America Party e Stati Uniti, la nuova provocazione di Elon Musk

America Party e Stati Uniti, la nuova provocazione di Elon Musk

Gli Stati Uniti si trovano di fronte ad una nuova provocazione del magnate Elon Musk? O America Party può effettivamente esistere?


Era solo questione di tempo. Dopo la rottura del magico rapporto di amicizia tra il Presidente statunitense Donald Trump e il magnate di origini sudafricane Elon Musk, che quest’ultimo avesse intenzione di avvicinarsi alla politica in modo più attivo era chiaro ormai a molti. Ma l’ultima dichiarazione di Musk, nata a giugno e riproposta proprio in occasione dell’Independence Day, sembra aver sparato molto in alto.

America Party, la proposta per il futuro degli Stati Uniti

La proposta fatta dal miliardario sarebbe effettivamente un’idea molto anomala nel panorama politico statunitense. Infatti, l’ormai granitico bipolarismo americano è famoso per la sua apparente inamovibilità e per la difficoltà, per altre forze politiche, di affermarsi come possibili alternative, ottenendo sempre risultati ininfluenti e minimi rispetto a quanto effettivamente necessario per la partecipazione alla politica attiva degli USA.

Inoltre, al momento la mossa sembra quasi un atto di sfida alla politica economica del grande ex amico presidente, il quale ha approvato con orgoglio una legge fiscale che Musk avrebbe definito come «un vero abominio», dichiarando che chi ha votato a favore «dovrebbe vergognarsi». Probabilmente, i tagli allo sviluppo dell’energia pulita, che andavano a favore di Tesla, sarebbero la motivazione principale di questa risposta da parte del magnate, ormai attivamente separato da Donald Trump.

Elon Musk e Donald Trump, dalle stelle alle stalle

Il rapporto tra i due miliardari è cambiato da relativamente poco tempo. Basti pensare all’aiuto attivo in campagna elettorale, con la propaganda portata avanti da Musk. Le conseguenze di quell’aiuto iniziale si sono viste subito dopo l’insediamento di Donald Trump, che gli ha concesso, seppur senza la giusta posizione nel partito, la chance di far parte del governo in maniera ufficiosa, attraverso il DOGE (acronimo, al retrogusto di meme, di Department of Government Efficiency), che ha permesso a Elon Musk di mettere l’occhio sulle operazioni di vari dipartimenti del governo, in veste di privato cittadino.

Questo ruolo non è durato molto tempo, tuttavia, così come anche la posizione di consigliere e alleato politico, durante la quale Musk si è presentato, anche in modo piuttosto controverso, a raduni di estrema destra europea, non lasciando spazio a dubbi sulle simpatie reciproche tra Donald Trump e la fascia politica con la quale il magnate di origine sudafricana ha più volte interagito.

Il termine della collaborazione aveva visto i due magnati come ancora legati da un rispetto reciproco. Ora, però, sembra che le nuove manovre economiche del tycoon per gli USA abbiano lasciato l’amaro in bocca a Musk, che in un sondaggio sul suo social X, ampiamente ritenuto di parte e a suo favore, avrebbe quindi chiesto agli utenti cosa ne pensassero di un nuovo partito, ottenendo un 65% di voti a favore.

Gli ostacoli del bipolarismo statunitense e delle origini di Musk

Tuttavia, anche se Elon Musk ha lasciato intendere che il suo nuovo progetto, America Party, sarà in partenza a partire dal prossimo anno, vi sono già numerosi ostacoli al suo progetto. In primis, come già citato, la colossale macchina politica statunitense vede ormai come radicati solo i due principali partiti, il Partito Democratico e il Partito Repubblicano. La partecipazione di un nuovo soggetto politico, inoltre, richiede una presenza capillare in tutti gli Stati del territorio USA, ed è un prerequisito senza il quale non si può accedere neppure alla competizione elettorale.

Vi è inoltre un altro ostacolo alla corsa di Elon Musk: le sue origini sudafricane, da padre sudafricano e madre canadese. Alla corsa alla presidenza può infatti partecipare solo chi sia «nato americano». Questo vale anche se, come spiegato dall’Independent, vi è stata una singola eccezione a questa regola, ovvero la candidatura di John McCain contro Barack Obama: nonostante la sua nascita a Panama, riuscì ad aggirare il limite attraverso un paio di “escamotage”, ovvero i genitori statunitensi e il fatto di essere nato in una zona vicina al Canale di Panama, all’epoca sotto controllo degli USA. Questo non varrebbe, però, per Musk, la cui storia è decisamente diversa.

Rimane inoltre un ultimo punto, seppur slegato dai precedenti: sfidare un Donald Trump che al momento sta ottenendo tutti i risultati che sperava di ottenere, dalla sua posizione come magnate piuttosto teatrale nei modi e nelle espressioni, potrebbe essere molto difficile, e la glaciale composizione della politica statunitense non volge a suo favore. Tuttavia, sembra che a Elon Musk questo non importi, e quindi vedremo cosa succederà nel futuro prossimo, e come si evolverà questo nuovo colpo di teatro del magnate: America Party sarà solo una nuvola di fumo, o il suo seguito potrà davvero muovere qualcosa in un sistema che sembra votato al bipartitismo?

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