La carne di cavallo abbandonerà le nostre tavole? Le proposte in Parlamento
In Senato due proposte per vietare la macellazione di cavalli ed equini in generale. Sanzioni severe, microchip obbligatori e 6 milioni per riconvertire gli allevamenti.
Ci hanno trascinato durante le guerre, arati campi, vinto battaglie. Hanno fatto la storia accanto agli esseri umani, spesso al loro posto. E come ricompensa, per secoli, li abbiamo anche messi nel piatto. Ma qualcosa sta cambiando: lentamente, con il tipico ritmo del Parlamento italiano, che su questa storia ci ha provato quattro legislature di fila prima di riuscire anche solo ad avviare un iter.
Adesso, però, le proposte di legge per vietare la macellazione dei cavalli e più in generale degli equidi, sono approdate in commissione Ambiente al Senato. Bipartisan, il che in questo Paese è già di per sé una notizia. Le firme sono quelle di Susanna Cherchi (M5S) e Luana Zanella (Avs), mentre dalla maggioranza si era mossa già in passato Michela Brambilla di Noi Moderati, che sul tema ha fatto della propria vita politica quasi una missione personale. A sostenere le proposte, l’Organizzazione internazionale per la protezione degli animali (Oipa) e Animal Equality Italia, che nel 2023 aveva raccolto 247 mila firme con una petizione al Governo.
L’obiettivo è semplice da spiegare, molto meno da realizzare: riconoscere a cavalli, pony, muli, asini e bardotti lo status giuridico di animali da affezione, al pari di cani e gatti. Tradotto in burocratese: “Non Dpa”, non destinati alla produzione alimentare. Tradotto in umano: non si mangiano più.
Come si articola la manovra
I tre testi tra loro abbinati presentano disposizioni che non lasciano molto spazio all’ambiguità. Vietata la macellazione, vietata l’esportazione per macellazione, vietata la vendita delle carni. Vietato anche l’utilizzo in spettacoli pericolosi o stressanti, lo sfruttamento eccessivo, gli esperimenti scientifici, inclusa la clonazione. Un pacchetto completo, quasi un codice di tutela.
Le sanzioni per chi non rispetta il divieto non sono esattamente simboliche: da tre mesi a tre anni di reclusione e multe che oscillano tra i 30 mila e i 100 mila euro per chi alleva equini a scopo alimentare. Se poi la carne finisce davvero sul mercato, la pena aumenta di un terzo. Entro due mesi dall’eventuale entrata in vigore, tutti gli equidi dovranno essere iscritti in un registro anagrafico e identificati tramite microchip sottopelle. La mancata iscrizione comporta una sanzione tra i 20 mila e i 50 mila euro. Il cavallo, insomma, avrà un codice fiscale. Prima del macello.

Per gli allevatori che dovranno riconvertire l’attività, è previsto un Fondo da sei milioni di euro annui per il triennio 2025-2027, destinato a sostenere il passaggio verso centri di recupero, turismo equestre o altre alternative. Perché anche chi campa di questo lavoro non può semplicemente essere abbandonato a se stesso.
Dati sul consumo della carne di cavallo
I dati, nel frattempo, raccontano già una tendenza chiara. Secondo l’Istat, le macellazioni di equidi in Italia sono crollate: da oltre 70 mila l’anno nel 2012 a circa 22 mila nel 2024. I capi registrati nei mattatoi passano da 4.609 nel 2012 a 2.012 a inizio 2025. Un declino costante, quasi spontaneo, come se la società stesse già andando in quella direzione da sola, aspettando solo che la politica si accorgesse. E il mercato conferma: solo il 17% dei consumatori di carne dichiara di mangiare cavallo almeno una volta al mese. La Puglia guida la classifica delle regioni con più macellazioni, seguita da Emilia-Romagna e Veneto, dove tradizioni gastronomiche radicate tengono duro.
Parliamo di animali da affezione in ambito giuridico
In Italia la categoria di “animale da affezione” non è una definizione spontanea o culturale: è una categoria normativa. La definizione arriva dalla legge quadro 281 del 1991 e viene poi ripresa dal Codice della strada, dal Codice penale e dalla normativa europea. Per animale d’affezione si intende, in sostanza, l’animale tenuto dall’uomo per compagnia, senza fini produttivi o alimentari. Tradizionalmente rientrano in questa categoria cani, gatti e altri animali domestici non destinati alla produzione di cibo.
Il cavallo occupa una posizione giuridicamente ambigua. Non è automaticamente un animale da reddito come il bovino o il suino, ma nemmeno è automaticamente un animale d’affezione. Può essere registrato come DPA (destinato alla produzione alimentare) oppure come NON DPA (non destinato alla produzione alimentare). Questa distinzione è fondamentale perché determina se l’animale potrà o meno entrare nella filiera della macellazione. Le proposte di legge che puntano ad abolire la macellazione dei cavalli si inseriscono proprio in questa ambiguità. Il cavallo, a differenza di bovini e suini, è culturalmente percepito in Italia più come animale sportivo, da compagnia o da relazione che come animale da carne.
E nell’ambito etico?
Se riconosciamo che il cavallo è un essere senziente e quindi meritevole di una tutela maggiore, perché questo non vale per il bovino o per il suino? Il diritto crea categorie funzionali: animali da compagnia, animali da reddito, animali da laboratorio. Ma queste categorie rispondono a esigenze economiche e sociali, non a differenze ontologiche tra le specie. Un maiale ha capacità cognitive ed emotive molto sviluppate; una mucca stabilisce relazioni stabili nel gruppo; un pollo prova stress e paura. La distinzione tra “animale da amare” e “animale da mangiare” è prima di tutto culturale.

In un certo senso si può parlare di ipocrisia selettiva: proteggiamo ciò che sentiamo più vicino alla nostra esperienza emotiva, lasciando intatto il sistema industriale che produce milioni di capi macellati ogni anno. Salvare il cavallo e non interrogarsi sulla zootecnia intensiva può apparire come una forma di tutela simbolica, più che strutturale.
Ma si sa, storicamente le grandi trasformazioni etiche non arrivano con un colpo solo, ma per ampliamento progressivo della sfera di protezione. Il riconoscimento del cavallo come animale non macellabile potrebbe essere letto come un segnale culturale: si sta spostando la soglia della sensibilità collettiva. E quando cambia la sensibilità, prima o poi cambia anche il quadro normativo.
In conclusione, le proposte di legge sono al vaglio della commissione. Potrebbe entrare in vigore o potrebbe insabbiarsi come i tentativi precedenti. Di certo, i numeri già raccontano una storia: gli italiani hanno smesso quasi da soli di mangiare carne di cavallo. Alla politica resta solo da mettere la firma.


