Gaza e la campagna sul suo “ultimo giorno”

L’ultimo giorno di Gaza

#GazaLastDay, creato interamente per portare l’attenzione sul dramma della striscia di Gaza oppressa. Qual è stata l’idea di questa campagna?


La vicende legate alla striscia di Gaza hanno suscitato lo scalpore e l’interesse della comunità internazionale e mediatica. In tale prospettiva, la giornata del 9 Maggio, tradizionalmente legata alla Festa dell’Europa, ha questa volta assunto anche un altro, importantissimo significato. Si è deciso, infatti, di far partire una vera e propria campagna di solidarietà, dal nome #GazaLastDay.

#GazaLastDay, perché nasce l’iniziativa?

Il suo scopo? Aiutare a portare all’attenzione dell’opinione pubblica quello che ormai sta rivelandosi essere un completo genocidio nella terra dei palestinesi. Dopo gli eventi del 7 Ottobre in Israele, la controffensiva avviata contro Hamas ha portato a un serio dramma umanitario, che sta gradualmente diventando sempre più grave.

Israele, infatti, sembra ormai aver deliberato che la sola maniera di sbarazzarsi di Hamas sia quella di attaccare quello che resta della Palestina in maniera sistematica. Appoggiato da una presidenza degli USA compiacente sotto molti aspetti, infatti, l’esercito israeliano ha iniziato negando dapprima l’arrivo degli aiuti umanitari. E ora costringe il popolo palestinese a vivere nella paura, tra bombardamenti di infrastrutture fondamentali come ospedali e scuole, e il continuo assedio del territorio.

La scelta mirata del giorno di Gaza

Come mai, quindi, si è deciso di far coincidere il giorno di Gaza proprio col giorno d’Europa? In effetti, la risposta è piuttosto semplice. L’idea principale è stata quella di fare appello all’Unione Europea come forza basata sulla pace piuttosto che sulla guerra, con una politica diversa da quella che vorrebbe essere la politica quasi egemone di Israele e USA nella zona mediorientale. L’idea di fondo, invece, è quella secondo cui, senza Gaza, il mondo civilizzato morirebbe.

Infatti, la situazione è ormai abbastanza critica, al punto che il mondo non può davvero persistere nel girare la faccia dall’altra parte e sopportare che questo scempio continui. Le numerose manifestazioni pacifiche portate avanti hanno come scopo quello di far riflettere sulle numerose morti civili, che comprendono anche un numero importante di bambini.

Le piazze a favore di Gaza

A Forlì, una delle piazze italiane che hanno visto una delle manifestazioni, si è perfino montato un allestimento di vestiti da bimbi, proprio a indicare l’altissima mortalità infantile dovuta ai bombardamenti e agli attacchi sulla Striscia di Gaza. I dati sarebbero infatti catastrofici, con almeno 17.000 bambini morti tra le più di 50.000 vittime dall’inizio dell’attacco di quel fatidico 7 Ottobre. Un giorno che sembra aver dato a Israele un modo per agire di prepotenza, di fronte alla cecità collettiva del mondo occidentale.

Molti hanno risposto all’appello, semplicemente rigirando l’hashtag attraverso delle proprie riflessioni, ma rimane il fatto allarmante che chi continua a parlare a favore di Gaza viene bollato spesso come antisemita. Come si è giunti a questo punto? Da quando indicare le azioni oppressive di una popolazione risulta negazionismo della storia? Ma soprattutto, come è possibile che Israele possa agire in questo modo così esplicito, specie avendo passato qualcosa di simile nel proprio vissuto di popolo ebraico? Questo dualismo non si può spiegare, ma si può rispondere facendo appello all’empatia, sperando che riesca laddove la diplomazia sembra fallire.

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