Germania, verso la sospensione del ricongiungimento familiare per i migranti sussidiari
Il Bundestag ha approvato un disegno di legge che sospende il ricongiungimento familiare per i titolari di protezione sussidiaria in Germania.
Negli ultimi mesi, la Germania ha avviato un cambiamento significativo nella sua politica migratoria, con particolare attenzione al ricongiungimento familiare per le persone titolari di protezione sussidiaria. Si tratta di uno status giuridico distinto da quello previsto dalla Convenzione sullo status dei rifugiati del 1951. In altri termini, ci si riferisce a coloro che rischierebbero gravi danni se rimpatriati nel Paese d’origine, ma che al contempo non soddisfano i criteri per ottenere pieno diritto d’asilo.
L’interesse del Governo tedesco al tema non sorprende, se si considerano i dati. Nel dettaglio, alla fine di marzo 2025, circa 388.000 persone, in gran parte provenienti dalla Siria, risultavano in Germania sotto questa forma di protezione. Sulla scorta di quanto precede, analizziamo l’evoluzione legislativa tedesca degli ultimi mesi in materia.
La Germania e il nuovo approccio alla gestione dei flussi migratori
Il 28 maggio 2025, il Consiglio dei Ministri tedesco (Bundeskabinett) ha adottato un pacchetto normativo che modifica in modo sostanziale il quadro legislativo sull’immigrazione. Tra le misure principali spicca la proposta del Ministro federale Alexander Dobrindt per sospendere temporaneamente l’ingresso dei familiari di coloro che beneficiano della protezione sussidiaria. Tale iniziativa ha segnato un cambio di direzione nelle politiche migratorie, puntando a una gestione più selettiva e contingentata dei flussi in ingresso.
Per come concepita, quindi, la proposta legislativa ruota su un nucleo centrale, ossia la sospensione del diritto al ricongiungimento familiare per due anni, con eccezioni ammesse solo in casi eccezionali e documentati di particolare gravità. Secondo il Bundeskabinett, il disegno di legge contribuirà a ridurre l’afflusso di nuovi migranti, nonché quei “pull factors” volti ad incentivare l’immigrazione irregolare, tenendo conto delle capacità del Paese in termini di accoglienza e integrazione.
Contestualmente, il Governo tedesco ha modificato anche la legge sulla cittadinanza, eliminando la possibilità di naturalizzazione dopo tre anni di soggiorno regolare. A partire dall’entrata in vigore del nuovo testo, saranno richiesti almeno cinque anni per avanzare una domanda di cittadinanza tedesca, salvo condizioni eccezionali.
Il voto del Bundestag sulla sospensione del ricongiungimento familiare
Il 27 giugno scorso, il disegno di legge del Bundeskabinett è stato sottoposto al vaglio del Bundestag, la Camera del Parlamento tedesco composta dai rappresentanti eletti dai cittadini. La proposta legislativa ha raggiunto l’approvazione, con 444 voti favorevoli e 135 contrari, e attende adesso la votazione del Bundesrat, Camera che tutela gli interessi dei Länder.
In caso di esito positivo, la nuova normativa congelerà per un periodo di due anni le precedenti disposizioni che fissavano una quota massima di 1.000 visti al mese per i familiari stretti di beneficiari di protezione sussidiaria. Tale orizzonte temporale potrà essere eventualmente prorogato o rivisto in base agli esiti delle valutazioni sull’impatto sociale e amministrativo del provvedimento.
Il Bundeskabinett ha previsto che la nuova normativa impedirà l’ingresso di circa 12.000 persone ogni anno. Ed proprio in virtù di ciò che la pressione sulle strutture pubbliche risulterà alleggerita, in particolare nei settori dell’istruzione, dell’alloggio e dell’assistenza sociale.
In particolare, l’arrivo massiccio di migranti negli anni 2015-2016 ha evidenziato le difficoltà del sistema tedesco nel fornire risorse adeguate a tutti i richiedenti protezione. L’entrata in vigore del disegno di legge agevolerebbe i comuni nel fronteggiare quelle carenze strutturali che vengono ulteriormente messe alla prova dall’ingresso di nuovi nuclei familiari.
