Sud America: la guerra al narcotraffico di Trump

Sud America: la guerra al narcotraffico di Trump

Gli Stati Uniti stanno promuovendo una guerra alle droghe che sta provocando forti reazione nel Sud America, in particolare in Venezuela.


La guerra al narcotraffico è un aspetto dell’agenda del nuovo ciclo della Presidenza Trump che non è molto noto in Europa. Mezzo secolo dopo lo slogan di Richard Nixon “guerra alla droga”, il tycoon statunitense ha ripreso il concetto in maniera aggressiva con risvolti geopolitici rilevanti.

Non è casuale, infatti, il ringraziamento di Trump al Presidente di El Salvador Nayib Bukele dal pulpito ONU il 23 settembre. Bukele è protagonista in patria di una lotta al narcotraffico senza precedenti, che gli ha provocato – oltre alcuni problemi sui diritti umani per la repressione violentissima – anche una rielezione con percentuali sopra il 70% dei consensi. Evidentemente, un modello politico per Donald.

Trump e le recenti azioni contro il narcotraffico internazionale

Il Presidente Trump ha recentemente firmato una direttiva che apre la porta alla forza militare degli USA contro i cartelli sia sul suolo straniero che in mare. Nella prospettiva statunitense, diversi sono i paesi di transito e produzione di sostanze illecite che non rispettano gli obblighi antinarcotici. Tra questi, vi rientrano alcuni Stati del Sud America, come la Bolivia, la Colombia, l’Ecuador, il Perù e il Venezuela.

A febbraio, il Dipartimento di Stato aveva giá designato il Cartel de Sinaloa, il Cartel de Jalisco Nueva Generación, il Cártel del Noreste, il Cártel del Golfo, il Carteles Unidos, La Nueva Familia Michoacana, MS-13 e soprattutto Tren de Aragua come organizzazioni terroristiche straniere di rilevanza globale.

Sembrerebbe che la strategia USA miri a trattare le organizzazioni criminali narcotrafficanti come terroristiche, etichettando in seguito gli Stati di provenienza come complici. In tal modo, verrebbero giustificate eventuali azioni di ritorsione e un intervento statunitense. Così dal fentanil cinese si è passati alla cocaina sudamericana come target per una guerra al narcotraffico.

L’attività nelle acque venezuelane del Sud America e la reazione di Maduro

Il 15 marzo Trump aveva dichiarato che un’organizzazione terroristica denominata “Tren de Aragua” originaria del Venezuela ha letteralmente invaso gli Stati Uniti d’America, con almeno 5 mila esponenti attivi in Nord America. Di conseguenza, il tycoon aveva utilizzato una legge del 1798 – l’Alien Enemies Act – per velocizzare la deportazione dei sospettati di narcotraffico. Il 2 settembre scorso, tuttavia, la Corte d’Appello Federale ha ritenuto illegittima l’applicazione di tale legge al caso.

Nelle ultime settimane, l’amministrazione Trump ha quindi iniziato a praticare interdizioni marittime, quasi realizzando un vero e proprio blocco navale sul paese a nord dell’isola latino-americana. In particolare, presunte barche di contrabbando di droga che operano fuori dal Venezuela hanno subito gli effetti di una simile operazione. Sullo sfondo, la minaccia velata di applicare una simile imposizione agli altri Paesi non collaborativi sul versante droghe.

Si tenga presente, inoltre, il mancato riconoscimento delle elezioni nello Stato sudamericano che hanno visto la vittoria del Presidente Maduro nel 2024. Ad aggravare il quadro, l’attuale imposizione di dazi indiretti del 25% a chiunque acquisti petrolio venezuelano. Maduro ha risposto armando quasi 5 milioni di riservisti della “Fuerza Armada Nacional Bolivariana de Venezuela”, l’esercito creato dallo scomparso Hugo Chavez per difendere lo Stato di Venezuela.

Alzando il livello di allerta al massimo grado, Maduro ha espresso il proprio parere sulla minaccia statunitense, «la più grande […] che l’America Latina abbia visto in 100 anni». A suo dire, la Presidenza Trump sta attaccando indifesi pescatori. In ogni caso, il Presidente venezuelano non nasconde che il suo Paese sarà pronto a combattere in ipotesi di eccessiva prevaricazione degli USA.

Di Antonino Martorana

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