Angela Davis: l’incessante lotta per i diritti degli afroamericani

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Ripercorriamo la vita e il pensiero di Angela Davis, una delle attiviste più importanti del movimento per i diritti civili degli afroamericani.


Angela Davis è riconosciuta oggi come una delle icone del movimento per i diritti civili degli afroamericani. Un movimento la cui storia è costellata da grandissime mobilitazioni, da un fervente attivismo e da personalità che hanno ispirato e guidato intere generazioni a partire dagli anni ’50 del XX secolo. 

Ripercorrere i punti salienti della sua vita, e del suo costante impegno, ci offre innumerevoli spunti di riflessione non soltanto rispetto alle vicissitudini del movimento, ma nei riguardi della sua storia personale, in quanto donna nera proveniente dal sud degli Stati Uniti. 

Nascere nella “collina della dinamite”

Angela Davis nacque il 26 gennaio del 1944 a Birmingham, in Alabama, in un quartiere della città soprannominato Dynamite Hill, la collina della dinamite. Il nome deriva dal fatto che il quartiere è tristemente famoso per essere stato lacerato da numerosi attacchi bomba contro le famiglie nere.

Già negli anni ’40, la città di Birmingham era fortemente divisa da tensioni razziali; Center Street, una delle arterie principali della città, demarcava la città nera dalla città bianca, un’opera di zonizzazione urbanistica che segregava i neri della città in zone prestabilite. A ovest i bianchi, a est i neri. 

Il Ku Klux Klan del luogo iniziò una propaganda di terrore contro le famiglie nere che tentavano di trasferirsi sul lato ovest di Center Street, dove risiedevano i bianchi, a volte sparando colpi di pistola o bombe contro le case. Tra gli anni ’40 e ’60, furono quaranta gli attacchi con dinamite a danno delle famiglie che minacciavano l’ordine imposto dai bianchi. Alcune delle foto, e trafiletti della stampa, si possono ritrovare in questo sito. 

Una tensione che si muoveva sulla linea del colore, e che ha sicuramente influenzato fin dai primi anni della sua vita Angela Davis. Un attacco con la dinamite contro una chiesa della città uccise tre delle sue amiche, in quello che è ricordato come il Birmingham Church Bombing. Alcune testimonianze ricordano la paura dei bambini neri di non poter andare a scuola o giocare nel quartiere. 

L’allora adolescente Angela Davis organizzò gruppi di studio “interrazziali”, che vennero però attaccati dalla polizia.

Gli anni universitari

Durante gli studi universitari alla University of California, Angela Davis fu alunna del filosofo marxista Herbert Marcuse. «Herbert Marcuse mi ha insegnato che era possibile essere un accademico, un attivista, uno studioso e un rivoluzionario», dichiarò Davis in un’intervista televisiva. Le sue lezioni ispirarono molti attivisti del movimento per i diritti civili, e lo stesso Marcuse partecipò ad alcune delle manifestazioni in supporto alle rivendicazioni degli studenti neri.  

Alla fine degli anni ’60, Angela Davis si avvicinò alle Pantere Nere, e lavorò al Che-Lumumba Club, un gruppo di neri del Partito Comunista.

A causa delle sue posizioni politiche, ad Angela Davis venne inizialmente negata la cattedra all’Università della California, poi riottenuta dopo una lotta in tribunale. A quel tempo, il Board of Regents era guidato dal governatore e futuro presidente degli Stati Uniti Ronald Reagan.

La vicenda Soledad Brothers

La cattedra all’università le fu ancora una volta negata dopo che Angela Davis si attivò in difesa dei Soledad Brothers, tre detenuti nella prigione di Soledad. I tre uomini – John W. Cluchette, Fleeta Drumgo e George Lester Jackson – vennero accusati dell’omicidio di una guardia carceraria, dopo che diversi detenuti afroamericani erano stati uccisi in una rissa da un secondino. Molti li consideravano come capri espiatori per il loro attivismo politico all’interno della prigione. Angela Davis insisteva su uno dei punti che rimarrà per sempre una delle sue principali direttive della sua critica: il sistema carcerario americano è fortemente discriminatorio nei confronti dei neri, e al suo interno persistono trattamenti estremamente a svantaggio di tutti i detenuti afroamericani.

