Corsa agli armamenti, tendenza globale al riarmo

La guerra ha riportato all’attenzione della politica la sicurezza militare del continente europeo e i massicci investimenti futuri, di fatto un riarmo globale come mai prima d’ora.


La guerra in Ucraina ha riportato all’attenzione della politica la sicurezza militare del continente europeo e i massicci investimenti futuri. Mentre gli Stati Uniti destinano quasi il 4% del proprio Pil alla difesa, l’Unione Europea non ha ancora raggiunto l’obiettivo del 2%, attestandosi in media all’1,3%. Al di là di Polonia e Paesi Baltici che superano già il 2%, a causa della loro vicinanza alla Russia, ad oggi l’unico grande Paese europeo che ci è arrivato è la Francia, attestandosi al 2,07%.  Nelle ultime settimane ha suscitato invece clamore l’annuncio del cancelliere tedesco Olaf Scholz, che ha promesso un aumento di spesa una tantum nell’ordine di 100 miliardi di euro, che porterà la Germania al 2 %, dall’attuale 1,3%: un vero e proprio riarmo.

Oltre alla Francia, solo il Regno Unito spende più del 2%, che però non fa più parte dell’Unione Europea. E l’Italia? Secondo gli ultimi dati Eurostat nel 2020 il nostro Paese ha speso per la difesa l’1,57% del Pil, pari a circa 25 miliardi di euro. Nelle ultime settimane il Parlamento ha deciso di rilanciare sul traguardo del 2% – ovvero aumentare la spesa a circa 38 miliardi di euro – che, secondo un accordo politico raggiunto nei giorni scorsi, dovrebbe essere conseguito in maniera graduale entro il 2028. 

L’Unione europea e la difesa dell’Ucraina

L’Unione europea si interroga da tempo su come fare per aiutare l’Ucraina e quale strategia applicare in questa nuova fase della guerra. Questi sono i temi che ha affrontato il comitato militare dell’Unione a Bruxelles. Una riunione convocata d’urgenza dall’Alto rappresentante Josep Borrell in previsione di attacchi imminenti nel Donbass e nel sud dell’Ucraina, dove le forze di Mosca sembrano sperare in una vittoria entro il 9 maggio.

La questione dell’invio di ulteriori aiuti a Kiev sarà inoltre al centro dell’incontro tra i ministri degli Esteri europei, previsto oggi a Lussemburgo. Si prospetta insomma un nuovo slancio per aiutare l’Ucraina da parte europea, ispirato probabilmente anche dalla visita in Ucraina di Josep Borrell e Ursula Von der Leyen. Dopo la visita a Bucha, dove vi è stato un massacro di civili, la presidente della Commissione europea ha promesso a Volodymyr Zelensky di concludere rapidamente il processo di adesione di Kiev all’Unione.

Un adattamento a lungo termine della NATO

Il segretario generale della NATO Jens Stoltenberg ha espresso la sua preoccupazione per l’intenzione di Putin di spostare le forze dal nord del Paese e lanciare  una nuova offensiva. Secondo Stoltenberg questa guerra può durare a lungo, per molti mesi o anni, motivo per il quale, secondo il Segretario Generale, occorre “essere preparati” sia quando si tratta di sostenere l’Ucraina, sia per sostenere sanzioni e rafforzare le nostre difese. Ha inoltre parlato di un piano che prevede di schierare una presenza militare permanente proprio su quelle frontiere, una “forza d’intervento rapido di 5 mila soldati”.

Il ministro degli Esteri ucraino ha chiesto più equipaggiamento antiaereo. Questa attrezzatura era già stata promessa ma non è stata consegnata. Gli alleati dovrebbero decidere di fornire più armi anticarro, sistemi di difesa aerea e altre attrezzature oltre ad aumentare l’assistenza umanitaria e gli aiuti finanziari. I Ministri degli esteri della NATO hanno inoltre discusso su cosa fare di più per aiutare i partner della NATO che sono vulnerabili alle minacce russe, comprese Georgia e Bosnia-Erzegovina.

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La Russia prepara l’attacco nel Donbass

A Kramatorsk, nel Donbass, la città, ancora sotto il controllo ucraino, è stata pesantemente bombardata dai russi. La zona si prepara a un’offensiva russa ancora più pesante, il fronte è quello più caldo. Tra i Paesi dell’area occidentale è generalizzata la convinzione che il presidente russo Vladimir Putin voglia in primis appropriarsi del Donbass, regione che rappresenta il 20 % del pil ucraino.

La Casa Bianca, dal canto suo, ha approvato l’invio di missili Javelin a Kiev, una fornitura dal valore di 100 milioni di dollari. I Paesi Nato, aveva avvertito Stoltenberg, non riconosceranno come russo alcun territorio occupato illegalmente. Un messaggio a Mosca che, secondo Stoltenberg, sposta truppe da Kiev per rifornimenti prima di concentrarsi sul Donbass.

Il riarmo globale

813 miliardi di dollari è il budget record per la difesa che l’amministrazione Biden ha presentato al Congresso per rafforzare soprattutto la capacità nucleare, missilistica e navale USA. Mai la richiesta di bilancio per il Pentagono era stata più grande. Si tratta di una cifra gonfiata dall’inflazione alle stelle – c’è anche una riduzione nel numero di caccia F-35 ordinati e nelle dimensioni dell’esercito. Tuttavia, è l’ennesimo segnale di una corsa agli armamenti sempre più globale. 

Dall’annessione russa della Crimea, la spesa per la difesa in Europa invece è in costante aumento e ora sta accelerando ulteriormente, con Polonia e Grecia che si accingono a raggiungere persino quota 3%.

La guerra russo-ucraina inoltre ha creato il precedente che, quantomeno a livello narrativo, si è cominciato a parlare di guerra nucleare: ma in realtà sta proprio portando più di un paese a rivedere le proprie posizioni sull’atomica. Persino in Giappone, complice il piano cinese per raddoppiare le proprie testate nucleari, l’ex primo ministro giapponese Shinzo Abe ha proposto che il paese ospiti ordigni nucleari americani. 

Per quanto riguarda gli Usa, secondo il Wall Street Journal, Biden si sarebbe convinto ad usare armi nucleari non solo in difesa, come sostenuto in campagna elettorale, ma anche – per casi estremi – in attacco. Ciò che è preoccupante è inoltre che, secondo Biden, Putin stia infatti considerando l’uso di piccole testate nucleari. Che tipo di escalation comporterebbe?

Ma soprattutto, fino a dove può arrivare questa guerra e quale sarà l’Europa di domani?


Antonio Di Dio

Responsabile "Esteri". Laureato in Studi Filosofici e Storici, scrivo di cultura, politica e geopolitica. Amo l’arte, la poesia, la musica e il cinema. Vedo il giornalismo come una forma di attivismo, un servizio per la comunità.