Brasile, la condanna di Bolsonaro crea un precedente storico
La condanna dell’ex Presidente del Brasile Jair Bolsonaro avrà delle conseguenze piuttosto evidenti. E la reazione degli USA?
L’11 Settembre, data nota già per altri motivi, ora aggiunge un nuovo capitolo alla storia, non solo nordamericana. La condanna del Presidente Jair Bolsonaro per tentativo di colpo di stato, infatti, apre ora tanti interrogativi, anche in merito al supporto del Governo USA guidato da Donald Trump.
Le motivazioni della condanna in Brasile
Andando con ordine, Jair Bolsonaro era già stato sotto processo e aveva già ricevuto una prima condanna con interdizione dai pubblici uffici fino al 2030, per affermazioni false in merito alla vulnerabilità del sistema di voto elettronico brasiliano. Ma questo non lo aveva fatto demordere nella sua idea di contestare la sentenza e candidarsi ugualmente nel 2026, in un tentativo di ritornare al potere che aveva già lasciato molti dubbi. Tuttavia, ora la situazione è drasticamente diversa: la nuova condanna per 27 anni di carcere prevede una sfilza di accuse dalle quali è difficile sganciarsi.
Bolsonaro è stato ora accusato, oltre che di «pianificare un colpo di stato», anche di «voler sovvertire con la violenza lo stato di diritto democratico» e di «organizzazione criminale armata». In effetti, il piano creato, dal nome Pugnale verde e giallo, prevedeva l’assassinio di Lula, del Vicepresidente Geraldo Alckmin e del giudice della Corte Suprema Alexandre de Moraes, uno dei votanti a favore della condanna di Bolsonaro.
All’ex Presidente e agli altri sette accusati, tra cui il candidato Vicepresidente Walter Braga Netto, è anche attribuita la rivolta di Brasilia, avvenuta nel 2023, che ha portato a una devastazione della Corte Suprema non dissimile dall’attacco al Campidoglio avvenuto a Washington nel 2021.
E gli USA di Donald Trump?
Il Presidente statunitense Donald Trump non ha mai fatto mistero della sua amicizia con Jair Bolsonaro. Già il processo ancora inconcluso aveva portato gli USA a porre dei dazi “punitivi” al Brasile pari al 50%. La condanna attuale ha lasciato molto sorpreso il Governo statunitense, e le affermazioni di Donald Trump non lasciano spazio a dubbi sul fatto che il Presidente vede in Bolsonaro qualcuno che ha subito le stesse angherie politiche, ma i cui nemici politici “l’hanno fatta franca”.
La dichiarazione di Marco Rubio, secondo cui la condanna sarebbe «ingiusta e figlia di una persecuzione politica» e Bolsonaro sarebbe «vittima di una caccia alle streghe», non lascia spazio a dubbi sul pensiero del Governo.
Tuttavia, la sentenza rimane storica: un Capo di Stato che viene accusato di qualcosa di così pesante, specie in uno Paese ancora martoriato dal ricordo della dittatura militare (1964-1985), non può venire ignorato come una nota di cronaca. La controreplica del Presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva ha evidenziato che il Brasile reagirà se Trump annuncerà nuove sanzioni contro lo Stato a seguito della condanna a Bolsonaro.
«È arrogante da parte sua non volere che la giustizia brasiliana processi qualcuno che ha commesso un crimine. Se il Presidente Trump vivesse in Brasile e avesse fatto quello che [Bolsonaro] ha fatto sarebbe sotto processo anche lui», ha detto Lula, forse in un velato riferimento all’episodio del Campidoglio.


