Unione Europea, il progetto ReArm e le sue conseguenze

Il momento è critico, e l’Unione Europea sembra aver fatto la sua scelta sul riarmo. Ma è una posizione così univoca?
L’Unione Europea si trova in una situazione piuttosto precaria: un alleato che sembra voler remare contro tutto il suo trascorso con l’Europa, una situazione di guerra alle porte, e una disparità interna di vedute tra gli stessi Stati membri. Ma il progetto ReArm Europe, nonostante questo, sembra comunque in corso d’opera.
Cos’è ReArm Europe e come funziona?
In cosa consiste questo progetto? La sua funzione è quella di creare, attraverso lo stanziamento di 800 miliardi di euro, una progettualità di riarmo dei singoli paesi dell’Unione Europea, e al tempo stesso un coordinamento delle forze militari sul piano comunitario. L’accordo, approvato qualche giorno fa nonostante le numerose opposizioni, risolverebbe sotto il piano teorico il problema della nuova posizione assunta dagli USA in merito alla politica estera, e alla guerra in Ucraina in particolare.
I tentativi di cessate il fuoco tra Ucraina e Russia portati avanti dall’America di Donald Trump, infatti, hanno come obiettivo una risoluzione che vedrebbe il Cremlino in una posizione molto più favorevole rispetto a Kyiv, sotto molti fronti. Basti pensare all’idea russa che l’Ucraina non debba ricevere alcun tipo di aiuto militare durante la tregua di trenta giorni di cui si è tanto discusso in questo periodo.
Tuttavia, questa tregua viene vista in modo diverso dai paesi dell’Unione Europea. Secondo Ursula von der Leyen, la necessità di armare l’Ucraina in questo lasso di tempo è molto forte, dato che servirebbe per pressare la Russia in una posizione più favorevole a livello europeo, in una sorta di difesa “ad istrice”. Sembrerebbe un intervento di fondamentale importanza per Kyiv, che proprio in questi giorni ha ricevuto l’annuncio dell’interruzione degli aiuti americani per via di Donald Trump come una vera e propria pugnalata alle spalle.
Ma è davvero un’idea di tutti i Paesi dell’Unione Europea?
Le divisioni tra e dentro le forze politiche, tuttavia, si sono fatte sentire. A livello di nazioni, ad esempio, l’idea del riarmo è vista molto a favore da alcuni Stati, come la Francia, che già vede di buon occhio una collaborazione di questo tipo in quanto più autonoma di altri rispetto all’ombrello americano ora probabilmente in chiusura.
Anche Polonia, Estonia e Lettonia si sono viste favorevoli, in quanto la loro spesa militare è già molto più alta di quella di altre nazioni. La Polonia vorrebbe addirittura costituzionalizzare questo livello di spesa, e sta lavorando a un superesercito contro l’azione russa. Nel dettaglio, sta facendo il pieno di tutte le armi ricevibili da USA e Corea del Sud.
Ma nell’Unione Europea figurano anche Spagna e Italia, la cui spesa è invece nettamente inferiore a quella prevista anche dalla NATO. L’Italia, inoltre, è quella che si è dimostrata più “delicata” nella proposta di un riarmo comune, con la premier Giorgia Meloni che di fatto teme la concorrenza di produzione militare della Francia e della Germania.
Il timore della premier è anche associato alle possibili ritorsioni di Donald Trump nei confronti dell’Unione Europea in toto, laddove il governo italiano aveva invece cercato di mantenere un equilibrio fra le due parti. Sembra tuttavia che adesso sia il momento di prendere una posizione molto più netta, e che il cerchiobottismo ritenuto tipicamente italiano stia rischiando di portare il Paese in una situazione problematica.


