Lo stato di salute dell’economia statunitense
Il recente rilascio del “Beige Book” della Federal Reserve permette di valutare lo stato di salute reale dell’economia statunitense.
Lo scorso 26 novembre, la Federal Reserve (Fed), la Banca centrale degli Stati Uniti, ha rilasciato il suo “Beige Book“, una pubblicazione che analizza lo stato di salute dell’economia statunitense alla luce dell’andamento dei dodici distretti che compongono la struttura della Fed stessa.
Il “Beige Book” è un documento molto atteso da parte degli analisti, perché esamina i principali indicatori macroeconomici dell’economia interna e scatta una fotografia delle condizioni del Paese dal punto di vista economico e di quali siano le aspettative future, confrontandole con la pubblicazione precedente.
Diversamente dalle classiche pubblicazioni delle Istituzioni economiche, essa non snocciola semplicemente dati quantitativi, ma si fonda su un’analisi più qualitativa dell’economia fatta anche di contatti e interviste condotte nei settori di interesse.
L’economia statunitense alla luce dei consumi
Nel complesso, l’economia statunitense si è modificata in modo limitato rispetto alla pubblicazione precedente, anche se alcune linee di frattura appena abbozzate nel precedente “Beige Book” hanno mostrato una discreta evoluzione. Quello che si evince dal quadro economico degli USA è una forte biforcazione fra le classi sociali del Paese, con una difficoltà sempre maggiore per le classi medio-basse e una sostanziale resilienza per il 10 percento più agiato.

Questi dati emergono dall’andamento dei consumi del mercato, dove si è assistito a un sostanziale declino dei consumi complessivi dovuto a una forte riduzione di spesa delle classi sociali meno abbienti. La causa più probabile di questa marcata diminuzione dei consumi può essere ricondotta al recente e prolungato “shutdown” che ha fermato l’erogazione dei salari per una larga parte dei dipendenti pubblici e che, solo di recente, ha visto una positiva soluzione e un superamento del problema con la legge di rifinanziamento del debito.
Il mercato del lavoro
Al netto dello “shutdown”, alcuni problemi però iniziano a essere visibili. Il mercato del lavoro sta iniziando a rallentare. Secondo alcuni dirigenti d’azienda, questa dinamica è dovuta a due fenomeni. Il primo è la forte incertezza che permea l’andamento, come abbiamo visto, dei consumi.
Oltre ai consumi in calo, tale tendenza è il prodotto della costante insicurezza dovuta alla politica tariffaria dell’Amministrazione Trump che ha applicato dazi a singhiozzo verso diversi Paesi o settori economici, tornando talvolta sui propri passi, riducendoli o aumentandoli repentinamente.
Il secondo fenomeno che rallenta la crescita dell’occupazione è legato alla sempre maggiore diffusione dell’Intelligenza Artificiale (IA) nella produzione. Questa ha reso sostituibili alcuni degli impiegati nei settori che necessitano scarsa formazione e ha reso più produttivi i lavoratori già presenti nelle piante organiche aziendali, rendendo superflua l’assunzione di nuova manodopera.
La situazione dei prezzi nell’economia statunitense
L’andamento dei prezzi, l’inflazione, ha mostrato un incedere piuttosto variegato. I prezzi nel complesso hanno sofferto l’introduzione dei dazi che ha spinto verso l’alto il costo dei beni per i consumatori. In alcuni settori, però, nonostante l’introduzione dei dazi, la crescita dei prezzi è stata molto limitata.
Dove si è mostrato un calo marcato dei consumi, infatti, i prezzi hanno avuto una tendenza a fermarsi se non a ridursi. Questo è chiaramente il prodotto di una domanda insufficiente che ha obbligato le aziende ad “interiorizzare” il costo dei dazi, diminuendo la propria fetta dei profitti.
Alcuni distretti hanno però mostrato una crescita dei prezzi anche nel settore dei servizi; settore, questo, meno influenzato dall’introduzione diretta dei dazi. Tale fenomeno potrebbe essere frutto della naturale traslazione dell’inflazione dovuta all’introduzione dei dazi che sta iniziando il suo “contagio” all’economia nel suo complesso. Una conferma di tale dinamica o una sua smentita potranno avvenire nel corso dei prossimi mesi.
La resilienza del ceto sociale più abbiente
Abbandonando l’analisi rilasciata dalla Fed, resta da capire quali possano essere le cause della resilienza dei consumi – nel quadro appena delineato fatto quantomeno di “luci e ombre” – del ceto sociale più abbiente. Secondo alcuni analisti, questa resilienza è dovuta principalmente a due fattori strettamente interconnessi fra loro: il boom del settore dell’IA e l’andamento in forte crescita del mercato di capitali.

Lo sviluppo del settore dell’IA e la sua diffusione in ogni area economica ha portato alla crescita della quotazione nel mercato finanziario, fino a livelli astronomici, delle aziende che ne sono il traino e questo ha fatto da volano per la crescita complessiva del mercato dei capitali. Il problema è capire, però, quanto questa crescita sia frutto di “fondamentali economici” e quanto sia figlia di una mera bolla speculativa.
Il timore di molti analisti – fra i quali Mark Zandi, capo-economista di Moody’s Analytics – è che non solo si sia in presenza di una semplice bolla speculativa, ma che, data la sua notevole dimensione, un eventuale scoppio della stessa trascinerà prima il mercato di capitali, e a seguire l’intera economia, in una fase di recessione.
I timori della Banca Centrale Europea
Non è un caso che nella recente pubblicazione del “Financial Stability Review” dello scorso 26 novembre, la Banca Centrale Europea (BCE) metta in guardia proprio da un mercato di capitali che, a causa della sua valutazione eccessivamente elevata, potrebbe condurre a repentini e profondi aggiustamenti in calo.
Gli effetti di tali aggiustamenti potrebbero riverberarsi prima sul mercato del debito sovrano, già notevolmente sotto pressione per il forte indebitamento delle principali economie dell’area dell’Euro, e, a cascata, sull’economia reale.
Quello che si osserva, in conclusione, è un mercato statunitense che mostra dei cenni di cedimento che potrebbero innescare una nuova crisi a livello globale se tale cedimento seguisse le dinamiche sopra menzionate. Per alcuni versi, peraltro, le condizioni del mercato di capitale attuale ricordano quelle nelle quali la crisi dei mutui sub-prime del 2008 si è diffusa, anche se in quel caso, per la precisione, la miccia della crisi fu accesa dall’esplodere della bolla speculativa del mercato immobiliare. La speranza è che tutto ciò non avvenga.


