La complessa storia delle relazioni tra Iran e Israele
La storia delle relazioni tra Iran e Israele rappresenta un’evoluzione politico-strategica tra cooperazione e conflitto.
Le relazioni tra Iran e Israele raccontano una storia affascinante e contraddittoria, che riflette le tensioni ideologiche, religiose e geopolitiche del Medio Oriente. In pochi altri casi nella storia diplomatica recente si osserva un passaggio tanto netto da una collaborazione strategica ad un’inimicizia radicale. In questo articolo ripercorriamo i momenti chiave di questo rapporto, dal pragmatismo del periodo pre-rivoluzionario iraniano fino all’attuale ostilità dichiarata.
I primi legami: pragmatismo e interessi comuni (1948-1979)
Con la nascita dello Stato d’Israele nel 1948, la maggior parte dei Paesi musulmani si oppose apertamente alla sua legittimità. L’Iran, monarchia sciita guidata dallo Shah Mohammad Reza Pahlavi, adottò invece una linea più sfumata. Pur non riconoscendo ufficialmente lo Stato ebraico fino al 1950, l’Iran mantenne contatti non ufficiali con Tel Aviv sin dagli anni ’50.
Negli anni ’60 e ’70, Israele e l’Iran condivisero interessi strategici comuni. Entrambi erano alleati degli Stati Uniti, temevano l’influenza sovietica nella regione e si sentivano isolati dai vicini arabi. Da questa convergenza nacque una cooperazione segreta ma sostanziale: intelligence condivisa (soprattutto tra Mossad e SAVAK), commercio di petrolio, collaborazioni in ambito agricolo e militare. Israele divenne uno dei principali fornitori di tecnologia per l’Iran, in particolare nell’ambito della difesa.
La rottura tra Iran e Israele: la Rivoluzione islamica (1979-1980)
Il punto di svolta arriva con la Rivoluzione islamica del 1979. L’ayatollah Ruhollah Khomeini rovescia la monarchia filo-occidentale e instaura una Repubblica Islamica basata su principi sciiti radicali. Israele passa rapidamente da partner ufficioso a nemico ideologico.
Il nuovo regime definisce Israele come un “tumore canceroso” da estirpare, in linea con la retorica anti-imperialista e anti-sionista. L’ambasciata israeliana a Teheran viene chiusa e donata all’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP), simbolo del nuovo corso ideologico.
Anni ’80: contraddizioni e realpolitik (1980-1988)
Nonostante la retorica anti-israeliana, durante la guerra Iran-Iraq (1980-1988) avviene un paradossale riavvicinamento tattico. Israele, preoccupata dalla potenza militare di Saddam Hussein, fornisce in segreto armi all’Iran. Questo avviene anche nel contesto dell’“Iran-Contra Affair”, lo scandalo che rivelò come gli Stati Uniti vendessero armi all’Iran per finanziare i contras in Nicaragua, con la complicità logistica di Israele.
Tuttavia, questi episodi rimangono circoscritti e non scalfiscono l’ostilità ideologica di fondo. Alla fine degli anni ’80, il clima torna a irrigidirsi, complice l’ascesa di gruppi islamisti sostenuti da Teheran, ostili a Israele.
Anni ’90 e 2000: guerra per procura e crescente ostilità
Con la fine della Guerra Fredda e l’inasprimento del conflitto israelo-palestinese, l’Iran rafforza il suo ruolo come sponsor di movimenti armati anti-israeliani, in particolare Hezbollah in Libano e Hamas nei Territori palestinesi. Teheran vede in questi gruppi uno strumento di “resistenza” contro l’occupazione israeliana, mentre Tel Aviv li considera un’estensione diretta dell’ostilità iraniana.
Il programma nucleare iraniano, intensificatosi negli anni 2000, acuisce ulteriormente le tensioni. Israele percepisce l’Iran come una minaccia esistenziale e sviluppa una dottrina preventiva, culminata in operazioni di sabotaggio, cyber-attacchi (come il noto virus Stuxnet) e l’uccisione di scienziati nucleari iraniani.
Il presente: rivalità strategica e rischio di conflitto aperto (2010-oggi)
Nel decennio più recente, la rivalità si è trasformata in una guerra a bassa intensità. In Siria, Israele ha condotto centinaia di raid aerei contro obiettivi iraniani o legati a Hezbollah, nel timore che Teheran stabilisca una presenza militare permanente ai suoi confini settentrionali.
Nel frattempo, l’Iran ha rafforzato la sua influenza nel cosiddetto “Asse della Resistenza”, comprendente Siria, Iraq, Hezbollah e gruppi sciiti yemeniti, come gli Houthi. Il confronto si è allargato al cyberspazio, alle acque del Golfo e persino alle reti di spionaggio globale.
Con gli Accordi di Abramo (2020) e il riavvicinamento tra Israele e alcune monarchie del Golfo, l’isolamento regionale dell’Iran è aumentato, alimentando la sua retorica aggressiva ma anche spingendolo verso alleanze con Cina e Russia.
Le relazioni tra Iran e Israele oggi
La storia delle relazioni tra Iran e Israele è un esempio emblematico di come in geopolitica ideologia e pragmatismo si intreccino in modo imprevedibile. Da alleati segreti a nemici dichiarati, i due Paesi continuano a influenzare profondamente l’equilibrio del Medio Oriente.
Mentre la possibilità di un conflitto diretto resta concreta, il futuro dipenderà anche dai mutamenti interni a Teheran e Tel Aviv, dalle dinamiche globali e dalla capacità della diplomazia internazionale di evitare un’escalation dalle conseguenze incalcolabili.


