Ucraina e USA, un altro buco nell’acqua nella difesa del fronte?
Il piano di aiuti all’Ucraina va avanti, ma in maniera piuttosto nebulosa. Gli Stati Uniti continuano col supporto, ma i modi appaiono poco chiari.
La NATO continua a fornire aiuto ai soldati dell’Ucraina, ma il metodo con cui si fornirà questo aiuto appare piuttosto contorto. Basti pensare al fatto che gli USA hanno deciso di vendere i propri sistemi di difesa antiaerea Patriot a chi donerà i propri all’Ucraina, forzando così gli alleati a restare sguarniti di difese, seppur per periodi relativamente brevi. Ma è davvero così?
La giostra degli aiuti all’Ucraina
Nonostante il supporto con riserve di Donald Trump, un nuovo pacchetto di aiuti all’Ucraina avrebbe ricevuto l’approvazione dalla Camera dei Rappresentanti e aspetterebbe un voto favorevole anche al Senato. L’idea del tycoon, tuttavia, rimane quella di collaborare con il Governo di Kyiv attraverso i mercati.
Come avevamo già accennato, la Germania e la Norvegia si erano mostrate favorevoli a donare i sistemi di difesa Patriot acquistati direttamente dagli Stati Uniti. Tuttavia, sembra che l’idea statunitense sia quella di girare prima i sistemi più datati di cui i Paesi sono dotati all’esercito ucraino, per far sì che quelli più nuovi ne prendano il posto. Il tutto, però, avverrebbe senza alcuna garanzia di rifornimento da parte USA, come già dimostrato nel caso della Svizzera.
In quest’ultima situazione, infatti, la Svizzera, che aveva già comprato i sistemi Patriot, li riceverà a una priorità ridotta, con la Germania che invece sarebbe la prima a dover ricevere le armi grazie al suo “sacrificio”. Ma chi garantisce che anche la Germania non verrà spostata di turno? Il mercato statunitense al momento sembra funzionare, ma questa maniera di organizzare le vendite di sistemi Patriot potrebbe benissimo lasciare spazio a nuovi momenti di confusione e ritardi nelle consegne.
E l’Unione Europea come sta reagendo?
Gli alleati degli USA si sono ritrovati spiazzati con le nuove direttive statunitensi verso la NATO, e molti dei partner europei non erano a conoscenza di questo piano contorto di rifornimenti all’Ucraina, tanto che questo ha generato non poca frustrazione tra gli Stati membri dell’Unione Europea che dovrebbero dunque investire sulle armi statunitensi senza avere neppure una garanzia di consegna assicurata.
Intanto, il piano per l’adesione dell’Ucraina all’UE sembra sempre più lontano da realizzare. Una dichiarazione del Cancelliere tedesco Merz ha affermato che l’obiettivo primario rimane quello di portare a termine il conflitto tra Ucraina e Russia, e che non si tratterebbe della potenziale entrata nell’UE da parte di Kyiv entro il 2034. Intanto, si procede a sanzionare ulteriormente il petrolio russo, nella speranza di portare equilibrio nella disputa attraverso i mercati.
L’Ucraina, nel mentre, continua i suoi tentativi di attaccare Mosca tramite droni: non è ben chiaro, tuttavia, con quali risultati. Nel mentre, sia gli USA che il Governo di Kyiv stanno pressando per un cessate il fuoco, al quale la Russia potrebbe essere interessata, ma solo se «gli obiettivi da raggiungere saranno portati a termine». Non è ben chiaro cosa si intenda con questa affermazione, ma sembra abbastanza lampante il fatto che il Governo di Mosca non abbia intenzione di cedere, neppure di un passo, contro la pressione statunitense al momento presente, ma non si sa bene con quali tempistiche e modalità.


