Documentario di Corona su Netflix, i soldi pubblici per un auto-spot

Documentario di Corona su Netflix, i soldi pubblici per un auto-spot

Quasi 800mila euro di tax credit pubblico finanziano su Netflix la docuserie di Fabrizio Corona, tra polemiche su contenuti e ruolo dello Stato nel sostegno culturale.


La docuserie Io sono notizia di Fabrizio Corona, sbarcata su Netflix nei primi giorni di gennaio, ha riaperto il dibattito sul rapporto tra finanziamenti pubblici e contenuti mediatici nel settore dell’audiovisivo italiano.

Il progetto, articolato in cinque episodi e prodotto da Bloom Media House, ha usufruito di un tax credit erogato dal Ministero della Cultura pari a 793.629 euro, cifra che copre oltre il 30 % dei circa 2,5 milioni di euro spesi per la realizzazione dell’opera.

Documentario di Corona su Netflix, i soldi pubblici per un auto-spot

Incentivi pubblici per un po’ di sano trash

Il meccanismo del tax credit è concepito come agevolazione fiscale per incentivare investimenti nella produzione cinematografica e audiovisiva, permettendo alle imprese di recuperare una parte delle spese sostenute attraverso crediti d’imposta.

Se da un lato questo strumento è ampiamente utilizzato in Italia per sostenere l’industria culturale, dall’altro la circostanza che una parte così consistente del budget sia stata attribuita a una serie incentrata sulla biografia e le dichiarazioni di Fabrizio Corona, personaggio da anni al centro di scandali e cronaca rosa, ha sollevato critiche e interrogativi sulla scelta di impiegare risorse pubbliche anche per prodotti destinati a piattaforme private a pagamento.

La narrazione della docuserie ha alimentato ulteriori polemiche editoriali, con alcuni osservatori che bollano l’opera come un’operazione autocelebrativa più vicina a uno spot per la personalità del protagonista che a un’analisi critica. Secondo questa lettura, Io sono notizia ripercorre eventi controversi della carriera di Corona senza un adeguato distacco giornalistico o riflessione culturale, privilegiando scenari sensazionalistici e prospettive personali su fatti già ampiamente noti.

Fondi verissimi per scopi falsissimi

Io sono notizia non è altro che un carosello su di un intero periodo dell’Italia che fonde il mondo dello spettacolo e del gossip con quello anche della politica. La docuserie si presenta come un affresco che non risalta e non condanna la figura del “pappone” dei paparazzi, ma che alimenta il superego di un personaggio che negli ultimi mesi è stato rivalutato dal pubblico.

Tastando il polso dei social nei vari commenti alle puntate del nuovo format di Corona, Falsissimo, viene fuori una nuova immagine riflessa del personaggio: una specie di Robin Hood del gossip, che scoperchia altarini (di facile deduzione), figli anche di segreti mal riposti nella sua persona che fanno crollare dai piedistalli alcuni dei personaggi più seguiti.

Documentario di Corona su Netflix, i soldi pubblici per un auto-spot

Questa impostazione ha spinto una parte della critica a interrogarsi non solo sulla qualità del prodotto audiovisivo, ma anche sul significato di utilizzare incentivi pubblici per sostenere contenuti che, per forma e contenuti, sembrano più orientati alla spettacolarizzazione che alla produzione culturale di valore.

La questione solleva riflessioni più ampie sull’efficacia e i criteri di assegnazione dei finanziamenti nel comparto culturale italiano: fino a che punto lo Stato dovrebbe favorire opere che non mostrano un chiaro progetto di analisi sociale o storica?

In un panorama mediatico sempre più polarizzato, il caso di Io sono notizia mette in luce le tensioni tra mercato, politica culturale e percezione pubblica delle risorse investite nell’industria creativa, aprendo un confronto critico su come meglio conciliare sostegno istituzionale e qualità dei contenuti. 

Si predilige dunque investire su prodotti altamente consumabili, anche solo per curiosità: i numeri parlano chiaro. La docuserie è posizionata al primo posto dei più visti su Netflix stracciando addirittura Stranger Things. Sono davvero cose strane quelle che riguardano il nostro bel paese.

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