WELT 2022, chi sarà la più grande potenza economica nel 2030?

Il World Economic League Table (WELT) ha lo scopo di misurare e comparare il successo economico di ciascun Paese. Analizziamo insieme i dati per il 2022.


Lo scorso dicembre il Centre for Economics and Business Research (CEBR) – una delle principali economics consultancy del Regno Unito – ha pubblicato il World Economic League Table 2022 (conosciuto anche come “WELT 2022”), ormai giunto alla sua 13esima edizione. 

Dal 2009, anno della sua prima pubblicazione, il CEBR, elaborando una serie di key performance indicator, fornisce una classifica anno per anno, su un orizzonte temporale di 15 anni, che ordina i Paesi oggetto del campione in funzione del loro successo economico. 

Nello specifico, il WELT è calcolato stimando il PIL dell’anno corrente in dollari a prezzi correnti per ciascuna delle economie mondiali presenti nel campione, e poi prevedendo il PIL reale, l’inflazione e i tassi di cambio per ogni Paese nel periodo di proiezione. Questi dati, nelle ultime edizioni, sono stati ovviamente influenzati a vario titolo dalle conseguenze dirette e indirette dall’annus horribilis 2020. 

Al pari di altre analisi di respiro internazionale, anche il CEBR conferma che a distanza di due anni dallo scoppio della pandemia la ripresa economica in numerosi Paesi, seppur a velocità diverse, procede a un ritmo molto sostenuto. Molte realtà, si pensi all’economia europea, stanno passando dalla fase di ripresa a quella di espansione ancor prima di quanto previsto. 

Infatti, alla luce proprio dei risultati ottenuti negli ultimi 12 mesi, il WELT 2022 ipotizza che il PIL mondiale raggiungerà i 100 mila miliardi di dollari nel corso del 2022, diversamente da quanto previsto nella passata edizione in cui il raggiungimento di tale soglia era ipotizzato a partire dal 2024, stante i fattori di contesto.

Il volano della ripresa economica è stata senz’altro la campagna vaccinale. Poco più di 12 mesi dopo la somministrazione del primo vaccino (dicembre 2020), secondo la rilevazione del Our World in Data, alla data del 23 gennaio 2022, il 60,5 per cento della popolazione mondiale ha ricevuto almeno una dose di vaccino anti Covid-19.

È innegabile che lo sviluppo significativo della campagna vaccinale ha permesso alla maggior parte dell’economia mondiale di entrare ora nella sua fase di recupero post-pandemia nonostante una serie di fattori di rischio. Basti pensare alla distribuzione ineguale del vaccino – come nei Paesi a basso reddito (low income countries) in cui solo il 9,5 per cento della popolazione ha ricevuto almeno una dose di vaccino – e alla minaccia di nuove varianti resistenti a esso, come quella più recente emersa sul finire del 2021 (Omicron).

L’inflazione e le sfide del futuro

Il secondo semestre del 2021 si è contraddistinto per una significativa carenza di materie prime, di prodotti finiti e combustibili fossili che hanno alimentato l’inflazione. Tale andamento si ripercuote anche nelle previsioni 2022. Infatti, sempre secondo le stime del CEBR, l’aumento del PIL nominale mondiale di 7,1 punti percentuali previsto per l’anno in corso sarebbe principalmente composto da un aumento dell’inflazione (+4,9 per cento) e solo in minima parte da un aumento del PIL in termini reali (+2,2 punti percentuali).

Seppur alcune delle fonti di inflazione indicate si siano raffreddate nelle ultime settimane dello scorso anno, si sta assistendo a una accelerazione a livello globale dell’inflazione salariale. Un fattore che sembra stimolarla è la contrazione dell’offerta di lavoro durante la pandemia, poiché molti lavoratori anziani hanno deciso di andare in pensione. Questo potrebbe rendere necessario intervenire con azioni monetarie ad hoc contro l’inflazione, come già ampiamente ipotizzato dal presidente della Federal Reserve, Jerome Powell.

Jerome Powell

Se da un lato l’economia mondiale è segnata da una significativa carenza degli approvvigionamenti e da importanti fenomeni inflazionistici, dall’altro i piani di decarbonizzazione e le restrizioni che si sono rese necessarie a causa della pandemia hanno determinato una forte accelerazione dello sviluppo tecnologico. In tal senso, ci si attende che nei prossimi anni soprattutto aree quali l’intelligenza artificiale, la robotica, la realtà virtuale e aumentata e la medicina crescano notevolmente. 

