La Cina, le relazioni con la Russia e la mediazione in Ucraina

L’intervento cinese sembra indispensabile per trovare una mediazione in Ucraina. Quali sono oggi i rapporti tra Russia e Cina? E quali sono gli obiettivi del governo cinese?


Come dimostrano i fatti recenti, la Cina sta cercando di mantenere una posizione “neutrale” nei confronti dell’invasione dell’Ucraina da parte della Russia. L’obiettivo sembra quello di non alienare nessuno dei principali rivali sulla scena globale.

Da un lato, sebbene i legami tra Putin e il presidente cinese siano assai forti, Mosca ha scartato una risoluzione che chiedeva “aiuto e protezione dei civili”, dal momento che i suoi principali alleati – Cina e India per l’appunto – si sono rifiutati di votarla. Una mossa che Barbara Woodward, ambasciatrice britannica alle Nazione Unite, ha definito “un gioco cinico di fronte alla sofferenza umana”, alla luce del  bombardamento indiscriminato di civili e operatori sanitari in Ucraina.

Dall’altro lato, Il presidente americano Joe Biden ha parlato con l’omologo cinese Xi Jinping e lo ha messo in guardia dal sostenere l’invasione della Russia. «Il presidente Biden – aveva detto Antony Blinken, segretario di Stato USA – parlerà con Xi Jinping e chiarirà che la Cina si assumerà la responsabilità di qualsiasi azione intrapresa per sostenere l’aggressione della Russia, non esiteremo ad imporre sanzioni».

Gli interessi della Cina

Formalmente la Cina si sta astenendo dal prendere parti, per non tradire un Paese da tempo amico: ne è prova l’astensione della Cina sulla risoluzione contro l’invasione russa dell’Ucraina al Consiglio di Sicurezza dell’ONU. Pechino si è limitata a ribadire la tradizionale contrarietà alle violazioni di sovranità e a chiedere una soluzione diplomatica alla guerra. Guerra che però continua a chiamare, con il lessico di Putin, “operazione militare speciale”.

Secondo l’ambasciatore Giampiero Massolo, presidente dell’Ispi (Istituto per gli Studi di Politica Internazionale), da un lato, la Cina ha la forte tentazione di fare la lega degli autocrati e soprattutto di portare a un basso prezzo la Russia nel campo cinese, tenendola come alleata e giocando sulle debolezze di Putin in questo momento. 

Dall’altro, la Cina vuole perseguire l’egemonia mondiale e rivaleggiare con gli Usa per il primato, non certo con le armi, ma con l’economia, la tecnologia, le infrastrutture. Quindi, l’idea che si crei una instabilità che porti a un aumento del prezzo delle materie prime e a una fase di contrazione dei flussi commerciali mondiali non può certamente far piacere alla Cina.


Le relazioni tra Cina e Russia

Nonostante la sua astensione all’Onu, la Cina si è però lamentata delle sanzioni internazionali contro la Russia, dicendo che potrebbero danneggiare l’economia mondiale. La Cina con la Russia ha relazioni molto solide: per esempio, si può citare l’approvazione da parte di Pechino delle importazioni di grano dalla Russia – allentando anche le restrizioni doganali sulle importazioni di grano russo – di cui è il primo produttore mondiale e insieme all’Ucraina conta per circa un terzo della fornitura mondiale. 

Inoltre, il mese scorso Cina e Russia hanno firmato un contratto trentennale per la fornitura di gas naturale dall’Estremo Oriente russo al Nord-Est della Cina. Questa collaborazione rientra nell’ambito di una “cooperazione strategica“, con una dichiarazione in cui non solo si è parlato di “amicizia senza limiti” da parte dei due Paesi, ma in cui la Cina ha anche sostenuto le richieste russe di non ammettere l’Ucraina nell’alleanza militare della NATO. I due Paesi hanno anche criticato l’alleanza AUKUS – tra Australia, Regno Unito e Stati Uniti – definendola “controproducente” per la politica di sicurezza.

Le relazioni sino-russe sono molto strette sia per motivi economici – poiché le loro economie si completano a vicenda, soprattutto adesso la Russia entrerà sempre di più in orbita cinese in ambito finanziario e commerciale – sia per motivi politici, dato che i Paesi condividono il desiderio di un ordine mondiale diverso e sono, di fatto, due autocrazie contrapposte ai governi liberali occidentali.

Tuttavia tali relazioni sono sempre state molto delicate sin dai tempi dell’Unione Sovietica, e successivamente nel post 1989, quando c’era da definire l’assetto interno dei Paesi dell’ex area comunista in formule diverse di capitalismo di stato.

Inoltre, anche oggi Cina e Russia condividono due politiche strategiche che stanno agli antipodi: da una parte, quella cinese del soft power, con un massiccio intervento e presenza in ambito economico nell’area occidentale, ma militarmente neutrale; dall’altra, quella russa fondata sull’hard power, come testimonia l’invasione stessa dell’Ucraina.

La mediazione cinese

La Cina non vuole farsi trascinare dalla Russia in una guerra contro la NATO, per paura di essere travolta dalle sanzioni secondarie da parte di Stati Uniti e Unione Europea. In questa chiave vanno visti i dialoghi delle ultime settimane tra Usa e Cina: la Cina sarebbe colpita da sanzioni severe se appoggiasse apertamente la Russia. Questo è un messaggio che Pechino vuole mandare chiaramente a Mosca, perché in questo modo non solo la Russia ma anche la Cina rischierebbe l’isolamento internazionale. 

Dunque, da un lato, la Cina non può permettersi uno scenario del genere: la guerra tra Russia e Ucraina non può che starle scomoda date le “buone” relazioni che la potenza cinese ha avuto con entrambi i Paesi.

Dall’altro lato, però, c’è sempre la tensione tra Stati Uniti e Cina per il controllo economico globale, rispetto al quale l’interventismo russo contrapposto all’avanzamento NATO a partire dall’Ucraina fa comodo a Pechino, dato anche che l’Ucraina ha un’importante produzione di energia elettrica dal nucleare, settore destinato a diventare il principale nella produzione energetica nel futuro. Mentre il gas russo potrebbe finire sempre di più a Oriente se le sanzioni dovessero coinvolgere l’export di gas verso l’Europa, l’energia nucleare è il vero obiettivo.

La telefonata tra Xi e Biden può rappresentare una nuova stagione di dialogo: pur non chiarendo il nodo di Taiwan, il dialogo conferma che da questa guerra nasce un mondo completamente ridisegnato. Ci vorrà del tempo per capire che direzione prenderà la Cina.


Antonio Di Dio

Responsabile "Esteri". Laureato in Studi Filosofici e Storici, scrivo di cultura, politica e geopolitica. Amo l’arte, la poesia, la musica e il cinema. Vedo il giornalismo come una forma di attivismo, un servizio per la comunità.