Be My Eyes, l’app che aiuta le persone non vedenti e ipovedenti

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Nata da un’idea di Hans Jorgen Wiber, Be My Eyes è l’app che offre assistenza visiva alle persone non vedenti e ipovedenti. La videochiamata diventa lo strumento che permette di creare una rete di volontari che parlano lingue diverse, diventano gli occhi di qualcun’altro.


L’idea di Hans Jorgen Wiberg, padre dell’app Be My Eyes, nasce da una sua personale esperienza sul campo, quella di volontario per un’associazione danese di ciechi. Wiberg tasta il senso di disagio che molti di loro, non vedenti e ipovedenti, provano quando devono chiedere aiuto per svolgere delle attività che richiedono assistenza visiva: conoscere la scadenza del latte o capire quale fra i due maglioni sul tavolo è di colore rosso. 

Wiberg idea un’app che permette a persone con disabilità visive di essere autonomi, attraverso lo strumento della videochiamata, supportati da una rete di volontari pronti ad aiutarli.

L’app è gratuita ed è disponibile per dispositivi Android e iOS. Dopo averla scaricata si procede alla registrazione dei propri dati, ci si dichiara “non vedente” o “volontario vedente”, e si indica la lingua di interazione. 

L’utente con disabilità avrà la possibilità di far partire la chiamata quando ne avrà la necessità, che sia mattina o sera; a rispondere sarà il primo volontario disponibile e la comunicazione avverrà nella lingua scelta dall’utente. Inoltre, il 90 percento di queste chiamate non superano i tre minuti.

Dal 2015 ad ora, Be My Eyes conta una comunità di 104 mila utenti che interessano 150 Paesi e interagiscono in 180 lingue differenti: fra questi, 1.800 sono gli italiani non vedenti che utilizzano l’app. Sono 22 mila i volontari italiani che hanno scelto uno dei modi più innovativi per “riscoprirsi” volontari oggi. 

Non serve spostarsi, rispondere a delle disponibilità fissate da turni, ma solamente rispondere a una videochiamata, fra l’altro breve. Quante volte ci siamo spesi per molto di più? Si aiuta senza quasi “capire” il grande gesto che si sta facendo e non risulta gravoso. 

Wiberg è uno dei pochi che ottimizza l’uso della tecnologia, creando uno strumento che sia un vero e proprio aiuto, una videochiamata per facilitare la vita di chi non può vedere. 

Sull’app è possibile accedere alla sezione relativa alle testimonianze, in cui chi ha beneficiato racconta la sua storia: Shaun ha usato l’app per familiarizzare con ambienti nuovi ed è stato aiutato  ad arrivare all’università, la sua destinazione; ma anche trovare oggetti persi o caduti, acquistare generi alimentari, risolvere i problemi del computer, identificare la data di scadenza del cibo e tanto altro.

Ci vuole davvero poco per far parte di questa community. Il motore di questo progetto è l’algoritmo, che ne scava le fondamenta, ma sono l’idea e il concetto stesso di volontariato a costituirne le colonne portanti.


Maria Martina Bonaffini

Viaggiatrice solitaria alla volta di nuove terre, mai immobile e sempre (o quasi) con l'ironia in tasca.

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