La storia degli Stati Uniti tra attentati e omicidi

Stati Uniti
Stati Uniti

Il recente attentato a Donald Trump non è stato un caso isolato. Gli Stati Uniti d’America, infatti, hanno una lunga scia di attentati ed omicidi politici.


Sono trascorsi esattamente due mesi dal tentato omicidio in diretta nazionale dell’ex Presidente e candidato repubblicano alla presidenza degli Stati Uniti Donald Trump, al comizio elettorale presso alla fiera agricola di Meridian, una zona rurale della Pennsylvania. L’attentatore, il ventunenne Thomas Matthew Crooks, dopo aver sparato diversi colpi col suo AR-15, ha mancato letteralmente per pochi millimetri il suo obiettivo Donald Trump, ferendolo ad un orecchio. L’autore dell’attacco è stato poi – senza non molte polemiche – neutralizzato dal Secret Service.

Nella storia degli Stati Uniti, però, l’evento di Meridian non è stato un caso isolato. Nei due secoli e mezzo di esistenza infatti, gli Stati Uniti d’America hanno una lunga scia di attentati ed omicidi politici che hanno avuto come obiettivi sedici tra Presidenti in carica, ex Presidenti o candidati tali e che contano tra di essi cinque morti e sei feriti.

Il primo nella lunga lista fu Andrew Jackson, 7° Presidente degli Stati Uniti, il 30 gennaio 1845 al Campidoglio di Washington D.C. Il Presidente, giunto in Campidoglio per rendere gli omaggi alla salma del Senatore Warren R. Davis da poco scomparso, scampò all’agguato dell’anglo-americano Richard Lawrence.

L’attentatore, appostato tra le colonne dell’edificio, attese l’uscita di Jackson per sparare due colpi di pistola alle spalle del Presidente, ma non lo prese. Già allora, nei giorni successivi all’evento, voci di una potenziale cospirazione ai danni di Jackson si fecero sempre più fitte. Tuttavia, l’11 aprile successivo, la giuria distrettuale del District of Columbia fece cadere ogni accusa di matrice terroristica sostenendo l’infermità mentale di Richard Lawrence.

Trent’anni dopo però, il 14 aprile 1865, il sedicesimo Presidente, il Repubblicano Abraham Lincoln, cadde sotto i colpi di pistola di John W. Booth. L’assassinio di Lincoln, uno degli eventi clou della storia americana, mantiene ancora oggi un velo di mistero. La sera dell’omicidio, infatti, gli obiettivi di Booth erano il Presidente e tutto il suo entourage. Oltre Lincoln, Booth voleva assassinare sia il Vice Andrew Johnson sia il Segretario di Stato William H. Seward. 

I motivi che spinsero Booth a compiere l’attentato sono da rintracciare nei sentimenti di vendetta che gli Stati Confederati d’America, da poco sconfitti dalle forze armate unioniste nella drammatica Guerra civile, covavano nei confronti dell’amministrazione Lincoln, per le sue politiche civili e abolizioniste.

L’omicidio di Lincoln, a detta di alcuni, sembrerebbe la realizzazione di quello che nel febbraio 1861 venne definito il “Complotto di Baltimora”, ovvero un sedicente tentativo di assassinio del neoeletto Presidente, che sarebbe dovuto intercorrere nella città di Baltimora, durante il tragitto per l’insediamento alla Casa Bianca.

L’inizio della fine del XIX secolo si conclude con l’omicidio di James Garfield, avvenuto sabato 2 luglio 1881 a Washington D.C. per mano di Charles J. Guiteau e il suo British Bulldog Revolver. Garfield, insediatosi alla Casa Bianca da poco meno di quattro mesi, morirà il 19 settembre successivo per setticemia.

Ancora, vent’anni dopo l’omicidio Garfield, un altro Presidente, il venticinquesimo, il repubblicano William McKinley, cadde sotto i colpi di revolver dell’anarchico polacco-americano Leon Czolgsz, durante una visita alla fiera espositiva Pan-americana di Buffalo, New York. Colpito con due colpi all’addome, la morte di McKinley sopraggiunse non prima di una lunga settimana di agonia, a causa della gangrena. L’attentato al Presidente fa quasi da spartiacque tra gli omicidi politici del XIX secolo e quelli del XX, di cui, il più famoso, il più drammatico fu – certamente – quello di John Fitzgerald Kennedy.

