Global Sumud Floatilla, il mondo vuole combattere per Gaza
Stanchi di sentirsi impotenti mentre i governi guardano Israele distruggere vite e speranza, una coalizione internazionale di civili ha deciso di affrontare l’exclave israeliana per portare medicinali e cibo dove ormai non si muore più solo di bombe.
La parola genocidio non l’abbiamo ancora sdoganata, se ne dovrà occupare la storia, come è successo per Ebrei, Armeni, Ruandesi. Mentre venivano sterminati, il mondo tendeva a non schierarsi. Però la carestia, quella l’opinione pubblica l’ha dovuta concedere. La popolazione palestinese sta morendo di fame.
L’Onu ammette: a Gaza si muore di fame
La verità, alla fine, la impongono i corpi stremati e i dati che li raccontano. Secondo l’ultimo rapporto dell’Integrated Food Security Phase Classification (IPC), nei prossimi mesi saranno almeno 640mila le persone a Gaza a vivere nella più grave insicurezza alimentare. Un numero che, forse, dice poco da solo, ma che assume un altro peso quando pensiamo che oltre un terzo dei residenti dichiara di passare intere giornate a stomaco vuoto.
E dentro queste cifre battono migliaia di cuori piccoli e fragili: a luglio, erano già 12mila i bambini in condizioni di malnutrizione acuta e il numero di chi rischia la vita è più che triplicato in quattro mesi, passando da 14.100 a 43.400. Un bambino su cinque nasce prematuro o sottopeso.
Allora viene da chiedersi: a cosa serve conoscere questi numeri se tutto resta immobilizzato, se ci si limita a guardare dietro uno schermo una delle più grandi tragedie del nostro tempo?
La Global Sumud Floatilla è il mondo che vuole ritrovare l’umanità
Il prossimo 31 agosto il Mediterraneo si riempirà di speranza: decine di barche e navi, provenienti da 44 paesi diversi, solcheranno le onde per raggiungere le coste di Gaza in quella che potrebbe essere la più grande mobilitazione civile della storia recente. Ci saranno imbarcazioni che partiranno dalla Spagna, altre che si muoveranno il 4 settembre dalla Tunisia, tutte unite in una rotta comune, carica di coraggio, che prende il nome di Global Sumud Flotilla. Questo movimento nasce dalla fusione di tre precedenti iniziative – la Freedom Flotilla Coalition, il Movimento Globale per Gaza e il Maghreb Sumud Convoy – con il sogno di rompere l’assedio che stringe la Striscia di Gaza da ogni lato e di portare, con mani e cuori uniti, gli aiuti umanitari indispensabili per la sopravvivenza di un popolo ormai allo stremo.
Al loro appello, vibrante e urgente, stanno rispondendo donne e uomini di ogni continente, volti noti della politica, dell’attivismo, della cultura e della musica. Usano la propria voce e le proprie piattaforme per amplificare il messaggio umanitario di questa impresa e accanto a loro si muovono migliaia di cittadini comuni: medici, giornalisti, avvocati, persone che non vogliono più essere semplici spettatori. Insieme danno vita a una catena di solidarietà senza confini né bandiere.
“Ogni barca è la voce di una comunità e il segno concreto della volontà di non restare in silenzio davanti al genocidio”, hanno scritto i promotori di questa imponente mobilitazione. In ogni vela spiegata c’è la promessa di non voltarsi dall’altra parte, la forza gentile ma inarrestabile di chi sceglie di trasformare l’indignazione in azione e la speranza in rotta verso la vita.
Come possiamo fare la differenza?
Le donne e gli uomini che il 31 agosto solcheranno il mare verso Gaza ci assomigliano più di quanto pensiamo. Sono persone che hanno scelto di non rinunciare al potere del proprio gesto, anche piccolo, anche rischioso. Ma non sono soli.

Sostenere questa impresa è un compito che riguarda tutti noi. Possiamo essere lo scudo che i governi spesso non sono, diventare i riflettori puntati che impediscono all’indifferenza di rendere “sacrificabili” queste vite. Il nostro compito è essere alleati: informarsi, parlare, scrivere, condividere, tenere accesa la luce mediatica su di loro.
Seguiamo la loro impresa sui social: @globalsumudflotilla è l’account Instagram ufficiale dell’impresa globale, @globalmovementtogazaitalia quello della nostra delegazione italiana.
Teniamo questi eroi contemporanei al sicuro non distogliendo lo sguardo da loro, insegniamo a chi ci governa che non basta voltarsi per far sparire un evento storico.


