Ucraina: la crisi continua, ma ci sono spiragli di miglioramento?

Ucraina: la crisi continua, ma ci sono spiragli di miglioramento?

La crisi ucraina non si ferma un istante e continua a mietere vittime. Ma ci sono spiragli sul dialogo tra Kyiv e Mosca?


La situazione in Ucraina continua a rimanere critica. Entrambe le parti nel conflitto non sembrano intenzionate a cedere di un solo passo nelle concessioni reciproche necessarie per porre termine alla guerra. Tuttavia, qualcosa sembra muoversi nella diplomazia che gira attorno alle due forze avversarie. Sarà il solito sforzo che sfuma nel nulla, o ci sono effettivamente possibilità più concrete questa volta?

L’Ucraina e la Russia, la crisi che non va in vacanza

Come sappiamo, la crisi ucraina non è iniziata da poco, sebbene sia salita agli onori della cronaca solo in tempi più recenti. L’attacco russo alla Crimea del 2014, seguito dall’annessione forzata, aveva già lasciato aperte tante ferite nell’orgoglio ucraino. Il conflitto, mai del tutto sedato, è ripartito in grande stile nel 2022, con un nuovo attacco da parte della Russia, che non ha tuttavia mai definito questa mossa come una guerra, ma piuttosto come “un’operazione speciale”.

Ucraina: la crisi continua, ma ci sono spiragli di miglioramento?

La definizione, dovuta probabilmente alla speranza di Mosca di ottenere una vittoria piuttosto rapida, ha dovuto ricevere una drastica modifica: l’immensa resistenza ucraina, ancora oggi, continua a rallentare gli sforzi di conquista russi, seppur senza arginarli completamente. L’aiuto economico e di supporto da parte dell’Unione Europea e degli Stati Uniti, seppur ridotto rispetto alla scala della guerra, ha comunque contribuito alla resistenza di Kyiv, che anche a livello militare ha potuto sfoggiare mezzi meccanicamente superiori rispetto a quelli delle forze russe.

Tuttavia, sul fronte non è mai tutto rose e fiori: numericamente, la Russia si trova in grande vantaggio rispetto alle forze dell’Ucraina, e nonostante tutte le sanzioni imposte, Mosca può ancora contare sull’appoggio di India, Cina, Corea del Nord e Iran. Sebbene l’Iran ora abbia le proprie difficoltà nell’inviare armi e droni al fronte con l’Ucraina, la Corea del Nord ha addirittura stazionato le proprie forze militari in supporto dell’esercito russo, seppur non con numeri tali da alterare l’equilibrio, leggermente sbilanciato in favore della Russia, che al momento si trova leggermente favorita, e che continua ad avanzare a piccoli passi nel territorio ucraino.

La diplomazia internazionale e il supporto altalenante a Kyiv

Il supporto internazionale, tra l’altro, inizia a vacillare: nonostante ci siano tante voci, tra cui quella del Presidente francese Macron, a difesa dello sforzo dell’Ucraina, non tutti gli Stati membri dell’Unione Europea si sentono coinvolti in egual misura, sebbene lo sforzo ucraino riguardi un poco tutto il complesso europeo. Paesi come l’Italia e la Spagna, tuttavia, non hanno spinto alla stessa maniera per aiuti militari più profondi, preferendo promuovere (soprattutto l’Italia) una soluzione di stampo diplomatico.

Ma il vero ago della bilancia rimane sempre lui, sotto molti aspetti: Donald Trump, il Presidente degli USA, ha infatti più volte portato avanti affermazioni controverse in merito alla situazione ucraina, arrivando anche a uno scontro aperto col Presidente dell’Ucraina Zelensky. Ora l’attacco da Washington sembra essere rientrato, ma la posizione di Trump rimane contraddittoria. Non ha mai fatto mistero di ammirare Vladimir Putin e la politica russa nel suo quadro più generale, e perfino Putin stesso ha riconosciuto che tra le due nazioni si vede uno spiraglio di luce a livello diplomatico, affermazione che altera decenni di equilibrio teso tra le parti in causa.

La direzione dell’Europa, sottomessa ancora una volta?

E l’Unione Europea? Donald Trump, nella sua politica internazionale, ha potuto contare su un’Europa che sembra non voler rinunciare al proprio ruolo di spalla degli USA. L’Italia sembra essere una delle prime nazioni che guida lo sforzo diplomatico in favore dell’America trumpiana, cercando quindi di accettare lo status quo.

Ma l’Ucraina non ci sta: la Russia continua gli attacchi e i bombardamenti, e l’idea di Vladimir Putin di incontrare Volodimir Zelensky a Mosca è stata bocciata da Kyiv, che propone invece una sede più neutrale come Istanbul o Ginevra. Secondo le parole di Donald Trump, «due settimane» sono il tempo che rimane ad entrambe le nazioni per trovare un accordo. Rimane da vedere come si svilupperà questo presunto incontro, e che conseguenze avrà una eventuale inazione da entrambe le parti.

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