Francia, dalla cattiva gestione delle risorse pubbliche alla crisi

Francia, dalla cattiva gestione delle risorse pubbliche alla crisi

Quella in corso in Francia è una crisi che investe nel suo complesso l’intera società francese ma le cui radici si trovano nella gestione delle risorse pubbliche.


La sfiducia al Governo Bayrou

La crisi francese, la cui evidenza è esplosa nella sfiducia al Governo Bayrou dello scorso 8 settembre, ha la sua radice nella complessa gestione delle risorse pubbliche. Nel dettaglio, si tratta di una sfiducia che ha avuto ad oggetto le politiche di risanamento dei conti pubblici proposte dallo stesso esecutivo francese.

Ci si riferisce ad una manovra dall’ammontare complessivo di 44 miliardi di euro fra nuove tasse e tagli alla spesa, fra i quali il blocco dell’indicizzazione delle pensioni nel 2026 e la soppressione di due giorni di festa nazionale. L’obiettivo era quello di portare la dinamica del rapporto deficit/pil sotto il 3% entro il 2029. A questa manovra si opposti due deputati su tre, con 364 voti contrari e 194 voti favorevoli.

I dati della finanza pubblica

Le ragioni che hanno portato alla redazione di una manovra “lacrime e sangue” sono da ricercare nello stato disastroso dei conti pubblici francesi e nella loro notevole distanza dai parametri di Maastricht tornati in vigore. Secondo le stime della Banca di Francia, nelle sue Projection Macroéconomiques dello scorso giugno, il rapporto deficit/pil francese nel 2025 si attesterà a ben il 5,4%, in calo rispetto al 5,8% del 2024, ma ben lontano dal 3% indicato dai Trattati.

La precarietà politica dell’Assemblea Nazionale, inoltre, rende gli sforzi di risanamento progettati dai Governi in carica poco credibili agli occhi degli investitori: la situazione è così poco stabile, come dimostrato lo scorso 8 settembre, che anche le politiche di risanamento appaiono molto precarie e poco credibili. Non a caso, proprio con queste ragioni, l’agenzia Fitch ha motivato il suo declassamento del rating sul debito francese da AA- ad A+, con outlook stabile.

Le maggiori preoccupazioni sono però collegate alla dinamica del rapporto debito/pil. Lo stesso, secondo i dati forniti dall’Istituto di Statistica francese INSEE, ha già sfiorato nel primo trimestre di quest’anno il 114% (113,9% per la precisione) e rischia nel corso dei prossimi due anni di raggiungere la soglia psicologica del 120%. Di particolare preoccupazione è l’aumento della divergenza fra il dato della zona Euro e quello francese: mentre il primo tenderà ad attestarsi al 90%, il secondo crescerà per l’appunto verso il 120%, come si evince dal seguente grafico.

Francia, dalla cattiva gestione delle risorse pubbliche alla crisi
Fonte: Banque de France

Un ultimo punto di preoccupazione da non sottovalutare è il costo di finanziamento del debito in crescita che rappresenta un ulteriore onere per le finanze pubbliche già disastrate. A peggiorare il quadro è che i detentori del debito sono per oltre la metà esteri, con una maggiore tendenza alla volatilità rispetto a quelli nazionali.

Il livello dello spread in Francia

Per tutte le ragioni sopra esposte, un fenomeno del tutto nuovo sta avvenendo in queste settimane sui mercati del debito europei: la scomparsa del differenziale sui premi di rischio dei decennali di debito pubblico fra i titoli francese e italiano. Lo spread fra il decennale il BTP italiano e l’OAT francese si è mantenuto, in questi giorni, entro i 10 punti quando non si è del tutto azzerato. Il differenziale con il Bund tedesco si mantiene sull’ottantina di punti.

Quello che è accaduto non è, purtroppo, il prodotto di un miglioramento del premio di rischio del titolo di stato italiano quanto di un peggioramento del rendimento del titolo francese. Ad impressionare ulteriormente sono due circostanze: la prima è il peggioramento di un differenziale (Italia-Francia) che fino a qualche anno fa ammontava a centinaia di punti; la seconda è che anche la Francia, dopo l’Italia, ha superato i rendimenti di rischio della Grecia, considerata fino a poco tempo fa la cenerentola d’Europa. A titolo di esempio, si riportano nella tabella in basso i differenziali toccati alla chiusura delle borse dello scorso venerdì 12 settembre.

Francia, dalla cattiva gestione delle risorse pubbliche alla crisi

Quali conclusioni sulla crisi in Francia?

La certezza è che il nuovo Primo Ministro scelto dal Presidente Macron Sébastien Lecornu, in precedenza Ministro della Difesa, ha la strada in salita. I numeri della sfiducia di Bayrou lasciano pochi margini di successo e una “non sfiducia” da parte del Fronte Nazionale e del Partito Socialista Francese – formula politica che aveva permesso di superare lo scoglio della fiducia al suo predecessore – avrà un costo politico. 

I Socialisti hanno fatto già sapere che in assenza di una patrimoniale del 2% sui patrimoni superiori ai 100 milioni di euro, il cui gettito stimato sarebbe di circa 22 miliardi, circa metà della manovra messa in campo dal Governo Bayrou, non darebbero alcun appoggio in qualsivoglia forma al Governo Lecornu. Questa forma di patrimoniale trova autorevoli sostenitori anche fra gli economisti di area liberale, fra i quali anche Thomas Piketty, come forma di riequilibrio della sempre più ampia diseguaglianza che si sta concretizzando nelle società occidentali.

A complicare ulteriormente il quadro sono le proteste sindacali, e non solo, che stanno infiammando il Paese transalpino e che sembrano avere come obiettivo principale il Presidente Macron e la sua linea politica. In ogni caso, dipanare la situazione non sarà né semplice, né rapido, e, al momento, non si intravede nemmeno il modo in cui uscirne.

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