Il contante e le crisi: il recente studio della BCE
Ha suscitato particolare interesse uno studio prodotto dalla Banca Centrale Europea che dimostra la centralità del contante in periodi di crisi.
Nel Bollettino Economico della Banca Centrale Europea (BCE) è stato pubblicato un contributo interessante che ha studiato la correlazione fra uso del contante e periodi di crisi. I due autori, Francesca Faella and Alejandro Zamora-Pérez, hanno mostrato l’andamento e la circolazione del denaro contante durante quattro crisi recenti: la pandemia da Covid-19, il black-out spagnolo del 2025, la guerra in Ucraina e la crisi del debito greco.
Le crisi oggetto dello studio
Durante le crisi sopra richiamate, si è assistito a un’esplosione della detenzione e dell’uso del contante e, sotto alcune prospettive, la cosa potrebbe apparire sorprendente. Mentre, infatti, nel caso del black-out spagnolo la crescita del contante è un effetto abbastanza atteso a causa dell’impossibilità di utilizzare l’infrastruttura energetica che è alla base di qualsivoglia transazione digitale, negli altri casi l’uso del contante non è così scontato.
Il caso della pandemia appare addirittura assurdo. In una situazione nella quale la prospettiva è stata quella di trovarsi “confinati” nelle proprie abitazioni e quindi nella quasi completa dipendenza da acquisti e transazioni elettroniche, si è evidenziato l’effetto opposto: una forte preferenza per il contante che è stato prelevato e conservato in modo superiore alla media.
Anche la guerra in Ucraina ha evidenziato un aumento della domanda di moneta cartacea, ma in modo non omogeneo rispetto alla geografia europea. La maggiore domanda di contanti, infatti, è avvenuta nei Paesi limitrofi alla zona oggetto del conflitto o alla Russia. In questi casi, quello che probabilmente è accaduto è stata un’accumulazione di “sicurezza” nell’attesa degli eventi.
Quello greco è un caso separato, a parere di chi scrive. Chi ha vissuto quel periodo, ricorda che fra le conseguenze della forte crisi che permeava la Grecia vi era la forte tendenza ai cosiddetti “bank run”, la “corsa agli sportelli”. Più volte il Governo greco obbligò alla chiusura gli istituti bancari ellenici e questa è una delle possibili spiegazioni della tendenza da parte della popolazione a prelevare i contanti necessari, nel timore di non averne la possibilità in seguito.

Le considerazioni sul contante e la fragilità del digitale
Durante queste crisi, la domanda da contante è cresciuta fino al 130% rispetto al periodo precedente. Questo mostra almeno due caratteristiche che il contante possiede rispetto al suo equivalente digitale: non è dipendente da infrastrutture digitali o energetiche e la sua fisicità offre una sorta di sicurezza nei suoi fruitori.
Il non detto dell’intera pubblicazione, ma che si legge abbastanza bene fra le righe, riguarda la fragilità che l’infrastruttura tecnologica della moneta digitale presuppone. Quello che può apparire come una certezza, quale la rete elettrica o l’infrastruttura di rete, è in realtà abbastanza fragile e delicata. La cosa abbastanza bizzarra è che questa “riscoperta dei benefici del contante” provenga dalla BCE che sta puntando tutto sulla realizzazione dell’Euro digitale. I due autori hanno sottolineato come il prossimo futuro prevedrà ancora per lungo tempo un sistema “ibrido” fra contante e digitale.
Le indicazioni che si possono trarre dalla lettura dell’articolo sono abbastanza semplici: tenere una piccola provvista di contante di circa 100 euro per membro del nucleo familiare e conservarlo in luoghi nascosti, ma mai tutti insieme. In tempi di guerra ibrida, di hackeraggi alle infrastrutture bancarie e minacce alle reti energetiche, potrebbe non essere un cattivo consiglio. Chissà quale sarebbe il parere di un europeo del settecento, profondamente legato alla sua metallica moneta preziosa, della nostra preferenza per la cartamoneta.


