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Luigi Tukory, chi era il trentenne a cui è dedicata l’importante via di Palermo?

Lo conosciamo per essere il nome di una delle strade principali della città. Stiamo parlando dell’ungherese Lajos Tüköry, italianizzato Luigi Tukory.


È uno dei nomi più esotici che i palermitani nominano quasi quotidianamente, infatti, lo conosciamo perché è il nome di una delle arterie principali di Palermo. Stiamo parlando di Lajos Tüköry, italianizzato Luigi Tukory, un uomo che, di tutte le battaglie che ha vissuto, non si aspettava di affrontare l’ultimo scontro, quello fatale, nel capoluogo siciliano. 

Chi è stato il giovane Luigi Tüköry

L’Enciclopedia Treccani gli dedica appena cinque righe e, a vedere bene, stiamo parlando di un uomo che nel mondo di oggi sarebbe definito ancora un “giovane”: quando è morto a Palermo, infatti, aveva quasi trent’anni. Sempre nel mondo di oggi, Tüköry sarebbe definito un foreign fighter, con tutte le dovute precisazioni da fare. Era un ufficiale, Tenente degli Ussari nella rivoluzione ungherese del 1848-49, ha combattuto in Turchia al servizio del sultano contro i Drusi del Libano (1850) e nella guerra di Crimea. L’atto conclusivo della sua vita arriva con la Spedizione dei Mille in cui è uno dei primi a combattere contro le file borboniche in Sicilia.

Una premessa doverosa: capita spesso, nella storia, che la denominazione stessa degli eventi consegni ai posteri una sorta di “valutazione”. Accade con rivoluzioni e rivolte, la cui differenza è fondamentalmente il loro esito. Una rivoluzione riesce a rovesciare un ordine costituito, mentre la rivolta è un tentativo che, nella maggior parte dei casi, viene represso o soffocato nel sangue. Ma né la rivoluzione né la rivolta hanno di per sé un valore positivo o negativo; sia l’una che l’altra possono essere animate da ideali libertari, civili, democratici o antidemocratici e riuscire a mettere in atto lo stravolgimento politico o essere semplicemente sfortunate.

Il nostro Tüköry ha preso parte a campagne rivoluzionarie che sono rimaste, appunto, rivoluzioni poiché hanno acquisito un grande significato o un grande risultato per il popolo direttamente interessato e che, quindi, sono ricordate con favore. Non è difficile immaginare che, se le suddette grandi operazioni militari, sia quella ungherese che quella dei Mille, fossero andate male non avremmo ricordato personaggi come lui, animati da un patriottismo “cosmopolita”.

La rivoluzione ungherese del 1848-49 era mossa dal bisogno di autodeterminazione da quello che era ormai un impero vecchio e stanco, quello austriaco. Tüköry fu tra le file di chi combatteva per l’indipendenza dell’Ungheria in uno scenario che è molto complesso, come in tutte le guerre. Tra diversi moti di ribellione, al grido di «uguaglianza, libertà, fratellanza», la gioventù radicale ungherese di Pest, inizialmente, riuscì a costituire un fronte solido senza spargimenti di sangue. Obiettivo del movimento nazionale era ottenere diverse riforme nella direzione di una vera e solida indipendenza.

Tüköry, in questo contesto, divenne tenente a soli 18 anni e si distinse nelle battaglie in Transilvania. Anche se questa compagine indipendentista ungherese venne poi schiacciata dall’Impero asburgico con il sostegno dell’alleato russo, viene considerato un momento fondamentale e dirimente per l’intera storia nazionale ungherese. Ma il prestigio di Lajos Tüköry è destinato a crescere poiché, come molti patrioti per la “libertà dei popoli”, avrebbe deciso di entrare in legioni straniere per combattere contro regimi stranieri occupanti e in favore di popoli giudicati “oppressi”. 

Tüköry in Sicilia e la sua ultima battaglia

Fu nominato capitano e, nel battaglione turco insieme a poche centinaia di volontari, partecipò alla guerra di Crimea. Già nel 1859, per il fronte italiano, ancora contro l’Impero asburgico, il patriota ungherese era nuovamente pronto al conflitto e finì per aggregarsi all’operazione agli ordini di Garibaldi

Tüköry combatté a Calatafimi in uno dei primi momenti delle operazioni belliche condotte in Sicilia contro il regno borbonico, per quella che sarebbe stata poi l’Unità d’Italia. Comandò l’avanguardia che portò l’attacco a Palermo il 27 maggio 1860 e fu il primo a superare le barricate nemiche. Nei pressi di Porta Termini una fucilata nemica gli frantumò il ginocchio e per questo motivo la gamba sinistra dovette essere amputata. Era stato trasportato d’urgenza nella casa del Principe Oneto di San Lorenzo, residenza che era stata trasformata in un ospedale di fortuna.

Siamo in un contesto di guerra, situazione in cui spesso ci dimentichiamo del caos che talvolta può regnare, e della scarsità di risorse a disposizione per tantissime necessità: figuriamoci in una guerra sanguinosa e complessa come quella in Sicilia dove figuravano bande criminali, garibaldini, ribelli siciliani, i piemontesi – non sempre visti come liberatori – e l’esercito del regno borbonico. 

Dunque, tra importanti difficoltà, la ferita alla gamba amputata si infettò a tal punto che Lajos Tüköry, non ancora trentenne, morì in pochi giorni, il 6 giugno 1860. La sua presenza a Palermo non fu dimenticata, così come in altre città d’Italia. 

Corso Tüköry , la via dedicata al giovane militare ungherese

Una delle principali arterie cittadine, quella che si estende dalla Stazione centrale sino alle vicinanze dell’Ospedale dei bambini e alla Chiesa di San Giovanni degli Eremiti, prende il nome di Corso Tüköry. Non solo, perché a lui è dedicata anche la caserma Cascino-Tüköry, sita in Corso Calatafimi, dove una tavola di marmo omaggia l’impegno militare e politico del patriota ungherese. Un monumento in bronzo, inoltre, si trova a Piazza Marina e nella Chiesa di San Domenico, una delle più celebri e prestigiose della città, c’è la sua tomba.

Fu lo stesso Garibaldi a pronunciare il discorso funebre in suo onore, a testimonianza di quanto fosse stimato questo personaggio di cui probabilmente nessuno, a Palermo, conosceva il valore e la generosità con cui si è letteralmente donato a questa città.


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Daniele Monteleone

Caporedattore, responsabile "Società". Scrivo tanto, urlo tantissimo. Passione irrinunciabile: la musica. Ho un amore smisurato per l'arte, tutta.