Il piano di ripresa economica passa dal patrimonio artistico

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Il Governo italiano prevede investimenti sul patrimonio artistico, sulla cultura e sul turismo come motori per la ripresa economica del nostro Paese post pandemia.


Il Recovery Plan italiano (PNRR – Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) è un ambizioso piano di investimenti e riforme che mira al rilancio del nostro Paese a seguito dell’arresto dell’economia nazionale causato dalla pandemia. Il Recovery Plan, la cui stesura è iniziata col Governo Conte bis, è stato presentato dal presidente del Consiglio Mario Draghi al Parlamento italiano che lo ha approvato ed è, a oggi, al vaglio della Commissione Europea. È un documento corposo e programmatico che prevede tutta una serie di interventi volti a risollevare il nostro Paese dalla crisi economico-sociale post pandemia e a migliorare le condizioni strutturali in cui versa l’Italia.

Le misure per la valorizzazione del patrimonio artistico italiano

Il PNRR, se approvato da Bruxelles, prevede lo stanziamento di circa 200 miliardi di euro. Tra le misure previste dal Governo italiano, oltre sei miliardi di euro sono destinati all’arte e alla cultura. Consapevole della ricchezza del patrimonio culturale e quanto il turismo – settore fra i più colpiti dell’ultimo anno – significhi per l’economia italiana, il nostro Governo ha scommesso sul rilancio delle città metropolitane, dei borghi, dei luoghi di culto e di cultura come chiese, musei, biblioteche, archivi storici, cinema e teatri, investendo inoltre sulle strategie digitali per l’accesso al patrimonio e sull’efficientamento energetico degli stessi.

Il fine è ovviamente quello di riqualificare, innovare e sfruttare al meglio lo splendore del patrimonio materiale e immateriale dell’Italia. La prospettiva di investimento nell’arte e nella cultura sembrano così andare verso una direzione che si pone in una posizione netta: quella di un Paese che finalmente punta sul rilancio della propria economia a partire dalle risorse umane e dalle opere artistiche e architettoniche. «La cultura guiderà la ripartenza del Paese», così ha commentato il Ministro della Cultura Dario Franceschini all’indomani dell’approvazione del Recovery Plan. 

Cosa prevede la “Missione 1” del documento?

Digitalizzazione e innovazione, transizione ecologica e inclusione sociale sono i tre pilastri strategici, condivisi a livello europeo, su cui si sviluppa il documento programmatico. Il Piano si raggruppa in sei Missioni. La prima è proprio quella dedicata all’arte e alla cultura: “Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura”. La macroarea di intervento che il documento prevede ha come obiettivo quello di «rilanciare i settori del turismo e della cultura quali settori strategici per il Paese, con investimenti orientati alla digitalizzazione e alla sostenibilità ambientale». L’intervento specifico è intitolato “Turismo e cultura 4.0”.

Gli obiettivi generali descritti nel documento ufficiale sono frutto di una situazione poco valorizzata e di debolezza cui il Paese è soggetta da anni: per tale motivo si mira a incrementare il livello di attrattività, di fruibilità e di accessibilità turistica; di riqualificazione e promozione dei borghi, dei parchi e dei giardini storici (il «Recovery art»); di miglioramento della sicurezza sismica; di conservazione dei luoghi di culto e di restauro delle opere d’arte; di supportare l’innovazione digitale; di migliorare l’efficienza energetica nei cinema, teatri e musei. 

A ogni singolo comparto, il Recovery plan ha previsto lo stanziamento di precise somme di investimento: per la misura relativa al “Patrimonio culturale per la prossima generazione” si prevedono 1,10 miliardi di euro; per la seconda misura relativa alla “Rigenerazione di piccoli siti culturali, patrimonio culturale, religioso e rurale” 2,72 milioni di euro; la terza misura riguardante “Industria culturale e creativa 4.0” 46 milioni di euro; l’ultima misura “Turismo 4.0” altri 2,40 miliardi di euro, per un totale di 6,68 miliardi di euro.

Il PNRR è chiaro in ogni passaggio: l’Italia dispone di un patrimonio unico al mondo, ma la decadenza cui siamo abituati, come l’inaccessibilità di alcuni siti, necessita di un sostanzioso investimento affinché si possa migliorare l’attrattività turistica. 

Un piano del genere è anche fonte di rilancio di alcuni dei settori lavorativi più colpiti in questo ultimo anno: il mondo dello spettacolo, della musica e del cinema, dell’arte e del turismo. Digitalizzazione, sostenibilità e innovazione, secondo le linee prospettate dal Governo, devono supportare questo processo di crescita e miglioramento cui mira il progetto.

Nell’attesa che l’Europa approvi il Recovery Plan, la notizia che la politica abbia compreso l’importanza della valorizzazione delle nostre opere, della nostra cultura e del lavoro di chi di arte e di cultura ci vive, ci permette di essere fiduciosi sul futuro e su cosa l’Italia potrebbe essere in grado di mostrare al mondo.


Mariangela Pullara

Agrigentina, ma palermitana di adozione. Cresciuta a pasta e libri: la Fenomenologia dello Spirito di Hegel e lo Statuto dei lavoratori sono i miei romanzi preferiti.

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