Israele sotto accusa dall’UE: è il momento delle sanzioni o è solo retorica a vuoto?
L’UE riconosce ufficialmente che Israele potrebbe aver violato l’accordo sui diritti umani. Ma tra fratture interne e retorica diplomatica, la domanda resta: Bruxelles agirà davvero o tutto finirà nel solito cassetto?
A ormai venti mesi dall’escalation del conflitto tra Israele e Hamas, l’Unione Europea si trova di fronte a un bivio diplomatico e politico. Il Servizio europeo per l’Azione esterna (SEAE), organismo incaricato della politica estera dell’UE, ha dichiarato in un rapporto ufficiale che “emergono elementi che indicano come Israele possa aver violato gli obblighi relativi ai diritti umani, sanciti dall’articolo 2 dell’Accordo di associazione UE-Israele”.
Non è la prima volta che queste valutazioni vengono sollevate: già a novembre 2024, l’allora Alto rappresentante Josep Borrell aveva chiesto al rappresentante speciale per i diritti umani, Olof Skoog, di produrre una relazione in merito. Anche allora, come oggi, il rischio è che il dossier venga archiviato senza effetti pratici, in perfetto stile “eurocratico”.
Durante l’ultimo Consiglio Affari Esteri, Kaja Kallas – neo-responsabile della diplomazia europea – ha ammesso che gli strumenti per agire esistono, ma il vero nodo è la mancanza di coesione tra i 27 Stati membri. Il rapporto di Skoog, ricevuto nel weekend, è stato discusso il 23 giugno a Bruxelles. Diciannove paesi avevano già sollecitato una revisione dell’accordo commerciale con Israele, basato formalmente sul rispetto dei diritti umani e dei valori democratici.
Con un bilancio tragico di oltre 55.000 vittime palestinesi, uccisioni documentate di giornalisti, volontari e civili, assedi alimentari e attacchi durante la distribuzione di aiuti, le conclusioni del report non sorprendono nessuno. Ciò che resta incerto è la reazione dell’Europa: sospendere l’accordo? Introdurre sanzioni? Oppure limitarsi a un’altra ondata di dichiarazioni ufficiali prive di conseguenze reali?

Israele ha già risposto, definendo le accuse dell’UE “oltraggiose”. Kallas ha lasciato intendere che eventuali contromisure potrebbero essere discusse nel prossimo vertice del 15 luglio. Tuttavia, mentre alcune misure (come la revisione dei rapporti commerciali) possono essere decise a maggioranza qualificata, per sanzioni vere e proprie è necessaria l’unanimità. Una chimera, considerata l’opposizione esplicita di paesi come l’Italia.
Antonio Tajani ha definito “sproporzionata” la risposta israeliana a Gaza, ma si è detto contrario alla revisione dell’accordo. La Spagna, invece, continua a premere per la sospensione immediata dell’intesa, un embargo sulle armi e sanzioni individuali. Una posizione che Tajani ha liquidato come “utile solo alla propaganda interna”.
Il rapporto sarà comunque presentato ai capi di Stato e di governo UE nel prossimo summit. Ma, come ha rivelato una fonte interna, il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa non ha intenzione di sottoporre la questione a voto: “Sarebbe irrealistico aspettarsi un consenso unanime”.


