Trump, tra culto internazionale del sé e scontro con Zelensky

Trump, tra culto internazionale del sé e scontro con Zelenskyy
Trump

Lo scorso 28 febbraio, Donald Trump e Volodymyr Zelensky hanno discusso animatamente durante l’incontro svoltosi presso la Casa Bianca.


Donald Trump. Un nome, un culto della personalità degno dei peggiori futuri distopici. La sua politica interna fa rabbrividire, quella estera fa impallidire. E chiunque si trovi coinvolto non può che restare sorpreso dall’imprevedibilità della sua figura, e dalle immagini che sembra disposto a diffondere per far parlare di sé.

Basti pensare ad un video, girato con l’IA, che tratta della sua idea di futuro per la striscia di Gaza: spiagge con alberghi milionari a fianco delle rovine delle infrastrutture, soldi che svolazzano per mano di Elon Musk, mentre bambini giocano a raccoglierli. Il tutto coronato da una immagine di Donald Trump e Benjamin Netanyahu che sorseggiano cocktail su una sdraio, con una voce cantata che dichiara «Trump-Gaza number one». Sarebbe tutto molto onirico e potrebbe sembrare semplicemente il lavoro di un fan sfegatato, se non per un piccolo dettaglio: il fatto che il video sia stato ricondiviso anche da Trump stesso, sul suo social network Truth.

Trump e l’incontro con Zelensky

I progetti del tycoon per “risolvere” i conflitti sembrano sempre incentrati sulla sua personalità e su ciò che viene ritenuto migliore per i suoi interessi. Ne è esempio anche l’incontro avvenuto con il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky. L’incontro avvenuto tra i due nasceva con un presupposto relativamente positivo, con un possibile scambio di terre rare in esclusiva, in cambio di un aiuto per la sicurezza del paese.

Quello che invece è avvenuto, davanti ai media mondiali, altro non è stato che un vero e proprio rimprovero da parte del presidente e del suo vice JD Vance. Nelle parole del vicepresidente prima e in quelle dello stesso Trump poi, Zelensky doveva mostrarsi più grato per tutto questo tempo di aiuti ricevuti e si stava comportando, a loro dire, in maniera irrispettosa. Sono stati quattro i momenti cardine dell’incontro, che è finito prima di arrivare alla conferenza stampa vera e propria, con il commento di Donald Trump che ha dichiarato «Ritorna quando sarai pronto per la pace».

I momenti di tensione

Il primo momento cardine, avvenuto per mano di JD Vance, ha dato il via alle tensioni. Con una frase, Vance aveva già creato una reazione difensiva da parte di Zelensky. Il commento del vice presidente è stato praticamente una velata minaccia sul fatto che la diplomazia sarebbe stata necessaria, specialmente quel tipo di diplomazia che poteva salvare l’Ucraina dalla distruzione. Il presidente ucraino, che prima aveva fatto notare come il suo paese fosse stato lasciato solo nelle prime fasi, si è ritrovato accusato di impedire la risoluzione per mano di Donald Trump, col contatto diretto con Putin.

Il secondo momento, iniziato con una frecciata di Vance sulla coscrizione militare, ha istigato una risposta del presidente Zelensky sul fatto che «durante una guerra tutti hanno problemi, e che anche l’America li sentirà». Ed è stato questo a trascinare nel dibattito Donald Trump, accusato di avere una visione troppo binaria del conflitto. All’affermazione del presidente ucraino secondo cui accontentare la Russia è un rischio di guerra anche per gli USA, Trump lo avrebbe accusato di star giocando d’azzardo con milioni di vite.

Il terzo momento è nato dalla dichiarazione di Zelensky secondo cui l’Ucraina è stata sola fin dall’inizio del conflitto. Tale affermazione ha portato Donald Trump a reagire, alzando la voce e accusando «lo stupido presidente», in riferimento a Joe Biden, di aver versato 350 miliardi dalle tasche degli americani per dare un aiuto all’Ucraina. Il tycoon lancia poi una frase che gela ulteriormente i rapporti fra le due parti, dichiarando che lo stato ucraino «non ha possibilità di vittoria, se non attraverso la chance fornita dagli USA».

Il rimprovero di Trump

Ma è il momento finale che sigla tutto l’incontro, con Trump che dichiara che sarà impossibile fare affari finché non cambieranno gli atteggiamenti. Secondo Vance, inoltre, l’Ucraina avrebbe solo dovuto ringraziare per l’aiuto, invece di assumere un atteggiamento sbagliato nei riguardi degli States. E la Russia di Putin ringrazia l’azione di Donald Trump, vedendo questo comportamento come un momento cardine per le relazioni tra Stati Uniti e Ucraina, in senso negativo.

Adesso Zelensky ha comunicato che rifiuta di scusarsi per il suo modo di fare durante l’incontro, con tutti i rischi che possono conseguirne. Tutto perché una figura come Donald Trump ha deciso di rendere la politica internazionale incentrata su di sé.

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