Le nuove scoperte sulla Sindone rilanciano il dibattito

Le nuove scoperte sulla Sindone rilanciano il dibattito

La Sindone non fu mai distesa su un corpo umano? Un recente studio 3D pubblicato nell’agosto 2025 riapre la discussione sull’origine della Sindone di Torino. 


La Sindone di Torino è da secoli al centro di un acceso dibattito tra fede, scienza e storia dell’arte. Considerata da molti cristiani la reliquia che avrebbe avvolto il corpo di Gesù dopo la crocifissione, per altri è invece un manufatto medievale dalla straordinaria complessità. Ora, nell’agosto 2025, una nuova ricerca pubblicata sulla rivista Archaeometry riaccende la controversia, suggerendo che il telo non sarebbe mai stato poggiato su un corpo umano, bensì su un bassorilievo scolpito.

L’esperimento digitale di Moraes

Il lavoro è firmato da Cicero Moraes, designer brasiliano esperto in modellazione 3D applicata all’antropologia forense. Servendosi di software avanzati, Moraes ha simulato il comportamento di un lenzuolo di lino posato su un corpo umano tridimensionale, confrontandolo poi con il modo in cui lo stesso telo si comporterebbe se appoggiato su una superficie rigida, come una scultura o un bassorilievo.

Le nuove scoperte sulla Sindone rilanciano il dibattito

Il risultato? Secondo l’autore, “l’immagine che appare sulla Sindone è molto più coerente con la seconda opzione”. Il telo, a contatto con un bassorilievo, eviterebbe infatti le inevitabili distorsioni e deformazioni che si verificherebbero nel caso di un corpo tridimensionale reale. A sostegno di questa ipotesi, Moraes cita il cosiddetto “Agamemnon Mask Effect”, una distorsione ben nota agli archeologi che si verifica quando si tenta di imprimere un’immagine da un oggetto complesso su una superficie piatta.

La reazione del CISS e della Chiesa torinese

La risposta del mondo ecclesiastico non si è fatta attendere. In un comunicato ufficiale, il Centro Internazionale di Studi sulla Sindone (CISS) ha definito l’ipotesi del bassorilievo “già abbondantemente superata” da oltre un secolo di studi scientifici. Il cardinale Roberto Repole, arcivescovo di Torino e custode pontificio della Sindone, ha criticato la superficialità dell’approccio, ricordando che “non si può ridurre tutto a una simulazione grafica, trascurando dati fisico-chimici essenziali”.

Il CISS ha ribadito che già nel XIX secolo si era compresa la natura ortogonale dell’immagine impressa sul telo, e che le analisi condotte dal gruppo di ricerca americano STURP nel 1978 avevano escluso la presenza di pigmenti o tecniche pittoriche, evidenziando invece una singolare codifica tridimensionale dell’immagine.

Un telo medievale o una reliquia autentica?

Il dibattito sull’origine della Sindone non è nuovo. La datazione al carbonio-14, effettuata nel 1988 da tre laboratori indipendenti, collocò la realizzazione del lino tra il 1260 e il 1390 d.C., rafforzando l’idea che potesse trattarsi di un’opera medievale. Tuttavia, quella datazione è stata messa in discussione in anni più recenti da studiosi come Giulio Fanti, che hanno ipotizzato contaminazioni moderne e sottolineato la compatibilità del tessuto con campioni del I secolo d.C., grazie a nuove tecniche come la WAXS (Wide Angle X-ray Scattering).

Le nuove scoperte sulla Sindone rilanciano il dibattito

Le analisi dello STURP, a loro volta, avevano individuato tracce di sangue umano, emoglobina e un liquido compatibile con edema polmonare, che potrebbero indicare un trauma da crocifissione. Per gli autenticisti, queste evidenze sono incompatibili con una semplice opera d’arte o con una copia su bassorilievo.

Eppure, anche tra gli scettici si fanno valere argomenti solidi: l’assenza di menzioni storiche della Sindone prima del XIV secolo, la somiglianza con alcune tecniche artistiche note nel Medioevo, e ora anche la nuova simulazione digitale, che apre nuovi interrogativi.

Un mistero che attraversa i secoli

Il fascino della Sindone risiede anche in questa sua capacità di resistere alle definizioni. Che sia un miracolo, un’ingegnosa opera d’arte o un oggetto ancora indecifrabile, rimane uno degli artefatti più studiati e discussi al mondo. In occasione del Giubileo del 2025, Torino si prepara ad accogliere migliaia di pellegrini, credenti e curiosi, molti dei quali potranno osservare la reliquia con i propri occhi.

Il nuovo studio 3D di Cicero Moraes non chiude il caso, ma rilancia il dibattito, ricordando che la verità – se mai potrà essere stabilita con certezza – richiederà un approccio integrato, capace di far dialogare scienza, storia, arte e fede.

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