Un’altra importante sfida da vincere sarà senz’altro quella legata al climate change. In questi anni al riguardo sono stati fatti importanti passi avanti. Si pensi ad esempio agli Accordi di Parigi sul clima del 2015, in cui per la prima volta si è deciso in modo coeso di avviare un percorso che porti a mantenere il riscaldamento globale al di sotto dei 2°C e a contrastare gli effetti del cambiamento climatico; all’obiettivo della neutralità carbonica europea entro il 2050, imposto dal Green Deal dell’UE; e, da ultimo, alla definizione giuridica finalmente attribuita all’ecocidio, al fine di riconoscerlo quanto prima crimine internazionale. 

Tuttavia, la strada è ancora lunga ed è ancora molto complesso definire l’impatto in termini economici sia del cambiamento ambientale che delle misure per contrastarlo. Il CEBR al riguardo ha elaborato alcune ipotesi di base utili anche a tener conto di questi fattori nello sviluppo delle sue proiezioni.

Quale sarà la prima economia mondiale nel prossimo futuro?

Il Paese che ricopre attualmente il primo posto della classifica stilata all’interno del WELT 2022, come ci si può facilmente attendere, sono gli Stati Uniti. Tuttavia, tenuto conto di tutti i fattori fin qui esposti, è interessante notare che tale primato, sempre secondo lo studio britannico, potrebbe cambiare assegnatario a partire dal 2030.

La Cina è il Paese più popoloso del mondo: si pensi che nel 2021 rappresentava il 18,5 per cento della popolazione mondiale. Dal 2011 a oggi ricopre il ruolo di seconda economia più grande al mondo. In pochissimi anni è passata dall’essere un Paese povero a essere definito un Paese emergente fino ad affermarsi come una delle principali economie mondiali. Solo nel 2000 rappresentava il 3,6 per cento dell’economia mondiale mentre nel 2021 lo stesso dato si attestava al 17,8 per cento, con un incremento in termini assoluti pari a +14,2 punti percentuali. 

La forza e la resilienza dell’economia cinese va ricercata anche nella sua tenuta in pieno contesto pandemico. Si osservi che, nel 2020, quest’ultima si è espansa del +2,3 per cento, contro un calo del PIL mondiale del -3,2 per cento. 

Nell’ambito della ripresa post pandemica è molto interessante analizzare la cosiddetta Dual Circulation Strategy (DCS), l’architrave del XIV Piano quinquennale approvato nel marzo del 2021.  In estrema sintesi la DCS si pone l’obiettivo generale di consentire ai mercati interni ed esterni di rafforzarsi sostenendosi reciprocamente, accrescendo in primo luogo il mercato interno quale motore primario dello sviluppo economico.

Gli elementi chiave per perseguire un obiettivo tanto ambizioso sono i seguenti: 

– ridurre la domanda esterna come motore della crescita economica stimolando i consumi interni;
– posizionare la Cina come potenza manifatturiera globale in prodotti ad alto valore aggiunto;
– raggiungere livelli più elevati di autosufficienza in settori chiave migliorando l’innovazione;
– garantire l’accesso agli input critici diversificando le catene di approvvigionamento e incanalando gli investimenti in settori specifici.

Date le attuali dimensioni dell’economia cinese, appare chiaro come la domanda interna, nell’ottica della DCS, è ora un fattore economico molto più importante, capace senz’altro di fornire uno stimolo sufficientemente utile a mantenere l’economia in continuo movimento. 

La Cina mira a diventare un’economia ad alto reddito entro la fine del XIV Piano quinquennale (2025). Secondo le previsioni del CEBR tale obiettivo dovrebbe essere raggiunto nel 2024. 

Tutti questi fattori hanno portato a stimare un tasso di crescita annuo del Paese pari a 5,7 punti percentuali nell’arco piano 2020-2025, a 4,7 punti percentuali nell’arco piano 2025-2030 e a 3,8 punti percentuali nell’arco piano 2030-35. Stanti queste stime, la Cina è destinata a diventare la più grande economia del mondo nel 2030.


Rosario Bordino

Classe 1986, mi interesso di politica economia e diritto dell'economia. “il successo non è mai definitivo, il fallimento non è mai fatale; è il coraggio di continuare che conta.