Destatis, l’economia tedesca rallenta nel secondo trimestre 2025
L’ufficio nazionale di statistica tedesco, Destatis, ha rilasciato di recente i dati definitivi della crescita economica nel secondo trimestre e, purtroppo, non sono buoni.
I dati rilasciati lo scorso 22 agosto da parte di Destatis, l’ufficio nazionale di statistica tedesco, riguardanti il PIL definitivo del secondo trimestre 2025, non sono per nulla lusinghieri. La stima flash pubblicata lo scorso luglio indicava una leggera contrazione nel periodo in esame dello 0,1% rispetto al trimestre precedente. Il dato definitivo, invece, indica una contrazione più marcata dello 0,3%.
Le ragioni di questo deterioramento vanno ricercate in due settori: quello industriale e quello del commercio estero. Il settore manifatturiero, in particolare, ha mostrato un inatteso deterioramento trainato da un netto peggioramento del settore delle costruzioni, non controbilanciato dal settore dei servizi.
Anche il settore del commercio con l’estero non ha brillato, mostrando una contrazione nell’esportazione dello 0,1% rispetto al trimestre precedente. Tale dato è il risultato della combinazione fra la contrazione dello 0,6% dell’esportazione di merci, nonostante il netto miglioramento del settore dell’esportazione dei servizi in crescita dell’1,4%.
L’andamento della crescita tedesca, per altro, impressiona se confrontato a quello delle altre economie europee e degli Stati Uniti. Il rallentamento delle due principali economie manifatturiere europee è evidente, poiché sia la Germania che l’Italia mostrano un andamento negativo, come risulta dalla tabella in basso la cui fonte è sempre Destatis

L’andamento economico in Germania e in Italia: quali cause?
I valori positivi delle economie di Germania e Italia citate ottenuti nel primo trimestre 2025, inoltre, non è detto fossero del tutto “naturali”: molti analisti indicano come essi possano essere stati frutto dell’accelerazione della produzione volta all’esportazione negli USA, nel tentativo di anticipare gli effetti delle tariffe la cui introduzione sarebbe dovuta avvenire solo nel secondo trimestre dell’anno.
Proprio gli effetti dell’introduzione delle tariffe, sebbene applicati nel complesso soltanto a partire da agosto, senza dimenticare però i gravosi dazi su alluminio e acciaio (50%) già presenti da tempo, potrebbero essere una delle spiegazioni della contrazione delle due economie manifatturiere europee.
Un’altra chiave di lettura è il non essere ancora riusciti a superare gli effetti della trasformazione della fornitura delle materie prime per la produzione dell’energia elettrica. Non è un caso se le due economie meno dipendenti dal gas russo, Spagna e Francia, continuino a fare osservare dati positivi (quelli spagnoli in realtà sono da vero e proprio “boom”), diversamente da Germania e Italia.
Altra possibile spiegazione del dato è il crollo delle esportazioni tedesche nella Repubblica popolare cinese. Non a caso, nel 2024, gli Stati Uniti hanno superato la Cina come economia di sbocco della produzione. La politica economica di autosufficienza industriale cinese sta colpendo notevolmente l’economia tedesca.
Quali riflessioni emergono dai dati di Destatis?
La forza economica del primo ventennio della Germania, il suo motore di sviluppo, la sua abilità di sfruttare la fine della “contrapposizione fra i blocchi” e la capacità di apertura ad “est”, sembrano oggi tradursi in un enorme boomerang per la crescita tedesca.
Inoltre, la scelta politica dell’ultimo quinquennio di non utilizzare gli ampi margini di bilancio dovuti allo scarso o assente deficit pubblico per effettuare investimenti in settori chiave per rilanciare la competitività nazionale stanno avendo effetti deleteri sulla crescita oggi. Non basterà, probabilmente, in chiave di politica industriale, il cambio di rotta legato al riarmo per spingere l’economia interna nel suo complesso.


