage pubblicati in quegli anni regala brividi di nostalgia ma può rispondere anche a molte domande di chi quel periodo non lo ha vissuto e ha la curiosità di toccare con mano come tanti grandi dello spettacolo sono nati e cresciuti fino a diventare… mitici».

Non solo per i nostalgici, ma soprattutto da far sfogliare alle giovani adolescenti di oggi che, ahimè, sorrideranno della nostra innocenza e non riconosceranno più della metà dei nostri beniamini. Pazienza. Auguri Cioè!


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Virginia Monteleone

Responsabile "Eco Culturale". Credo che l’arte sia una scelta di vita, e che la si sceglie in varie modi: la si fa, la si spiega, la si vende o la si compra. Io la svelo nella sua semplicità.

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