Italia, l’economia è in stallo secondo l’Istat

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Secondo l’Istat, l’economia dell’Italia si trova in una fase di stallo dovuta a differenti fattori. Analizziamo i dati forniti dall’istituto di statistica.


Secondo l’Istat non ci sono dubbi: l’economia dell’Italia soffre di uno stallo che potrebbe indicare l’inizio di un declino. Questo andamento è suffragato da diverse pubblicazioni rilasciate da parte del nostro istituto di statistica fra la fine di ottobre e l’inizio di novembre. Analizziamole con ordine.

Andamento del PIL in Italia

La prima pubblicazione che mostra le crepe dell’economia nazionale è quella legata all’andamento del prodotto interno lordo (PIL) nel trimestre estivo. In tale report, l’Istat certifica che il PIL nazionale è sostanzialmente rimasto stazionario rispetto al trimestre precedente, nonostante abbia avuto tre giornate lavorative in più. La buona notizia è che, nonostante tutto, il PIL rispetto al terzo trimestre dello scorso anno mostra una crescita dello 0,4%. 

Di grande interesse è quanto indicato andando nel dettaglio per settori: «La variazione congiunturale è la sintesi di una diminuzione del valore aggiunto sia nel comparto dell’agricoltura, silvicoltura e pesca, sia in quello dell’industria e di un aumento in quello dei servizi». In altri termini, tutti i settori mostrano una decrescita compensata dalla crescita del terziario. Questa crescita nulla nel terzo trimestre ha un effetto notevole sulla crescita annuale acquisita, che rimane ferma allo 0,4% del secondo trimestre.

Il mercato del lavoro

La seconda pubblicazione, che indica una notevole variazione di tendenza rispetto ai dati fin qui pubblicati, è quella mensile sull’andamento del mercato del lavoro. Nel mese di settembre, infatti, per la prima volta in tre mesi si assiste a una diminuzione del numero degli occupati (-0,3%) e alla crescita del numero degli inattivi (+0,4%).

Il tasso di occupazione su base mensile segna un calo dello 0,1%, portandosi al 62,1%, mentre il tasso di inattività cresce dello 0,2%, raggiungendo il 33,7%. L’unica buona notizia è data dalla stabilità del tasso di disoccupazione fermo al 6,1%, anche se la disoccupazione giovanile cresce di uno 0,3%, raggiungendo il 18,3%.

La fiducia di imprese e consumatori

A peggiorare il quadro dell’Italia è la terza pubblicazione riguardante l’indice del clima di fiducia di imprese e consumatori. Sia la fiducia delle imprese che quella dei consumatori si mostra in calo, con dati in alcuni casi preoccupanti soprattutto per quel che concerne le imprese: «Il clima di fiducia delle imprese scende portandosi su un livello minimo da aprile 2021.

Il calo è dovuto al peggioramento nel comparto manifatturiero e in quello dei servizi di mercato. In particolare, nella manifattura emerge una diminuzione della fiducia tra le imprese che producono beni intermedi e beni strumentali mentre nei servizi di mercato è il comparto del trasporto e magazzinaggio ad evidenziare un calo massiccio del clima di opinione». 

Gli imprenditori del comparto manifatturiero stimano addirittura per il mese di ottobre un grado di utilizzo degli impianti che toccherebbe il livello più basso dal 2014, al netto del periodo della pandemia. Anche l’andamento della fiducia fra i consumatori è in calo, in quanto questi ultimi valutano in modo negativo il clima economico generale con un peggioramento delle aspettative. 

Le condizioni dell’industria in Italia

A chiudere il quadro negativo sulla salute economica dell’Italia è la pubblicazione sull’andamento del fatturato nell’industria e nei servizi nel mese di agosto 2024. La riduzione del fatturato dell’industria non è una novità; purtroppo il mese di agosto segna il quarto calo mensile consecutivo sia nel valore (-0,1%) che nel volume (-0,7%): «L’indice in valore, al netto dei fattori stagionali, si attesta sul livello più basso da gennaio 2022, mentre per i volumi si colloca sul livello minimo da gennaio 2021».

Anche il settore dei servizi segna una flessione su base mensile sia nel valore che nei volumi del 2%. Diversamente da quello industriale, però, il dato di agosto rappresenta la prima battuta di arresto del settore, trascinato al ribasso, in particolare, dal comparto del commercio all’ingrosso.

Nettamente peggiore è il quadro tendenziale su agosto 2024 della filiera industriale: «Su base tendenziale, ad agosto 2024, il fatturato dell’industria, corretto per gli effetti di calendario, registra una flessione sia in valore (-4,6%) sia in volume (-3,6%)»; leggermente meno negativo è il dato tendenziale del settore dei servizi: «Nei servizi si registrano diminuzioni tendenziali del 2,0% in valore e del 4,0% in volume».

bandiera italia

Le prospettive future

La fotografia che è possibile scattare dell’economia nazionale è quella di un Paese che dopo una crescita, anche a un buon ritmo, sta rallentando fin quasi a fermarsi. Il timore di chi scrive è il non vedere all’orizzonte alcun tipo di misura di natura fiscale di stimolo che possa essere anticiclica. 

Da una parte, infatti, il Governo nazionale, vincolato dal risorgere delle restrittive regole europee, si appresta ad approntare e approvare una manovra che confermerà le misure di politica fiscale esistenti, cercando di rosicchiare della spesa pubblica per diminuire il deficit pubblico: il risultato, alla fine, comporterà una diminuzione di iniezione di risorse nell’economia.

Dall’altra parte, le Istituzioni europee non sono in grado, al momento, di dispiegare una misura anticiclica simile a quella del Next Generation EU (NGEU), imbrigliate, come sono, nei veti contrapposti e da una contrapposizione tra Paesi “frugali” e Paesi “spendaccioni”.

Il potenziale ruolo della BCE

L’unica Istituzione europea in grado di potere dare una sorta di sollievo all’economia è la Banca Centrale Europea (BCE) che potrebbe, allentando la propria politica monetaria restrittiva, permettere una ripresa degli investimenti e dei consumi privati. Anche la BCE, però, vede uno scontro fra visioni contrapposte da parte dei banchieri centrali, una parte dei quali appaiono timorosi che un allentamento della politica monetaria possa fare riesplodere l’inflazione.

Il problema è che il tergiversare della BCE nelle condizioni economiche attuali potrebbe aggravare la crisi europea: la recessione tedesca è abbastanza grave e sta già diffondendosi fra i partner commerciali europei, in particolare nel settore della componentistica delle automobili, Italia compresa. Le difficoltà economiche, per altro, stanno mettendo in crisi anche le Istituzioni politiche come è bene evidente dall’esplosione della crisi del Governo tedesco dilaniato dal contrapporsi di due linee di politica economica diversa, se non diametralmente opposta. 

Il trasformarsi della crisi economica in crisi sociale potrebbe porre in seria difficoltà diversi Paesi, Italia compresa. Per non aggravare il quadro, è necessario agire il più in fretta possibile.

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