Stranger Things, Undici esiste. Esperimenti psichici e poteri mentali
Molto probabilmente Undici, personaggio chiave di Stranger Things, è veramente esistita. Che i fratelli Duffer si siano ispirati a Nina Kulagina?
Con l’uscita dell’ultima stagione di Stranger Things, si riaccende l’interesse per una delle domande più affascinanti della serie: quanto c’è di reale dietro i poteri di Undici? Le capacità telecinetiche della protagonista, presentate come il risultato di esperimenti condotti in laboratori segreti, non sono un’invenzione dei fratelli Duffer. Esiste infatti una figura storica che potrebbe aver ispirato la creazione del personaggio: una donna sovietica dagli occhi magnetici, capace secondo molte testimonianze di muovere oggetti con la forza della mente.
Il suo nome era Nina Kulagina, e la sua storia è una delle più enigmatiche della Guerra Fredda.

Nina Kulagina, la donna che sfidò la scienza sovietica
Nata a Leningrado nel 1926, Nina Kulagina visse una vita apparentemente ordinaria fino a quando, negli anni ’60, le autorità sovietiche la convocarono per partecipare a una serie di studi sulle sue presunte capacità psichiche. I ricercatori dell’Unione Sovietica sostenevano che fosse in grado di muovere piccoli oggetti senza toccarli, di fermare il battito cardiaco di animali e persino di distinguere colori e forme a occhi chiusi.
Le immagini d’archivio, ancora oggi facilmente reperibili, la mostrano seduta davanti a un tavolo mentre un oggetto (una bussola, un fiammifero, un salino) scivola lentamente da una parte all’altra. La scena è inquietante, sospesa tra il trucco ben riuscito e la possibilità di un fenomeno ancora inspiegabile.
Molti scienziati occidentali denunciarono quei filmati come manipolazioni. Altri, invece, li considerarono una prova interessante del fatto che l’URSS stesse davvero esplorando il campo della psicocinesi, la capacità di influenzare la materia tramite la mente.
È proprio questa ambiguità tra propaganda, suggestione e possibili anomalie, che ha alimentato la leggenda di Nina Kulagina e che potrebbe aver affascinato gli autori di Stranger Things nella costruzione della figura di Undici.
Gli esperimenti psichici dell’URSS tra scienza e propaganda
Durante la Guerra Fredda, l’Unione Sovietica investì tempo e risorse in un ampio spettro di ricerche non convenzionali. I poteri psichici non erano considerati solo un fenomeno curioso da studiare, ma una possibile arma strategica.
Le autorità sovietiche temevano e al tempo stesso speravano che la mente umana potesse diventare un nuovo strumento di intelligence. Il motto perfetto per la propaganda: un’URSS capace di generare “super-menti”, dotate di abilità inaccessibili all’Occidente.
Nella narrativa internazionale dell’epoca i poteri psichici comparivano spesso associati a un’idea quasi mitologica della scienza sovietica: misteriosa, impenetrabile, incline a varcare linee etiche difficili da concepire in altre parti del mondo. Un immaginario che ha finito per ispirare decine di opere culturali, e che in Stranger Things torna prepotente nella rappresentazione del Laboratorio Nazionale di Hawkins.

Gli Stati Uniti rispondono con il Progetto Stargate e le ricerche della CIA
Quello che rende questa vicenda ancora più interessante è che gli Stati Uniti, pur con un approccio più cauto, non rimasero a guardare. La CIA temeva che l’URSS potesse ottenere un vantaggio effettivo nel campo delle percezioni extrasensoriali, e decise di imboccare la stessa strada.
Negli anni ’70 nacque così il Progetto Stargate, un programma segreto dedicato allo studio della remote viewing, la presunta capacità di “vedere” a distanza luoghi, persone e informazioni senza l’uso dei sensi convenzionali.

L’idea era semplice e allo stesso tempo delirante: addestrare individui selezionati affinché potessero vedere basi militari, centrali nucleari, documenti classificati e obiettivi sensibili semplicemente “visualizzandoli” nella propria mente.
Il caso più famoso è quello di Ingo Swann, considerato uno dei più “performanti” remote viewer del programma. Nei documenti declassificati, la CIA lo descrive mentre tenta di osservare un impianto sovietico o una base militare nascosta, producendo schizzi e descrizioni che i ricercatori cercavano disperatamente di verificare.
La storia del Progetto Stargate è talmente incredibile che spesso viene scambiata per finzione. Eppure è reale: è durata più di vent’anni ed è costata milioni di dollari. Una realtà che si avvicina pericolosamente alla fantasia di Stranger Things.
Quando la realtà ispira la finzione
Gli elementi che legano la storia di Nina Kulagina e i programmi psichici della Guerra Fredda all’universo narrativo di Stranger Things sono numerosi. La figura di Undici richiama chiaramente quella di un soggetto cresciuto dentro un ambiente controllato, plasmato da esperimenti più grandi di lei, spinta a usare poteri che oscillano tra il dono e la maledizione.

La serie dei Duffer Brothers raccoglie e mescola tutti questi frammenti storici: i laboratori segreti, i bambini addestrati, la corsa agli esperimenti psichici, la paranoia della Guerra Fredda. E li trasforma in una storia che, pur nell’invenzione, trova un’eco inquietante in ciò che realmente accadeva negli anni ’60 e ’70.
L’ultima stagione di Stranger Things non arriva solo come evento culturale globale, ma come occasione per tornare a guardare da vicino le storie che hanno ispirato la sua mitologia.


