Israele-Palestina, uno spiraglio di tregua con Hamas in arrivo?

Israele-Palestina, uno spiraglio di tregua con Hamas in arrivo?

Le condizioni sono tante, e perlopiù favorevoli a Israele, ma sembra che col gruppo in Palestina si stia per raggiungere un’intesa. Sarà così?


La ferita aperta tra Israele e Palestina sembra possa ora iniziare a rimarginarsi, se le condizioni dovessero essere favorevoli. Il lavoro sarà probabilmente lungo, ma un accordo sembra all’orizzonte, con una vaga speranza che la regione possa ritrovare un equilibrio ormai perso da tempo. Rimane tuttavia il dubbio: a quali condizioni Israele accetterà che la Palestina possa esistere?

Le condizioni della possibile tregua tra Israele e Palestina

Il piano si incentra soprattutto sul rilascio degli ostaggi israeliani ancora in mano ad Hamas: quasi 50 persone, di cui 20 ancora vive, sono ancora in mano al gruppo armato, e questa sarebbe quindi l’occasione per Hamas di rilasciarli all’esercito israeliano. La risposta di Hamas è arrivata un giorno prima dell’ultimatum di Donald Trump su un possibile accordo, segnato per il 5 ottobre, e al termine del quale si sarebbe “ripresa” l’opzione militare, mai del tutto interrotta. Il Presidente degli USA, tuttavia, spera che sia la volta buona per un punto di incontro, specie ora che le nomine per il Nobel per la Pace, tanto ambito dal tycoon, sono prossime alla pubblicazione.

L’accordo, fino ad ora, è stato ritenuto alquanto ingiusto dalla comunità internazionale per via della presenza egemonica degli USA in tutta la ricostruzione della Striscia e nello sfruttamento delle risorse locali. A Hamas, però, preme soprattutto uno dei punti portati avanti dalla presidenza statunitense: si parla infatti di una possibile tecnocrazia autocratica palestinese, di matrice islamica, senza tuttavia la presenza di membri del gruppo e sotto sorveglianza statunitense. In cambio, si permetterebbe l’arrivo di aiuti umanitari nella Striscia di Gaza, e un cessate il fuoco che dovrebbe fermare completamente gli attacchi israeliani. Per il momento, la seconda parte sembra qualcosa ancora inottenibile.

L’atteggiamento israeliano nella Striscia

In effetti, l’esercito israeliano sembra continui a effettuare bombardamenti e attacchi, seppur su una scala diversa rispetto a prima della potenziale accettazione dell’accordo. Il cessate il fuoco e il permesso di accesso degli aiuti umanitari sarebbero già una svolta incredibile, vista la posizione di Israele prima della possibile ratificazione. Un punto ha colpito parecchio gli osservatori: nella discussione interna al Governo sul piano previsto da Donald Trump, non avrebbero partecipato i due ministri più estremisti dello stesso, ovvero Bezalel Smotrich e Itamar Ben-Gvir, completamente avversi alla conclusione della guerra.

Inoltre, rimane il nodo della Global Sumud Flotilla, abbordata in acque internazionali: secondo le prime voci, ci sarebbero stati anche maltrattamenti verso i portatori di aiuti umanitari presenti sulle barche, compresa Greta Thunberg, costretta, tra le tante, a una permanenza in cella con le cimici e a strisciare e baciare la bandiera israeliana.

Inoltre, alcune testimonianze presentano le condizioni inumane riservate agli equipaggi non ancora rimpatriati, non dissimili da quelle dei terroristi. Un video fatto girare qualche giorno fa da alcune testate italiane aveva riportato Ben Gvir che definiva aiutanti dei terroristi i membri della Flotilla, proprio davanti agli stessi, che avrebbero risposto invocando la libertà della Palestina. Anche un risultato importante come un cessate il fuoco, quindi, potrebbe lasciare dei residui importanti e difficili da ignorare.

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