Nel frattempo, lungo i sessantatre anni che separano gli eventi di Buffalo da quelli di Dallas, tre Presidenti eletti sono scampati a tre diversi attentati. Da Theodore Roosevelt nel 1912 a Milwaukee, Wisconsin, durante la campagna elettorale per le elezioni del 1912, ripresentatosi come candidato Progressista, ferito da un colpo di pistola sparato da John Schrank, a Henry Truman nel 1950, passando per Francis Delano Roosevelt per mano dell’italo-americano Giuseppe Zangara, la politica interna americana è stata caratterizzata da vari tentativi di assassinio e di destabilizzazione delle istituzioni politiche di Washington.

Il 1960 apre il decennio americano con le elezioni alla carica di 35° Presidente degli Stati Uniti. Il candidato eletto sarà poi il democratico John Fitzgerald Kennedy. Nel clima di tensione politico interno al paese – sono gli anni dei diritti civili degli afroamericani – e di terrore per un potenziale conflitto nucleare con l’Unione Sovietica, l’amministrazione Kennedy verrà ricordata anche per il fallimentare sbarco clandestino nella Baia dei Porci del 1961, la successiva crisi missilistica scaturita dal confronto sul suolo cubano e la preparazione per un intervento militare diretto in Indocina.

Questi tre fattori andranno a comporre la lunga lista di dietrologie e complotti vari che ruoteranno attorno l’assassinio di John Kennedy a Dallas, in Texas, il pomeriggio del 22 novembre 1963. Quello che può ben rientrare tra gli omicidi più famosi della storia, il primo in presa diretta, l’evento di Dallas cambierà drasticamente la storia politica americana e non solo. 

Richard Nixon – successore di Lyndon B. Johnson, divenuto Presidente degli Stati Uniti il giorno dopo la morte di Kennedy – scampò ad un possibile attentato per mano di Samuel Byck, il quale nel febbraio 1972 aveva pianificato di dirottare un aereo e schiantarsi sulla Casa Bianca. Quello stesso anno, il governatore dell’Alabama George Wallace, candidato indipendente alle elezioni del ’72, durante il suo tour elettorale venne colpito da quattro colpi di pistola partiti da Arthur Bremen.

Wallace tuttavia riuscì a scampare alla morte. Poi fu la volta di Gerald Ford, già Vice di Nixon, e Presidente in carica nel quadriennio 1974 – 1977, scampato a due tentati omicidi avvenuti in California, tra Sacramento e San Francisco, nel settembre 1975 e le cui autrici, Lynette Fromme e Sara Jane Moore, avevano delle affiliazioni con la famigerata Famiglia Manson.

L’ultimo quarto di secolo è stato caratterizzato dai tentativi di assassinio rispettivamente di Jimmy Carter, nel 1979, di Ronald Reagan nel 1981 per mano di uno psicopatico, tale John Hinckley Jr., e di Bill Clinton nel 1994, dopo che Francisco Martin Duran scaricò un caricatore di un SKS russo verso le vetrate della Casa Bianca.

Gli anni 2000 hanno vissuto il binomio (Repubblicano-Democratico) entrambi per due mandati consecutivi. Sono gli anni questi dell’11 settembre, della guerra al terrorismo e dei postumi che ne conseguirono, gli anni delle invasioni dell’Afghanistan, dell’Iraq e del ritiro da quest’ultimo. Sono anni caratterizzati anche da diversi tentativi di assassinio sia nei confronti di George W. Bush, come ad esempio la sparatoria del 2001 avvenuta, come per Clinton, di fronte la Casa Bianca, dell’attacco del 2005 di Tbilisi e infine del più noto “lancio delle scarpe” del 2008 a Baghdad. 

Anche il successore Barack Obama non è stato esente da tentativi di assassinio o minacce di morte. Nel 2008, sul finire della sua campagna elettorale alla Presidenza, in due occasioni si è avuto il tentativo di commettere attacchi terroristici sia a Denver, alla Convention democratica, quanto in Tennessee, a Brownsville, dove due suprematisti bianchi Paul Schlesselman e Daniel Cowart stavano preparando un assalto da attuare durante il comizio di Obama.

La vicenda di Donald Trump del luglio scorso pone indubbiamente numerose riflessioni sul clima politico statunitense e sulla sempre più profonda spaccatura all’interno dell’elettorato americano; una spaccatura apparentemente insanabile e che ha scoperchiato il vaso di Pandora di un potenziale conflitto (armato) interno al paese. E novembre è imminente.

di Emanuele Pipitone

Scopri di più da Eco Internazionale

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere

Scopri di più da Eco Internazionale

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere