Israele contro tutti? Le tensioni tornano a salire

Israele contro tutti? Le tensioni tornano a salire

Iran e USA cercano un accordo sul nucleare, ma Israele pone dei veti e critica aspramente l’Occidente dopo l’episodio a Washington.


La situazione in Medioriente sembra essere di nuovo sul vertice di una escalation. Mentre USA e Iran cercano di trovare una soluzione per lo sviluppo nucleare di Teheran, Israele fa sapere, senza mezzi termini, che accetterà soltanto un totale stop al processo di nuclearizzazione del vicino Stato avversario. Ma è una minaccia che coincide con gli obiettivi statunitensi?

Israele e il nucleare iraniano

Le tensioni tra i due stati non sono certamente recenti, ma sembra che Israele tema da sempre uno sviluppo dell’energia atomica sul territorio iraniano. Nonostante le rassicurazioni del regime di Teheran, secondo cui lo sviluppo sarebbe limitato all’uso civile, Tel Aviv ha da sempre vissuto l’avanzamento del programma nucleare dello Stato vicino come una strada diretta verso la costruzione di ordigni, da usare per rispondere alla minaccia che Israele presenterebbe nella regione.

Donald Trump starebbe lavorando a un accordo anche su questo fronte: avrebbe infatti dichiarato che preferirebbe evitare di bombardare le postazioni nucleari iraniane, e vorrebbe piuttosto un accordo per l’utilizzo regolato o la rinuncia da parte di Teheran. Questa ultima opzione, però, non sembra essere nelle carte allo stato attuale delle cose.

Israele, proprio per questo, avrebbe interesse a colpire alcuni dei siti: Benjamin Netanyahu, per pressare l’Iran a raggiungere l’abbandono dei progetti nucleari, vorrebbe scavalcare l’America di Donald Trump e provare un bombardamento. Ma gli USA non ci stanno, o almeno, non è questo il progetto principale di Washington. Nonostante le dichiarazioni sul pieno supporto a Israele in caso di rifiuto dell’accordo da parte dell’Iran, il Presidente Trump vuole prima risparmiare sugli aiuti militari in caso di un attacco all’Iran e cerca quindi una chance di risolvere pacificamente la diatriba.

Le frecciate roventi di Netanyahu agli Stati occidentali

A proposito di USA, l’attacco all’ambasciata israeliana a Washington, culminato con la morte di due persone al grido di “Free Palestine”, avrebbe anche riacceso gli animi sulla questione di Gaza. I Governi di Francia, Canada e ora anche Inghilterra avrebbero ricevuto l’accusa di essere dalla parte sbagliata della storia direttamente da Netanyahu, per le loro parole in difesa di quel popolo palestinese che sta ormai subendo un vero e proprio genocidio. L’intervento dei tre Governi presentava solo una chiara posizione sulla mancanza di aiuti umanitari e sul blocco dei mezzi in direzione di Gaza.

Inoltre, la proposta di Tel Aviv di ammettere i soccorsi solo a condizione di occupare l’intero territorio palestinese hanno fatto storcere il naso a Francia, Canada e Inghilterra, che pur avendo richiesto a Hamas il rilascio degli ostaggi rimasti dal 7 ottobre, restano dell’idea che la sovranità palestinese non può essere negata: si continua infatti, anche se ormai il progetto sembra piuttosto lontano dalla realizzazione, a proporre una soluzione a due Stati.

Questo ha contribuito all’ira di Netanyahu, secondo cui un simile approccio è solo favoreggiamento al terrorismo di origine palestinese. Dopo l’attacco da lui definito «un aberrante omicidio antisemita», le accuse ai Governi di Francia, Canada e Inghilterra sono seguite immediatamente, senza tenere conto del fatto che si continua a giocare con vite umane di civili, soprattutto bambini, definiti da un intervento delirante del leader del partito nazionalista Zehut, Moshe Feiglin, «nemici di Israele che non vanno lasciati nel territorio, dal primo all’ultimo».

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