Carosello, i reclami della buonanotte per la generazione boomer

Erano le ore 20.50 di domenica 3 febbraio del 1957: in quell’istante debuttò uno dei programmi più famosi della storia della televisione italiana, ovvero Carosello. Sono trascorsi “solamente” 65 anni… Ma che ne sanno i Duemila.


Iniziava dopo il telegiornale e metteva in scena una serie di cortometraggi e scenette che al loro termine reclamizzavano un determinato prodotto. Erano siparietti incalzanti e divertenti, molti di essi erano cartoni animati e, infatti, l’80 per cento del pubblico di Carosello era composto da bambini.

Il primo Carosello si apre alle 20.50 del 3 febbraio 1957 sul Programma Nazionale (più in là diverrà Raiuno). Si spalanca il primo sipario che introduce le prime quattro pubblicità, ed è così che entreranno a far parte della televisione italiana. Si inizia con un cortometraggio della Shell Italia dal titolo Per guidare meglio: qui, il giornalista esperto di automobilismo, Giovanni Canestrini, fornisce consigli sulla sicurezza stradale. Il secondo “spot” è per Saipo L’Oréal presentato da Mike Bongiorno in Un personaggio per voi. Segue il terzo prodotto della serie Quadrante della moda con Mario Carotenuto, e si termina con L’arte del bere in cui Carlo Campanini e Tino Bianchi prestano il loro volto a Cynar.

Quei bambini erano i nostri genitori, o i nostri nonni (dipende tutto dal lettore, se millennial o della generazione Z), e chiedendo loro se ricordano i momenti davanti al Carosello della sera, risponderanno tutti con un sorriso un po’ malinconico. Era un momento di gioia, addirittura si attendeva con ansia tutto il giorno l’arrivo del momento dei reclami. Una cosa che per noi oggi è inconcepibile, venendo continuamente bombardati dalla pubblicità dovunque: tv, youtube e tutti i social con delle accurate e (a volte inquietanti) pubblicità mirate.

In fondo, Carosello era questo: un vassoio assortito di prodotti che venivano proposti nel modo più divertente e innovativo in quegli anni. E i migliori complici delle imprese erano quell’80 per cento di pubblico fatto di bambini che chiedevano di comprare questo o quel prodotto, ammaliati e stregati dalle musiche e dalle parole di pupazzi animati o di famosissimi attori come Aldo Fabrizi, Totò, Ugo Tognazzi, Vittorio Gassman, Nino Manfredi, Raffaella Carrà, Giorgio Albertazzi, Pippo Franco, Gianfranco D’Angelo, Renzo Arbore, Gianni Boncompagni, Abbe Lane, Orson Welles, per citarne alcuni.

Prima di Carosello vennero sperimentati dei proto-caroselli e uno di questi era La pianola Magica: «un breve film del 1955 di circa 25 minuti, in cui un giovane Paolo Ferrari aziona una pianola i cui suoni fanno da intermezzo ad alcune scenette interpretate da attori quali Mario Carotenuto, Alberto Bonucci, Marisa Allasio, Maria Grazia Francia, Alberto Sorrentino, Umberto Melnati che pubblicizzano prodotti di fantasia. È di fatto ciò che sarebbe stato due anni dopo Carosello».

Pubblicità sperimentale

In quegli anni, oramai, ogni famiglia contava di avere in casa un televisore: erano gli anni della ripresa, del boom economico e forse questo boom fu proprio incrementato dalle nuove pratiche pubblicitarie.

Quale miglior modo per proporre i propri prodotti se non con il mezzo visivo del momento? Carosello era un vero e proprio recipiente ricolmo di progetti filmici che in testa avevano come sommo regista Luciano Emmer che ne scelse la sigla, recuperando la musica da un documentario INCOM sulla vita delle lumache: si trattava di una tarantella del repertorio napoletano dell’Ottocento, “Pagliaccio”, arrangiata dal maestro Raffaele Gervasio. Sui siparietti vennero eseguiti dei disegni dalla moglie dell’architetto Gianni Polidori, Marisa D’Andrea.

Ovviamente la RAI allora non avrebbe mai potuto permettersi di produrre tutti gli episodi che sarebbero andati in onda per 20 anni – parliamo di oltre 30 mila scenette. Dunque ogni azienda sceglieva per conto proprio una casa di produzione esterna per creare gli spot, seguendo sempre delle linee guida generali – praticamente un regolamento – stilate da Sacis (Società per Azioni Commerciale Iniziative Spettacolo), l’ente che si occupava del controllo della qualità della pubblicità trasmessa dalla RAI e soprattutto per controllare, ed eventualmente censurare, i testi del girato finale.

