“Ciccio” il leone di Villa Giulia nei ricordi dei palermitani

Il leone Ciccio era l’attrazione principale di Villa Giulia, e ancora oggi il suo ruggito echeggia nei ricordi dei palermitani.


La storia del leone Ciccio è ricordata dai palermitani con una particolare nota di tenerezza: nelle domeniche a cavallo tra la fine degli anni Sessanta e i primi anni Novanta, le famiglie portavano i bambini nella suggestiva Villa Giulia per rilassarsi in mezzo al verde urbano cittadino. Tra le giostre e i venditori di dolci, spiccava una gabbia fatiscente e umida che attirava l’attenzione dei più, diventando di fatto l’attrazione principale della villa, dentro cui stava un leone vero. Triste e spelacchiato, ma vero

La star di Villa Giulia: il leone Ciccio

Il leone “Ciccio” arrivò a Palermo alla fine degli anni Sessanta grazie ad un ricco imprenditore veneto, il cavaliere del lavoro Armando Furlanis che, probabilmente, non aveva un posto dove tenerlo e pensò bene di donarlo all’amministrazione comunale. 

Non essendoci un giardino zoologico – fatta eccezione per il parco ornitologico di Villa d’Orléans, recentemente tornato in attività – venne allestita grossolanamente una gabbia all’interno del parco di Villa Giulia, lo splendido giardino ideato dall’architetto Nicolò Palma (nonché primo giardino pubblico della città) che già vantava diverse attrazioni per famiglie: giostre, biciclette, dolciumi, un trenino che faceva il giro della Villa, uno stagno per le anatre e una piccola gabbietta per le scimmie.

Ritratto di “Ciccio” Leone a Villa Giulia (1979) – foto di Aldo Belvedere

Da quel momento, il leone Ciccio divenne l’attrazione principale del posto e ancora oggi il suo ruggito echeggia nei ricordi dei tanti che hanno avuto il privilegio di vederlo o, semplicemente, di ascoltarne il verso nelle strade limitrofe. 

Una vita infelice: la depressione di Ciccio

Nonostante l’affettuosa nomina di “guardiano di Palermo”, quel povero animale rinchiuso in gabbia non brillava di particolari prestazioni: viste le condizioni in cui era stato condannato – una gabbia troppo piccola, umida, fatiscente e sporca, certamente lontana dal suo habitat naturale – il leone di Villa Giulia aveva nello sguardo un velo di tristezza e rassegnazione, dormiva la maggior parte delle giornate e ogni tanto si permetteva il lusso di un ruggito perduto nel vento.

A pochi anni dal suo arrivo si ammalò di solitudine e depressione, e la notizia fece tanto rumore da occupare (nel periodo delle prime guerre di mafia) i titoli di pagina delle testate più rinomate, tra cui il Giornale di Sicilia

Per un periodo, a Villa Giulia, intorno agli anni Ottanta, venne trasferita una coppia di leoni: un maschio dalla coda mozzata e una femmina (di cui, secondo gli occhi romantici dei palermitani, Ciccio era innamorato) sperando potessero dargli compagnia, ma non bastarono a farlo riprendere. 

Il leone Ciccio a riposo nello zoo del dott. Quatra a Terrasini – Foto di Paolo Guttadauro

I visitatori più grandi che lo andavano a trovare venivano colti da un moto di tenerezza vedendo la pietosa infelicità del povero animale, rassicurando i più piccini in visita che, a vederlo dal vivo, ne avevano paura. 

Il leone Ciccio abitò le gabbie di Villa Giulia per poco più di una ventina d’anni fino a quando, nel 1990, e grazie ai numerosi movimenti animalisti in sua difesa, venne prelevato e trasferito allo Zoo Fattoria di Terrasini, in cura dal dottor Pietro Quatra. Lì si accoppiò con una leonessa del luogo, divenne papà di due leoncini, ma morì solo cinque anni dopo.

Il leone di Villa Giulia nella memoria collettiva dei Palermitani 

Nell’aprile del 2017, al Museo di Zoologia Doderlain, venne aperta al pubblico l’esposizione temporanea dello scheletro riassemblato di un leone. Tutti in città erano fermamente convinti si trattasse dei resti del povero Ciccio, e corsero in molti alla mostra per dare un ultimo saluto al tanto caro animale. In verità si trattava dei resti di una leonessa birmana originaria dell’Africa centrale, restaurati dalla Fondazione Vie dei Tesori e oggi esposti nel Gabinetto scientifico del Gymnasium dell’Orto Botanico.

I palermitani però, nonostante la smentita del Museo, avevano decretato che quelle ossa fossero proprio di Ciccio e, nello stesso anno, nacque su Facebook “Una statua a villa Giulia per Ciccio, il Leone dei palermitani”, pagina che puntava alla raccolta di consensi per dedicare una statua a Ciccio, il leone di Villa Giulia, in quanto «parte della memoria storica di intere generazioni». 

Il leone Ciccio nella sua gabbia a Villa Giulia – fonte Facebook

Sono tante le testimonianze dei palermitani che mantengono vivo il ricordo di quei giorni di festa, come il racconto di Maurizio Crispi nel suo blog Frammenti e pensieri sparsi, in cui scrive «Andare a Villa Giulia, per me, era una festa: erano disponibili (in affitto) delle biciclettine con le rotelle per tenere l’equilibrio. (…) Salivo su quella bici e molto placidamente me ne andavo in giro, esplorando viali e vialetti, mentre mia madre si spostava dietro di me tenendomi d’occhio. Ho un bellissimo ricordo di quei pomeriggi, lì. Ma la vera ed autentica meraviglia delle visite a quel giardino era andare a vedere il vecchio leone nella sua gabbia che si trovava dal lato opposto all’ingresso alla villa da via Lincoln» o il brillante punto di vista di Gianluca Tantillo pubblicato su Balarm

Ma anche su Facebook, centinaia di commenti danno il loro contributo nel riassemblare dei ricordi lontani e felici, in cui a Palermo c’era un leone vero: triste e malconcio, privato del suo habitat naturale e curato poco e niente, ma a cui tutti volevano bene. 

Copertina: “Una statua a villa Giulia per Ciccio, il Leone dei palermitani


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Ester Di Bona

Responsabile "Palermo Si Cunta". Amo combinare arte e sociale, coltivando competenze e aiutando, al contempo, gli altri a scoprire e implementare le proprie passioni.