Lo SWIFT e la Russia, gli effetti delle sanzioni

La disconnessione dallo SWIFT delle istituzioni finanziarie russe è considerata la sanzione più forte contro la Russia nel conflitto attuale. Quali sono i suoi effetti?


SWIFT è l’acronimo per Society Worldwide Interbank Financial Communication e, come indica lo stesso nome, è un provider mondiale per servizi di messaggistica finanziaria sicura. In termini di struttura, essa è una società cooperativa costituita sotto le regole del diritto societario belga, ove la stessa ha sede, e si compone di oltre undicimila intermediari finanziari a livello globale. 

Bisogna chiarire fin dall’inizio che essa svolge la funzione di servizio di messaggistica in sicurezza tra gli intermediari finanziari, permettendo lo scambio di denaro tra chi è parte del sistema. Non è né una banca, né una camera di compensazione per gli scambi.

Ovviamente il sistema ha come utilizzo principale gli scambi a livello internazionale tra istituti finanziari diversi. Il Board Esecutivo, che materialmente guida la società, è composto da venticinque membri scelti in base all’apporto di capitale e dal peso delle nazioni in seno all’Organizzazione. Valutando la composizione di quest’organo, è evidente come il peso del “blocco occidentale” risulti preponderante e come, fra i venticinque, soltanto un membro sia di origine russa.

La minacciata, e in parte già applicata, disconnessione russa dallo SWIFT potrebbe rappresentare una sanzione molto pesante per l’economia locale e per i suoi partner commerciali. Allo stato attuale, sono stati disconnessi dal circuito SWIFT sette principali istituti di credito russi: VTB Bank, Bank Rossiya, Bank Oktritie, Novikombank, Promsvyazbank, Sovcombank e Veb.rf.

Analizzando il gruppo degli istituti sanzionati è possibile fare alcune osservazioni ulteriori: la lista è composta da banche di prim’ordine come VTB Bank (il secondo istituto di credito russo per dimensione), Sovcombank (il nono) e Promsvyazbank (il decimo per dimensione con la particolarità che esso è a totale controllo pubblico); interessante è l’inserimento di Novikombank, banca legata all’industria pesante (in particolare al settore automobilistico) e fra le maggiori quaranta banche del Paese.

Nella lista è presente anche Bank Rossiya, nota per i suoi forti collegamenti con l’oligarchia legata a Vladimir Putin; Bank Oktritie potrebbe essere considerato un istituto di secondo piano rispetto a quelli citati, ma in realtà esso è centrale per la trasmissione della politica monetaria, essendo controllato quasi per la totalità dalla Banca Centrale Russa; infine, Veb.rf che rappresenta il principale istituto di sviluppo russo. 

Come è possibile intuire dai numeri esigui, siamo ben lontani dalla totale disconnessione della Russia, nel suo complesso, dal Sistema, essendo stati salvati, al momento, sia il primo gruppo bancario del Paese, Sberbank, sia Gazprombank, banca attraverso la quale vengono effettuati i pagamenti del gas da parte degli importatori europei alla società omonima. Si è inoltre ben lontani dalla totale disconnessione, perché sono presenti nello SWIFT circa trecento istituti di credito russi, rispetto ai quali i sette che sono stati colpiti da questa disconnessione possono essere considerati, al più, un buon inizio.

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Oltre alle sette russe, sono state disconnesse tre banche bielorusse e le rispettive controllate: si tratta di Belagroprombank, Bank Dabrabyt e la Banca per lo Sviluppo della Repubblica di Bielorussia. In questo caso, gli effetti per l’economia bielorussa potrebbero essere ben più incisivi dato l’esiguo numero di istituti di credito esistenti.

Nonostante il numero esiguo di banche sanzionate, gli effetti sono amplificati dal contemporaneo switch off di tutto il settore del pagamento virtuale: in contemporanea alla disconnessione dallo SWIFT, è avvenuta la decisione da parte di Visa, Mastercard e American Express di rendere inutilizzabili le proprie carte; una decisione identica è stata presa da Apple pay, Google pay e PayPal, azzerando di fatto del tutto il settore. Come si può facilmente intuire, l’e-commerce russo ne risulta particolarmente compromesso e questo spiega in parte la corsa al contante, con lunghe code agli ATM, da parte dei cittadini russi, in questi giorni.

Cosa accadrebbe, quindi, se venissero disconnessi tutti gli intermediari finanziari russi? Gli effetti sull’economia russa e su quella mondiale sarebbero non irrilevanti. Diventerebbe quasi impossibile commerciare con le imprese russe, perché non vi sarebbe possibilità di pagamento: né si potrebbe inviare denaro verso la Russia, né i detentori di conti russi potrebbero inviare denaro verso l’estero. Sarebbe un embargo commerciale-finanziario sotto forma diversa.