Il ‘68 contro la fiera della vanità

Per 20 anni il programma dei reclami era divenuto un’abitudine, trasmesso ogni giorno, tranne il 2 novembre e il Venerdì Santo. Ma ci furono altre occasioni in cui non andò in onda: la morte di papa Pio XII avvenuta il 9 ottobre 1958, la morte di papa Giovanni XXIII avvenuta il 3 giugno 1963 (la trasmissione fu sospesa per una settimana, dal 31 maggio al 6 giugno, nei giorni di agonia del Papa, fino a dopo la sua morte), la morte di John Fitzgerald Kennedy avvenuta il 22 novembre 1963, la prima trasmissione in Mondovisione (25 giugno 1967), la morte di Robert Kennedy (5 giugno 1968), la strage di Piazza Fontana avvenuta il 12 dicembre 1969, l’ammaraggio della navicella spaziale Apollo 14 (9 febbraio 1971).

Verso la fine degli anni ’60 l’approccio con il programma cambiò. Carosello venne visto come un contenitore che creava la necessità di un determinato oggetto incrementando il materialismo e lo status symbol legato al possederlo. Venne anche definito «la fiera subdola della vanità, una lezione di imbecillità collettiva, un monumento kitsch, una forma di perversa pedagogia». Quella generazione di giovani non si sentiva rappresentata dai modelli di vita proposti dalle pubblicità e, anzi, vi rintracciavano dei modelli “imposti” da seguire, utili per quello che avverrà anni dopo, ovvero un effetto di omologazione generazionale.

I personaggi immortali

Il Primo gennaio 1977 andò in onda l’ultima puntata di Carosello. La fine di un’era. Tantissime sono le scenette rimaste nella storia, inclusi i suoi personaggi. Alcuni più di altri sono rimasti anche al di fuori della memoria, ma presenti nei ricordi di chi il Carosello non lo ha mai visto.

Memorabile rimane il piccolo dolce e “solo sporco” pulcino del detersivo Ava, Calimero. Dal 14 luglio del 1963 fino alla metà degli anni ‘70, Calimero è stato protagonista degli spot Ava con le sue spiacevoli avventure: caduto nella fuliggine (o in una pozzanghera, come in altri episodi), è diventato nero e quindi irriconoscibile anche agli occhi della madre. Alla fine di ogni spot, riusciva comunque a cavarsela grazie al detersivo Ava che gli permetteva di ritornare bianco.

È rimasta nel gergo comune la sua frase: «Eh, che maniere! Qui tutti ce l’hanno con me perché io sono piccolo e nero… è un’ingiustizia però». E di risposta: «No Calimero, tu non sei nero, sei solo sporco» «Uh, Ava, come lava!».

Sicuramente ad oggi una narrazione così traballante sul filo del rasoio tra ingenuità e aperto razzismo sarebbe un tema molto caldo per l’arena social. Chissà, forse stiamo imparando a dare un contesto agli eventi. Il pulcino rimane anche oggi (o quasi) conosciuto, sia per via della serie animata Calimero che per la sua presenza anche dopo gli anni 2000 negli spot Ava.

Ma ci sono altri due personaggi che. oltre ai tempi di Carosello. sono rimasti legati al marchio in epoca contemporanea. Parliamo di Carmencita e Caballero. Gli episodi di sentimento e fughe amorose che li vedevano protagonisti per Lavazza sono tra i più celebri di Carosello. Il loro è un amore senza tempo, esattamente come la loro iconicità e la loro ironia. Nel 2005 Lavazza ha voluto proporre una nuova sitcom con gli stessi protagonisti, certa che il successo sarebbe stato pressoché identico. E nel 2007 i due testimonial sono stati raffigurati sul packaging del caffè Carmencita contribuendo a far diventare quello della Lavazza il “Prodotto dell’anno”.

Per approfondire o conoscere visivamente il fenomeno Carosello,consigliamo la visione di un bellissimo documentario sulla sua storia prodotto proprio dalla RAI, disponibile su RaiPlay.


Virginia Monteleone

Responsabile "Eco Culturale". Credo che l’arte sia una scelta di vita, e che la si sceglie in vari modi: la si fa, la si spiega, la si vende o la si compra. Io la svelo nella sua semplicità.