Le ragioni a sostegno della nuova normativa
Alla base della scelta legislativa del Governo tedesco e del Bundestag vi è una combinazione di motivazioni giuridiche, politiche e pratiche. Sul piano del diritto, le restrizioni si concentrano sui titolari di protezione sussidiaria proprio perché per questi soggetti esiste un margine più ampio di intervento. A differenza dei rifugiati riconosciuti o dei titolari di protezione umanitaria, i beneficiari di tale protezione non godono di un diritto automatico al ricongiungimento familiare.
La Costituzione tedesca e l’ordinamento giuridico dell’Unione Europea, infatti, offrono una tutela più stringente in materia per le prime due categorie di individui. Ciò ha reso possibile un intervento selettivo, che esclude dal blocco le persone protette secondo la Convenzione sullo status dei rifugiati. In altri termini, la Germania sta sfruttando il margine di discrezionalità che deriva dalla normativa UE e nazionale per introdurre la sospensione del diritto al ricongiungimento familiare per i titolari di protezione sussidiaria.

La riforma in esame modifica anche la legge sul soggiorno (Aufenthaltsgesetz), inserendo formalmente tra i suoi obiettivi la limitazione dell’immigrazione, non solo la sua regolamentazione. Questo aggiornamento semantico assume un forte valore politico, indicando un orientamento restrittivo nell’interpretazione futura delle disposizioni in materia di ingresso e permanenza.
Un altro elemento di rilievo riguarda l’effetto attrattivo che il ricongiungimento familiare esercita su chi intende raggiungere l’UE. Molti migranti, infatti, si muovono verso la Germania pur sapendo di non ottenere lo status di rifugiato, contando sulla possibilità di far giungere i propri familiari in un secondo momento. Secondo il Bundeskabinett, limitare questa opportunità dovrebbe quindi ridurre gli incentivi all’immigrazione irregolare e scoraggiare i viaggi pericolosi e strumentalizzati da reti di traffico di esseri umani.
Le critiche alla sospensione
L’approvazione della sospensione ha suscitato una forte ondata di critiche supportate da altrettanti timori. Sotto il profilo del diritto, il disegno di legge è stato contestato in quanto risulterebbe incompatibile coi principi costituzionali e i diritti umani. Le principali preoccupazioni riguardano il rischio che la normativa possa avere effetti retroattivi, colpendo anche le domande già presentate ma non ancora esaminate dalle autorità.
Vi è, inoltre il timore che la misura possa avere effetti controproducenti sul piano dell’integrazione. La separazione prolungata dei nuclei familiari potrebbe generare stress psicologico, isolamento sociale e ostacoli nell’inserimento dei beneficiari nel contesto tedesco. Il ricongiungimento familiare, in passato, era stato considerato uno strumento fondamentale per favorire la stabilità dei rifugiati e la loro partecipazione attiva alla vita economica e sociale del Paese.
Da ultimo, non manca chi paventa il rischio che la nuova normativa potrebbe incrementare il ricorso a canali migratori irregolari. Con la chiusura delle vie legali, è plausibile che alcune famiglie tentino comunque di riunirsi, affidandosi a rotte più pericolose e illegali. In tal modo, si potrebbe generare proprio quell’instabilità che la nuova legge intende evitare.
Sospensione del ricongiungimento familiare: quali prospettive in Germania e nell’UE?
Il dibattito sulla sospensione del ricongiungimento familiare per i titolari di protezione sussidiaria si inserisce in contesto più ampio. Si tratta, infatti, di operare un bilanciamento tra protezione umanitaria e gestione efficace dei flussi, nel novero delle politiche migratorie dell’UE.
Come descritto, il legislatore tedesco ha scelto di adottare un approccio selettivo. Il diritto al ricongiungimento resterebbe formalmente tutelato per i rifugiati riconosciuti, nonostante la deroga temporanea di due anni prevista dal disegno di legge. Parafrasando, la normativa limiterebbe il diritto in questione solo nei confronti di quei soggetti con uno status considerato secondario. E ciò, secondo il Bundeskabinett, impedirebbe di pregiudicare o violare gli obblighi di matrice internazionale.
Andando oltre i confini territoriali della Germania, la legge tedesca potrebbe fungere da modello per altri Paesi UE, contribuendo a ridefinire il quadro normativo europeo in materia di immigrazione. Resta aperto, tuttavia, un confronto cruciale che segna lacerazioni politiche. Da un lato, chi auspica un approccio più rigido; dall’altro, chi sostiene che l’unità familiare debba rimanere una priorità anche nei regimi di protezione limitata.