Per capire di cosa stiamo parlando, basta visionare questa tabella della Banca dei Regolamenti Internazionali (B.R.I.) che evidenzia l’enorme massa di transazioni finanziarie da e per la Russia. Una manovra di questo tipo potrebbe rapidamente porre in difficoltà l’economia russa, già fortemente fiaccata dalle altre sanzioni applicate, in particolare quelle nei confronti delle riserve della Banca Centrale, riportando a più miti consigli la leadership russa. 

Se l’attuale esclusione delle sole sette banche pone effetti limitati sia sull’economia russa che su quelle a essa collegate, ben diversi sarebbero gli effetti se le trecento banche russe venissero tutte disconnesse. Per le controparti occidentali – e, in particolare, quelle europee – gli effetti potrebbero essere sostanziosi, essendo l’Europa in larga parte dipendente dalle materie prime russe nel settore energetico, in quello dei cereali e di alcune materie prime rare.

Nel breve periodo si assisterebbe a un corposo aumento dei prezzi, in particolare del gas, con effetti a cascata sul livello dei prezzi: probabilmente si acuirebbe la spirale inflattiva cui già si assiste a livello europeo. Inoltre, potrebbe addirittura essere necessario ridurre il consumo dell’energia e delle materie prime attraverso provvedimenti simili a quelli attuati durante il periodo del cosiddetto “shock petrolifero” (si pensi al riguardo alle domeniche a piedi, al coprifuoco, e a tutti quei provvedimenti emanati dal Governo Rumor a partire dal novembre del 1973). 

Nel medio-lungo periodo l’Unione Europea dovrebbe rideterminare le proprie fonti di approvvigionamento, sostituendo le importazioni russe attraverso altri fornitori, almeno per quel che concerne il settore energetico. Al momento attuale, si vocifera di un forte interessamento del Qatar (anche con la costruzione di un gasdotto), di un aumento del flusso del gasdotto algerino e kazako e, infine, della creazione di una rete di rigassificatori sulle coste che possano permettere un approvvigionamento attraverso navi cisterna.

La disconnessione delle banche russe potrebbe anche non permettere di raggiungere tutti gli effetti sperati a causa di alcune variabili non indifferenti. Innanzitutto, il Sistema SWIFT, benché rimanga il più utilizzato al mondo, non è l’unico sistema di messaggistica presente: esiste uno SWIFT russo, sviluppato durante il primo conflitto con l’Ucraina nel 2014, che si chiama SPFS, sebbene sia in stato embrionale per il numero di partecipanti e di operazioni; molto più radicato e diffuso è l’equivalente sistema cinese, il Cross-Border Interbank Payment System (CIPS), che potrebbe aprire le proprie porte al sistema finanziario russo, sostenendolo. Ovviamente in questo sistema gli scambi vengono regolati in renminbi.

Un altro sistema per aggirare il blocco delle operazioni potrebbe provenire dall’utilizzo delle criptovalute come canale intermedio, ma una scelta siffatta potrebbe essere molto rischiosa e rivelarsi controproducente a causa della volatilità di questi strumenti. 

Infine, la disconnessione potrebbe essere aggirata con complessi sistemi di triangolazione attraverso istituti di credito non colpiti, in particolare cinesi. Al riguardo gli Stati Uniti hanno minacciato una dura reazione per bocca del Segretario al Commercio Gina Raimondo: «se la Cina, come ogni altro Paese, non rispetterà le sanzioni imposte dagli Stati Uniti sulle esportazioni verso la Russia, pagherà un prezzo alto».

Un ultimo effetto, che potrebbe essere non trascurabile, riguarda l’egemonia valutaria mondiale del dollaro. Bisogna tenere presente, infatti, come le transazioni nel sistema SWIFT avvengano attraverso la divisa americana: la fuoriuscita delle banche russe potrebbe, quindi, portare queste ultime, entrando proprio nel sistema di messaggistica cinese CIPS, a utilizzare per gli scambi internazionali la valuta cinese, erodendo parte dell’egemonia valutaria di Washington.

In conclusione, quella dell’espulsione del sistema finanziario russo dal sistema SWIFT potrebbe essere un’arma a doppio taglio: i danni all’economia russa, se applicata integralmente, potrebbero essere devastanti (ben peggiori di quelli già gravi cui stiamo assistendo attualmente), ma non indifferenti potrebbero essere gli effetti negativi nei confronti delle economie occidentali.

Ad ogni modo, è fortemente probabile che la dipendenza energetica europea nei confronti delle materie prime venga ridotta in ogni caso: i rapporti internazionali con la Russia saranno per lungo tempo deteriorati e con buona probabilità le sanzioni permarranno anche a conflitto terminato. Decidere di espellere le istituzioni finanziarie e abbandonare le fonti di approvvigionamento russe potrebbe, in fin dei conti, accelerare la traiettoria verso l’indipendenza e l’autonomia energetica da parte dei Paesi europei, che sarà in ogni caso necessario raggiungere nei prossimi mesi. 


Francesco Paolo Marco Leti

Tesoriere di Eco Internazionale. Classe 1984, manager culturale, esperto in economia internazionale, storia dell’economia e storia del pensiero economico.