Il turismo dell’orrore ai confini di Gaza, la guerra diventa spettacolo

Il turismo dell’orrore ai confini di Gaza, la guerra diventa spettacolo

Turismo dell’orrore a Gaza. L’ennesima onta per un popolo già duramente martoriato, schiacciato da un vero e proprio genocidio: ai confini muniti di binocolo a guardare la Palestina sparire.


Nel cuore del conflitto israelo-palestinese, un fenomeno inquietante sta emergendo: il turismo dell’orrore.  Il reportage Turismo de guerra: cuando las bombas en Gaza se convierten en espectáculo a través del prismático di Lara Escudero, trasmesso da Cuatro della tv spagnola, getta luce su questa pratica disturbante.  Il reportage mostra come, nei pressi della città israeliana di Sderot, gruppi di persone si radunino con binocoli per osservare i bombardamenti sulla Striscia di Gaza, trasformando la tragedia in un macabro spettacolo. 

Il turismo dell’orrore ai confini di Gaza, la guerra diventa spettacolo

 Ciò che mostra il reportage di Lara Escudero sul turismo dell’orrore 

Il lavoro di Escudero documenta come alcuni israeliani si rechino in punti panoramici per assistere ai bombardamenti su Gaza, spesso accompagnati da guide turistiche che offrono spiegazioni e contesto.

Questi tour si possono trovare recensiti su Tripadvisor, ma di offerte simili se ne trovano anche al di fuori, su siti di operatori turistici come ad esempio Abraham tours. I prezzi variano tra i 150 e gli 800 franchi, con programmi ben prestabiliti.

Il turismo dell’orrore ai confini di Gaza, la guerra diventa spettacolo

Le immagini mostrano spettatori che, armati di binocoli e sedie pieghevoli, osservano le esplosioni con un misto di curiosità e distacco.  Alcuni partecipanti giustificano la loro presenza come un modo per comprendere meglio la situazione, mentre altri sembrano trarre una sorta di soddisfazione nel vedere le esplosioni, esprimendo sentimenti di vendetta o giustizia.  

Il turismo dell’orrore ai confini di Gaza, la guerra diventa spettacolo

I visitatori, spesso seduti su divani posizionati in prima linea, esprimono sentimenti di vendetta, protezione o ammirazione per l’esercito israeliano, considerato «il più forte del mondo». Alcuni offrono regali ai soldati attraverso le recinzioni, come descritto da una donna intervistata, che si sente sicura osservando le manovre militari.

Il fenomeno del turismo di guerra

Il turismo di guerra non è un fenomeno nuovo.  Già durante la Prima Guerra Mondiale, alcune persone visitavano le trincee per vedere da vicino il fronte.  Tuttavia, la pratica ha assunto nuove forme nel contesto moderno, con agenzie che offrono tour in zone di conflitto come l’Iraq, la Siria e ora Gaza.  

Questi tour possono includere visite a luoghi colpiti dai bombardamenti, incontri con soldati e persino esperienze “immersive” che simulano situazioni di guerra.  La spettacolarizzazione del dolore e la logica della performance bellica diventano così parte integrante di un’industria che monetizza la sofferenza altrui. 

Abbiamo già parlato di turismo macabro, in cui dei gruppi organizzati e non, partono alla scoperta di luoghi teatri di catastrofi: un esempio è Chernobyl ormai meta famosissima in questo tipo di turismo.

Ma senza spostarci troppo, luoghi come l’isola del Giglio è stata punto di ritrovo post tragedia della Costa Concordia, per gli amanti del selfie. Ma anche i fatti di cronaca più mediatici di sempre, come il delitto di Sara Scazzi in Quel di Avetrana, che ha visto arrivare dei pullman carichi di curiosi da ogni dove. Tutto questo può chiamarsi pornografia del dolore, cibarsi visivamente delle tragedie di terzi per soddisfare un macabro senso voyeuristico. 

Considerazioni sociologiche ed etiche sul turismo dell’orrore

La trasformazione della guerra in intrattenimento solleva profonde questioni etiche e sociologiche.  La disumanizzazione del nemico e l’anestetizzazione della sofferenza diventano meccanismi attraverso cui gli spettatori possono giustificare la loro presenza.  Il consumo di esperienze estreme come nuovo status symbol riflette una società sempre più desensibilizzata al dolore altrui.  I media e i social network giocano un ruolo ambivalente: da un lato documentano la realtà, dall’altro possono alimentare il fenomeno, trasformando la tragedia in contenuto virale. 

Confronti e riflessioni

È fondamentale distinguere tra la testimonianza giornalistica e la spettacolarizzazione della sofferenza.  Mentre i reporter di guerra cercano di informare il pubblico e dare voce alle vittime, il turismo dell’orrore rischia di banalizzare la tragedia, riducendola a un’esperienza da consumare.  Il bisogno umano di sentirsi vicini al pericolo, senza subirlo, può portare a una normalizzazione della violenza, dove la guerra diventa parte dell’intrattenimento quotidiano. 

Il confine tra osservare e partecipare, tra testimoniare e trarre piacere dalla distruzione altrui, è sottile e pericoloso.  Il turismo dell’orrore ai confini di Gaza ci costringe a riflettere su cosa significhi essere spettatori in un mondo dove la sofferenza è sempre più visibile e, paradossalmente, sempre più ignorata.  È nostro dovere etico interrogare le nostre reazioni e il nostro ruolo di fronte a tali fenomeni, per evitare di diventare complici di una spettacolarizzazione che disumanizza e perpetua il dolore. 

Documentari per approfondire la situazione a Gaza

Per comprendere meglio la complessità del conflitto e le sue ripercussioni sulla popolazione civile, ecco di seguito alcuni titoli e link di documentari che offrono prospettive diverse sulla situazione a Gaza.

Gaza: sopravvivere psicologicamente alle bombe è un reportage che esplora l’impatto psicologico dei bombardamenti sulla popolazione di Gaza. Un altro documentario molto significativo è Gaza: un reporter sotto le bombe in cui si racconta l’esperienza di un giornalista che documenta la guerra a Gaza. Anche Gaza: la guerra dei bambini è un altro affresco che esamina l’impatto del conflitto sui bambini di Gaza, evidenziando le gravi conseguenze psicologiche e fisiche.  

Inoltre segnaliamo anche No Other Land ,  vincitore del premio Oscar 2025, che affronta le tematiche legate alla guerra in corso a Gaza e alla pulizia etnica del popolo palestinese che viene perpetrata da anni.

Questi documentari offrono uno sguardo profondo e umano sulla realtà di Gaza, andando oltre le statistiche e le notizie, per raccontare le storie di chi vive quotidianamente il conflitto. Questi suggerimenti sono per tutti coloro curiosi di imprimere nella loro memoria le immagini dell’orrore dei bombardamenti, ma anche per chi vuole smettere di non vedere.

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