La crisi di Gaza tra l’ultimo assalto di Israele e l’unica diplomazia dal basso della Flotilla
I tank dell’Idf hanno invaso Gaza City per l’ultimo assalto dal cielo, dal mare e da terra, ma continua determinato anche il viaggio della Global Sumud Flotilla.
Nelle prime ore di martedì 16 l’Idf ha lanciato un pesantissimo attacco terrestre nella Striscia con carri armati, caccia e droni in quello che definisce l’ultimo assalto a Gaza City. La popolazione palestinese è ancora costretta alla fuga in lunghe carovane, ma la maggior parte non è in grado di muoversi o non ha un posto dove andare. Circa 700 mila civili si trovano ancora nella città assediata.
L’operazione, denominata “Carri di Gedeone 2“, ha visto l’ingresso di tank e truppe nel cuore della città, accompagnati da bombardamenti a tappeto con droni, elicotteri e bombe-robot. Secondo fonti militari, Israele controlla già il 40% del territorio urbano.
I media della Striscia hanno segnalato 37 attacchi in 20 minuti e la fuga di massa dalla zona nord-occidentale. Fonti di Gaza hanno, poi, riferito che i tank di Tsahal sono entrati in via Al-Jalaa, nel cuore di Gaza City. Bombe-robot hanno abbattuto gli edifici, mentre Hamas ha iniziato a usare gli ostaggi come scudi umani.
L’accusa di genocidio
Intanto ieri una commissione d’inchiesta internazionale indipendente delle Nazioni Unite, guidata da Navi Pillay, ha accusato Israele di aver commesso un genocidio nella Striscia di Gaza dall’inizio della guerra, il 7 ottobre 2023, con l’intenzione di distruggere i palestinesi. Il rapporto chiama in causa il primo ministro Benjamin Netanyahu e altri alti funzionari israeliani per incitamento. Dura la risposta di Israele, che ha chiesto l’immediata abolizione della commissione.
Il rapporto in questione è estremamente dettagliato: gli inquirenti dell’Onu hanno mostrato come il conflitto abbia provocato appunto un genocidio, secondo la definizione contenuta da una convenzione adottata nel 1948 dagli Stati membri, all’indomani della Seconda guerra mondiale e della Shoah. Nello specifico, il documento indica la fattispecie come “un crimine commesso con l’intenzione di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso“. L’intento, in questo caso, secondo gli investigatori delle Nazioni Unite, è stato quello di distruggere il popolo palestinese. Il rapporto sottolinea come l’83 per cento delle vittime sia costituito da civili, a causa dei bombardamenti su abitazioni e una “politica sistematica” di distruzione del sistema sanitario. Le forze israeliane avrebbero inoltre tendenza a colpire i bambini “con l’intenzione di ucciderli”, scrivono gli inquirenti.
La diplomazia dal basso della Global Sumud Flotilla
In netto contrasto con l’escalation militare, la Global Sumud Flotilla è salpata da porti italiani, tunisini e greci con l’obiettivo di rompere il blocco navale su Gaza e consegnare aiuti umanitari. Composta da oltre 50 imbarcazioni e 500 volontari da 44 Paesi, la Flotilla trasporta 300 tonnellate di beni di prima necessità.
Il viaggio è seguito in tempo reale tramite un sistema di tracciamento avanzato, che consente a giornalisti e osservatori legali di monitorare la posizione delle navi e documentare eventuali aggressioni. Alcune imbarcazioni sono già state attaccate da droni in Tunisia, ma gli attivisti non si fermano. La missione è descritta come un atto di obbedienza alle leggi internazionali, volto a denunciare la fame come arma di guerra e a chiedere l’apertura di un corridoio umanitario.Mentre Israele intensifica l’offensiva militare, la Flotilla rappresenta ormai l’unica forma di resistenza civile e non violenta, in un contesto generale in cui la comunità internazionale appare divisa e in parte silente. Da una parte, carri armati e bombardamenti; dall’altra, barche cariche di latte in polvere e speranza. Entrambi i fronti si muovono con determinazione, ma con obiettivi opposti: distruggere o salvare vite.


