USA, il ritorno alle armi nucleari fa tremare il mondo
Dopo i test russi sulle nuove armi nucleari, Donald Trump decide che è tempo per gli USA di alzare di nuovo la posta. Ma a che prezzo?
Anni di storia cancellati in pochi istanti, in una dichiarazione netta e semplice: Donald Trump, il Presidente degli USA, vuole far ripartire i test sulle armi nucleari, in seguito ai test effettuati dall’esercito russo su nuovi possibili vettori delle stesse. Il tycoon avrebbe deliberato, poco prima dell’incontro con l’omologo cinese Xi Jinping, che sarebbe questa l’intenzione statunitense. Rimane da capire però quanto questo sia effettivamente fattibile.
Le nuove armi russe che avrebbero provocato gli USA
Nell’arco di una settimana piuttosto intensa, i russi hanno provato il missile Burevestnik e il drone sottomarino Poseidon. Il primo è un cruise missile a propulsione nucleare: ciò gli permette di avere un’autonomia di volo e un raggio d’azione «unici al mondo», a parere di Mosca. Il test di questo missile, effettuato il 21 Ottobre, lo avrebbe visto percorrere circa 14 mila chilometri in un tempo di volo di 15 ore. Successivamente, i russi hanno collaudato anche il drone Poseidon, a propulsione nucleare. Secondo il Cremlino, si tratterebbe di un enorme successo, e si parla addirittura di «un’arma non posseduta da altri nel mondo».
I vettori avrebbero affrontato il collaudo con l’utilizzo di testate classiche, ma Mosca ha tenuto a sottolineare che sono in grado di trasportare anche armi nucleari. Tra l’altro, il Burevestnik non sarebbe esattamente una sorpresa, dato che era già stato presentato dal Cremlino nel 2018 insieme al Kinzhal, che, dopo una devastante comparsa in Ucraina, è entrato a pieno titolo tra gli armamenti a disposizione dell’Aeronautica russa. Tuttavia, almeno per il Burevestnik, non siamo ancora alla fase di produzione in serie, sebbene il test sia chiaramente un enorme e preoccupante passo in avanti.
La possibilità di una risposta statunitense
La risposta di Donald Trump sul suo social Truth, e poi confermata dal Pentagono, porta delle implicazioni che risultano parecchio inquietanti. Basti ricordare il drammatico e disastroso test nucleare che avvenne l’1 marzo 1954 nell’atollo di Bikini: la bomba termonucleare all’idrogeno era una testata con una potenza di ben mille volte maggiore rispetto a quelle sganciate su Hiroshima e Nagasaki, e questo già dovrebbe dare l’idea del livello di potenza di cui stiamo parlando.
Un tragico errore di calcolo, però, significò che l’esplosione fu tre volte superiore al previsto, e generò un fungo atomico che rese quattro isole, ancora oggi deserte, completamente inabitabili: danni in un raggio impressionante, di ben 11.000 chilometri, ancora oggi lasciano la loro traccia.
Questo disastro sarà solo il più clamoroso dei tanti che gli USA porteranno avanti fino al 1992, anche ignorando il Partial Test Ban Treaty (PTBT) del 1963, che prevedeva lo stop ai test atmosferici, subacquei e spaziali. Nel 1996, dopo numerose consultazioni e trattati, alla fine, 187 nazioni firmarono il Comprehensive Nuclear Test Ban Treaty. Eccezioni che non hanno ratificato il Trattato sono Stati Uniti, Cina, Iran e Israele, oltre alla Corea del Nord e la Russia, che ne ha revocato la ratifica nel 2023.
Ma quanto è fattibile un riarmo nucleare degli USA?
Secondo diversi esperti, però, il riarmo richiederebbe anni e milioni di dollari: intanto, il sito dei test, a Rainier Mesa, nel Nevada, utilizzato l’ultima volta nel 1992, è ormai obsoleto e un vero e proprio “pozzo di ruggine”. Inoltre, la gestione del sito non è neppure nelle mani del Pentagono, ma del National Nuclear Security Administration del Dipartimento dell’Energia, che ha anche subito dei tagli per mano del DOGE di Elon Musk, il che avrebbe portato a licenziamenti e abbandoni della location da parte del personale. Manca anche l’esperienza per affrontare determinati esperimenti, che dopo il 1996 sono stati condotti solo tramite simulazioni informatiche e test che si bloccano prima dell’effettiva esplosione.
In aggiunta, a Febbraio 2026, scadrà il New Start, l’ultimo trattato tra Russia e USA in merito alle armi nucleari. E questa scadenza così a breve termine non rassicura gli animi, così come non lo fanno le parole di Mosca in merito alla propria reazione a un riarmo, dato che i test effettuati finora dal Cremlino non sarebbero effettivamente stati test nucleari a pieno titolo. La condanna dell’ONU sul possibile riarmo e la risposta della Cina sulla necessità di evitare di testare nuovamente armi nucleari sembrano cadere nel nulla per ora; bisognerà vedere come si evolverà la situazione da ora in avanti.


