Palermo, la ferita ancora aperta di Biagio e Maria Giuditta
Quaranta lunghi anni dalla morte a Palermo di Maria Giuditta Milella e Biagio Siciliano, due ragazzi vittime della guerra contro la mafia.
25 Novembre 1985. Un giorno così lontano, ben quarant’anni di distanza, ma il segno che ha lasciato in alcuni è decisamente ancora evidente. In quel giorno, le vite di due famiglie palermitane sono state sconvolte per sempre, per un episodio che ancora oggi consideriamo come uno dei tanti avvenimenti terribili, che ha tenuto sotto scacco la Palermo di allora.
Palermo, 25 Novembre del 1985
Durante quello che sembrava un normalissimo giorno di scuola per gli studenti del Liceo Classico Meli, all’epoca alloggiato in Via Libertà a Palermo, all’incrocio con Piazza Croci, si trovava a passare la scorta del giudice Leonardo Guarnotta, che nell’occasione specifica aveva anche a bordo il giudice Paolo Borsellino. All’orario di uscita della scuola, l’Alfetta della scorta si trova a dover evitare la collisione con un’altra autovettura e finisce col caricare la pensilina dell’autobus, che in quel momento era piena di ragazzi che attendevano il bus per rientrare alle rispettive abitazioni.
Numerosi i feriti dovuti all’incidente, ma due sono i nomi che resteranno poi impressi nella memoria: Biagio Siciliano, morto sul colpo, e Maria Giuditta Milella, che troverà la morte una settimana dopo, tra l’1 e il 2 Dicembre del 1985. Due vite spezzate, due vuoti incolmabili che resteranno poi con le rispettive famiglie, e che ancora oggi ricordiamo come vittime della guerra di mafia, di una situazione che Palermo viveva ma che nessuno aveva mai, fino a quel momento, dichiarato apertamente: i giornali del tempo, infatti, titoleranno questo avvenimento come il giorno in cui “Palermo scoprì di essere in guerra”.
Cosa è successo dopo la tragedia
Dopo quel tragico momento, le vite delle due famiglie non sono mai più state le stesse: la madre e il fratello di Biagio hanno più volte portato avanti la memoria del ragazzo. Nel mentre, la madre di Maria Giuditta, Francesca Cusumano, racconta a più riprese la storia della figlia, in tutte le svariate occasioni che l’allora sindaco Leoluca Orlando aveva dato alla famiglia, durante il momento critico e negli anni a seguire. Francesca riuscirà anche a riprendere un diario di Maria Giuditta, che adorava scrivere le sue memorie, in mano e a leggerlo, per poi pubblicarlo in un libro assieme agli altri appunti portati dagli amici della classe e dalla famiglia.
Nasce così, due anni dopo, “Voglia di risposte“, un testo che vuole essere memoria di una morte assurda, il ricordo di una vita spenta in gioventù, per una situazione che gli adulti non riuscivano effettivamente a gestire. Una vera e propria guerra non dichiarata, che ha portato anche a episodi paradossali, come la morte di due giovani vite per un clima di tensione, figlio di una situazione della quale per anni non si vedrà la fine.
Vediamo quindi, in una Palermo in guerra che vedeva anche vittime innocenti, funerali di stato con tante personalità dell’antimafia, alcune delle quali divorate anche dai sensi di colpa per quanto avvenuto. E oggi, Palermo continua a ricordare la storia di questi due ragazzi, in una situazione che, seppur differente, non è certo di pace assoluta. Ma dobbiamo a Biagio, e a Maria Giuditta, un impegno per una città migliore nella quale non si debba mai più verificare una simile tragedia: bisogna far sì che il loro ricordo sia ispirazione per tutti noi, perché questa città possa vedere un futuro più luminoso.



Il ricordo di questa tragedia è ancora vivo fra di noi. Complimenti per l’articolo. Volevo solo segnalarvi che l’auto non era un Alfetta ma un Alfa 90.
Melo