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Giuseppe Lanza di Scalea, il principe timido

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L’11 ottobre 2020 si è spento a Palermo uno dei personaggi più stimati del nostro secolo, il principe Giuseppe Lanza di Scalea, discendente dei Florio. 


Figlio di Arabella Salviati, nipote dell’omonimo ex Sindaco di Palermo e pronipote di Franca e Ignazio Florio, Giuseppe Lanza di Scalea è morto la settimana scorsa, all’età di 74 anni, stroncato da un male incurabile. Principe nell’aspetto e nei modi, Giuseppe viveva alle porte di Palermo, in una villa circondata da uno splendido giardino di piante secolari. La struttura, un tempo appartenuta ai Gesuiti, venne comprata dai Lanza di Scalea a metà del ‘700 e divenne, durante la sua infanzia, sede di spettacolari battaglie a colpi di pigne e di avventure vissute all’interno della casa sull’albero.

Intervistato nel corso della trasmissione televisiva degli anni ‘90 “Opinion leader”, Giuseppe Lanza di Scalea dichiarò di non voler essere più chiamato principe. Il suo intento era infatti quello di eliminare tutto ciò che era stato imposto a chi, come lui, faceva parte della classe nobiliare, in termini di regole e principi, e crearne di nuovi meglio corrispondenti al momento attuale. Uomo dalla personalità eclettica, “Gattopardo” della modernità che inseguiva il cambiamento senza, tuttavia, rinunciare alla classe e al fascino ereditati dai Florio.

A soli diciotto anni lasciò Villa Scalea per completare gli studi a Milano. Successivamente, dopo la laurea, decise di trasferirsi a Roma, dove trascorse dieci anni, dando vita ad una società di distribuzione cinematografica.

Terminata questa esperienza di certo stimolante, le proprie radici lo richiamarono a Palermo, dove si stabilì definitivamente perché «la nostra città, per quanto abbia tantissimi difetti, riesce ad avvolgerci sempre». Amante dell’arte e della cultura, Giuseppe Lanza di Scalea sosteneva che l’eleganza ed il buon gusto fossero non tanto legati alla classe sociale di appartenenza quanto piuttosto al modo di sentire e di essere di ciascuno di noi.

«Abbiamo a nostra disposizione un tempo limitato» ripeteva spesso «ed è indispensabile avere la capacità di reinventarsi continuamente». E forse per questa sua frenetica ricerca di nuovi stimoli il principe timido era nondimeno circondato da amici e molto benvoluto. 

La sua compagna storica, la showgirl torinese Alba Parietti lo ha, a tale proposito, ricordato con profondo affetto e nostalgia: «Giuseppe, sei stato l’uomo migliore che ho mai conosciuto, il compagno che più mi ha saputo amare, l’amico che mi sapeva capire, mai giudicare, volevi solo il mio bene» si legge sui social. «Sei stato per tutti un sole meraviglioso che scaldava l’animo con gentilezza e sorriso. Io sono stata fortunata ad averti al mio fianco prima e come amico poi: avrei dato un braccio per te. Ci siamo voluti veramente un bene dell’anima. Eri e sarai sempre il mio migliore amico, il mio pilastro, mio padre, mio fratello, la persona di cui più mi fidavo al mondo».


 
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Beatrice Raffagnino

Il giornalismo, la scrittura e la fotografia sono stati sempre parte del mio modo d'essere. È una forma d'amore e di ribellione il voler conoscere.

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