Jair Bolsonaro è accusato di crimini contro l’umanità

La Commissione parlamentare d’inchiesta ha accusato il presidente del Brasile Jair Bolsonaro di crimini contro l’umanità per la sua gestione scellerata della pandemia.


La Commissione parlamentare d’inchiesta del Congresso brasiliano, nominata ad Aprile, ha fatto luce sulle responsabilità del presidente del Brasile Jair Bolsonaro e di altri suoi collaboratori nella gestione della pandemia. Le accuse sono tante e piuttosto gravi: epidemia dolosa con morte procurata, violazione di misure sanitarie preventive, irregolarità nell’uso di fondi pubblici, istigazione a delinquere, falso sia in atti pubblici che documenti privati, «ciarlatanismo».

Tuttavia, l’accusa più grave – in particolare dal punto di vista internazionale – è quella per crimini contro l’umanità che, in caso di condanna, comporterebbe per Bolsonaro la pena dell’ergastolo. Sono cadute invece le altre due accuse iniziali: omicidio e genocidio a carico delle comunità indigene.

Il rapporto Calheiros, del quale sono stati pubblicati alcuni stralci in questo articolo del Guardian, contiene nelle sue quasi 1200 pagine accuse contro 68 persone tra ministri, deputati, imprenditori, medici e consulenti. Tra gli altri, anche i figli di Jair Bolsonaro (Flavio, Eduardo e Carlos), accusati di istigazione a delinquere e di diffusione di notizie false sulla pandemia, attraverso campagne propagandistiche sui social network.

La commissione ha anche sottolineato che il clan Bolsonaro avrebbe ripetutamente violato i protocolli epidemiologici durante comizi e apparizioni pubbliche.

La responsabilità politica del Presidente per le conseguenze della pandemia, che in Brasile ha fatto più di 600mila vittime, non è limitata alla disinformazione e al negazionismo. Bolsonaro avrebbe infatti utilizzato deliberatamente il contagio come strumento nella sua lotta contro le popolazioni indigene dell’Amazzonia, alle quali sin dai tempi della campagna elettorale del 2018 ha dedicato parole inequivocabili: “gli indiani puzzano, sono ignoranti e non parlano la nostra lingua”, “il riconoscimento della terra indigena è un ostacolo all’agribusiness”, “se diventerò presidente, non ci sarà un centimetro in più di terra indigena”.

Bolsonaro

“Anche prima della pandemia”, afferma il rapporto della commissione, “il presidente Jair Bolsonaro propugnava una politica anti-indigena che ha esposto deliberatamente i popoli nativi a mancanza di assistenza, molestie, invasioni di terre e violenza, con atti di aperta ostilità che si sono intensificati dopo l’arrivo del virus”.

Tuttavia, gli effetti della gestione pessima della pandemia da parte del presidente riguardano l’intera popolazione brasiliana. Non solo i ritardi nella vaccinazione ma anche la delegittimazione dell’efficacia di tutte le misure di prevenzione basilari come il distanziamento sociale e l’uso delle mascherine hanno notevolmente incrementato il numero delle vittime: “Se gli interventi non farmaceutici fossero stati implementati sistematicamente, i tassi di trasmissione avrebbero potuto essere ridotti di circa il 40%, il che significa che si sarebbero potute salvare 120.000 vite entro la fine di marzo 2021″.

Da un lato, gli effetti della pandemia in Brasile sono dunque la diretta conseguenza dell’atteggiamento negazionista di Bolsonaro, il quale ha sempre trattato la covid-19 come una semplice influenza da accettare con rassegnazione – o al massimo da curare con l’idrossiclorochina. Dall’altro, le cause della tragicità dell’impatto della pandemia andrebbero ricercate anche nei ritardi nella campagna di vaccinazione. 

Ritardi che, secondo le indagini della Commissione, sarebbero intenzionali: piuttosto che acquistare le dosi di Pfizer e Coronavac disponibili (si citano centinaia di mail rimaste senza risposta), Bolsonaro avrebbe preferito aspettare il Covaxin indiano, sul quale aveva già concordato il pagamento di tangenti.

Prevedibilmente, Jair Bolsonaro ha negato la veridicità delle accuse. Martedì toccherà al Senato esprimersi sulla legittimità delle indagini della Commissione, con un voto che – se approvato dalla maggioranza dei senatori – sfocerà in numerosi processi penali. Difficile però che si arrivi all’impeachment, considerando che il Procuratore della Repubblica al quale saranno trasmesse le carte del rapporto è Augusto Aras, un fedelissimo del Presidente. 

Di sicuro, le conseguenze politiche di questa indagine saranno indelebili. Il gradimento di Bolsonaro è crollato nei sondaggi e da mesi il paese è attraversato da proteste antigovernative. E sebbene ci sia ancora uno zoccolo duro di elettori che continua a sostenerlo, è probabile che alle prossime elezioni prenderà il suo posto Lula, l’ex presidente socialista che due anni fa è stato scarcerato in seguito a un processo per corruzione che la stessa Corte suprema ha definito politicizzato.

Bolsonaro è consapevole della crisi. Come lui stesso ha detto ad Agosto, in occasione di un meeting con i leader della destra evangelica, queste sono le alternative che vede nel suo futuro: “vincere, essere arrestato o essere ucciso”.


Francesco Puleo

Caporedattore. Scrivo da sempre, per mettere in ordine le idee e capire da che parte stare stare.

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