Nell’ottobre del 1970 Jonathan Jackson, fratello di uno dei detenuti, fece un’irruzione nell’aula di tribunale dove si stava processando George, nell’obiettivo di liberarlo. La giudice Harold Haley venne uccisa nella sparatoria, e Angela Davis, considerata complice della morte della giudice (l’arma era registrata a suo nome, e si sospettava che la Davis e Jonathan avessero una relazione) venne ricercata dall’FBI. Venne inclusa nella lista dei dieci principali ricercati, con l’accusa di rapimento, cospirazione e omicidio.

Uniti per la liberazione di Angela Davis

Jonathan Jackson avevo lavorato per Angela Davis come guardia del corpo, ma lei non sapeva nulla del piano di liberazione del fratello. Il suo arresto, avvenuto il 13 ottobre del 1970, scatenò una mobilitazione internazionale per la sua scarcerazione; furono creati 200 comitati locali e 67 nel resto del mondo per chiedere la sua assoluzione. Rolling Stones, John Lennon e Yoko Ono le dedicarono dei brani, rispettivamente “Sweet Black Angel” e “Angela”.

L’allevatore Rodger McAfee e l’imprenditore Steve Sparacino pagarono 100 mila dollari di cauzione per permettere la liberazione di Angela Davis, che fu assolta da tutte le accuse il 4 giugno del 1972 dopo un processo di tredici ore. Il suo attivismo e attività politica oltrepassò i confini degli Stati Uniti, con i viaggi a Cuba, Unione Sovietica e Germania dell’Est. Davis, negli anni a seguire, si impegnò in prima linea contro la guerra in Vietnam, il sessismo, il razzismo e anche in supporto alla popolazione palestinese. 

«Mi chiede se approvo la violenza?»

Possiamo affermare che gli ideali e l’impegno di Angela Davis si sono mossi su due direttive principali: le rivendicazioni comuni a quelle del movimento per i diritti civili degli afroamericani, con un forte impegno rispetto al problema della “incarcerazione di massa” negli Stati Uniti, e quelle rispetto allo sviluppo di una coscienza femminile all’interno della storia nera. In un’intervista al Guardian, riportata da Internazionale, dichiarò che «È importante cogliere la tendenza alla maschilizzazione della lotta e chiedersi perché non riusciamo a riconoscere che le donne sono sempre state al centro della causa, sia come vittime sia come attiviste». 

Disuguaglianza di razza, classe e di genere. Nel suo libro La libertà è una lotta costante, pubblicato nel 2015, Angela Davis afferma che «Il femminismo implica molto di più che non la sola uguaglianza di genere. […] Deve implicare una coscienza riguardo al capitalismo, al razzismo, al colonialismo, ai postcolonialismi e all’abilità, e una quantità di generi più grande di quanto possiamo immaginare, e così tanti nomi per la sessualità che mai avremmo pensato di poter annoverare».

In un’intervista del 1972, un giornalista chiese ad Angela Davis cosa ne pensasse dell’uso della violenza e dell’affiliazione alle Pantere Nere. «Mi chiede se approvo la violenza? Per me è una domanda senza senso. Mi chiede se approvo l’uso delle armi? Sono cresciuta a Birmingham, in Alabama. Alcuni miei amici sono stati uccisi dalle bombe fatte esplodere dai razzisti. Del periodo in cui ero molto piccola ricordo il rumore delle bombe che esplodevano, la casa che tremava. Per questo motivo, quando qualcuno mi chiede di parlare della violenza, mi sembra incredibile. Significa che la persona che mi sta davanti non ha la minima idea di cosa abbiano subìto gli afroamericani in questo Paese dal momento in cui il primo nero è stato rapito sulle coste dell’Africa».


Immagine in copertina di George Louis

Davide Renda

Caporedattore e Responsabile di "Orizzonti". Appassionato di storia, studi post-coloniali e del socialismo umanista.

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