Patto di Stabilità: la strategia di Meloni e il freno dell’UE
Giorgia Meloni chiede la sospensione del Patto di Stabilità e Crescita per l’emergenza in Medio Oriente, ma la Commissione europea gela Roma: mancano i presupposti per la crisi.
Il quadro geopolitico attuale, scosso dalle tensioni crescenti in Medio Oriente, sta spingendo l’esecutivo italiano a una complessa manovra di pressione diplomatica ed economica verso le Istituzioni dell’Unione Europea (UE). Durante una recente informativa parlamentare, la Premier Giorgia Meloni ha tracciato un parallelismo tra l’attuale instabilità internazionale e la fase critica della pandemia.
Nel dettaglio, ha invocato un ritorno per l’UE a quella flessibilità straordinaria che permise di superare il blocco economico del 2020. Al centro della strategia italiana c’è la proposta di una sospensione temporanea del Patto di Stabilità e Crescita (PSC), non come deroga singola per l’Italia, ma come scudo collettivo di fronte a una potenziale escalation del conflitto iraniano.
Il muro di Bruxelles e le stime sulla recessione europea
La risposta dei vertici europei non si è fatta attendere, raffreddando prontamente le aspettative di via XX Settembre. Valdis Dombrovskis, commissario all’Economia e alla produttività, ha chiarito che l’attivazione della clausola di salvaguardia generale richiede una recessione grave e generalizzata, scenario che al momento i dati non confermano.

Nonostante le stime prevedano una contrazione del PIL tra lo 0,2% e lo 0,6% per il 2026 a seconda della durata delle ostilità, Bruxelles ritiene che l’attuale quadro normativo offra già gli strumenti necessari per bilanciare rigore contabile e investimenti. Per la Commissione europea, la vera sfida non è la rigidità delle regole, ma l’attuazione di riforme strutturali volte alla transizione verde e all’indipendenza energetica.
Diplomazia del petrolio e autonomia strategica nazionale
Mentre il dialogo con la Commissione europea si fa serrato, l’Italia accelera sul fronte degli approvvigionamenti extra-UE. La recente missione di Giorgia Meloni tra Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Qatar sottolinea la necessità di mettere in sicurezza quel 15% di fabbisogno energetico nazionale che dipende dall’area del Golfo.

Questa “diplomazia dell’energia”, estesa anche ad Algeria e Azerbaigian, punta a ridurre le dipendenze strategiche e a contrastare i fenomeni speculativi sui prezzi dei carburanti. Parallelamente, il Governo rivendica la natura strutturale dei propri provvedimenti contro il caro-energia, cercando un difficile equilibrio tra il malcontento dei colossi del settore e il sostegno al tessuto produttivo nazionale.
La distanza dagli USA e la tenuta della maggioranza
Sul piano delle alleanze internazionali, emerge un profilo di autonomia che cerca di smarcare l’Italia da logiche di pura subalternità. La Premier ha preso le distanze dalle posizioni più radicali del Presidente Donald Trump, difendendo la centralità della NATO e rigettando l’ipotesi di dazi commerciali che potrebbero danneggiare l’export italiano.
Anche sulla questione Ucraina e sulla difesa dell’integrità dei territori artici, Roma si allinea alla postura comune dell’UE, rivendicando però il diritto di dissentire dagli alleati statunitensi quando gli interessi nazionali non coincidono. Questo attivismo estero si riflette anche sulla politica interna. Nonostante le pressioni e le incertezze economiche, infatti, la leadership di Palazzo Chigi esclude rimpasti tecnici, blindando l’attuale compagine governativa per l’intero arco della legislatura e rimandando ogni giudizio finale alla volontà degli elettori.


