Parlamento europeo, il ricorso sul meccanismo SAFE

Parlamento europeo, il ricorso contro il meccanismo SAFE

Il Parlamento europeo ha presentato un ricorso alla Corte di Giustizia dell’UE volto ad ottenere l’annullamento del Regolamento SAFE.


Lo scorso 20 agosto, il Parlamento europeo ha annunciato di aver presentato un ricorso alla Corte di Giustizia dell’UE avverso il Regolamento (UE) 2025/1106 che disciplina lo strumento di azione per la sicurezza dell’Europa (Security Action for Europe o SAFE). Com’è noto, tale meccanismo rientra nel più ampio contesto del ReArm Europe, predisposto dalla Commissione europea per incrementare la resilienza dell’Unione in materia di difesa.

In tale ottica, il SAFE assurgerebbe a propulsore finanziario per fornire agli Stati membri dell’UE le risorse necessarie per accelerare la prontezza alla difesa. Con la sua dotazione di 150 miliardi di euro in prestiti a lungo termine a prezzi competitivi, lo strumento agevolerebbe gli investimenti urgenti e ingenti a sostegno dell’industria europea della difesa.

Le ragioni del ricorso del Parlamento europeo

Sin dalla sua presentazione nel marzo del 2025, il progetto del ReArm Europe generalmente inteso ha ricevuto il sostegno del Parlamento europeo. Ciò che sembrava un’espressione di coesione istituzionale, tuttavia, ha incontrato degli ostacoli nel proprio percorso. In primo luogo, con un parere del 30 aprile scorso, la Corte dei Conti dell’UE ha espresso alcuni dubbi sulla strategia della Commissione europea.

Parlamento europeo, il ricorso sul meccanismo SAFE

Secondariamente, l’Europarlamento ha fortemente criticato la scelta dell’esecutivo comunitario di proporre l’adozione del SAFE attraverso la procedura prevista dall’art. 122 TFUE. Tale disposizione, infatti, consente al Consiglio dell’Unione di concedere assistenza finanziaria agli Stati membri in situazioni emergenziali, escludendo il Parlamento europeo dall’approvazione della misura.

Quest’ultimo aveva avuto modo di mostrare la propria reticenza in diverse occasioni. A titolo di esempio, lo scorso 23 aprile, la Commissione giuridica dell’Europarlamento (JURI) aveva ritenuto che il contesto che aveva portato alla proposta del SAFE non soddisfacesse i criteri di emergenza richiesti per l’attivazione della procedura sancita dall’art. 122 TFUE. O, ancora, con una lettera, la stessa Presidente dell’Istituzione in questione, Roberta Metsola, aveva minacciato di intraprendere azioni legali contro l’utilizzo improprio della suddetta norma.

Nonostante tali rimostranze, la Commissione europea aveva difeso la propria scelta, ritenendola necessaria. Di conseguenza, il Consiglio dell’UE adottava il Regolamento (UE) 2025/1106, istituendo in linea definitiva il SAFE e portando l’Europarlamento a votare la presentazione di un ricorso per annullamento dinanzi la Corte di Giustizia.

Come funziona il ricorso per annullamento?

Il ricorso per annullamento viene disciplinato dall’art. 263 TFUE. Si tratta di un rimedio giurisdizionale che consente di ottenere l’annullamento parziale o totale degli atti legislativi dell’UE o di quelli volti a produrre effetti giuridici nei confronti di terzi. Detta in altri termini, qualora la Corte di Giustizia dovesse ritenere fondato il ricorso, l’atto che ne è oggetto smetterebbe di esistere nell’ordinamento giuridico dell’UE per effetto della sentenza.

Per poter procedere in tale senso, è necessario che l’atto in questione sia affetto da uno dei seguenti vizi: incompetenza, violazione delle forme sostanziali, violazione dei trattati o di qualsiasi regola di diritto relativa alla loro applicazione, ovvero per sviamento di potere. Solo in presenza di tali patologie, l’atto potrà essere sottoposto al controllo di legittimità della Corte di Giustizia.

In aggiunta, l’attivazione di tale strumento giurisdizionale è sottoposta ad una tempistica specifica. Il ricorso per annullamento, infatti, può essere proposto «nel termine di due mesi a decorrere, secondo i casi, dalla pubblicazione dell’atto, dalla sua notificazione al ricorrente ovvero, in mancanza, dal giorno in cui il ricorrente ne ha avuto conoscenza».

Quale futuro per il SAFE?

In relazione a quanto precede, ben si comprende quali potrebbero essere le implicazioni future per il SAFE. Se la Corte di Giustizia dovesse considerare fondato il ricorso del Parlamento europeo, un braccio importante del ReArm Europe verrebbe meno. Si tratterebbe, tuttavia, di una frenata che non escluderebbe l’esistenza di un nuovo meccanismo, adottato stavolta mediante il coinvolgimento degli eurodeputati.

D’altronde, gli stessi eurodeputati hanno sottolineato come il problema non risiederebbe nello strumento in sé, quanto nella base giuridica per questo scelta. In mancanza di situazioni di emergenza eccezionali, come il COVID-19, non si spiegherebbe l’esclusione dell’Europarlamento dalla procedura di approvazione del programma. E, addirittura, qualora si propendesse per la procedura scelta dall’esecutivo comunitario, si rischierebbe di eludere i poteri del Parlamento europeo. Parafrasando l’opinione degli eurodeputati, una vera e propria minaccia alla legittimità democratica.

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