Polonia, la resa di Varsavia del 1939 alla potenza della Germania
Oggi ricorre la resa della Polonia alla forza della Germania di Hitler. La storia dell’inizio di una guerra che smosse il mondo.
La Polonia nel 1939 fu la prima vittima simbolica della Seconda Guerra Mondiale. Nonostante l’annessione dell’Austria nel 1938, che gli altri in Europa accettarono e lasciarono accadere, le manovre di Hitler non si fermarono, e la conquista del vicino Stato polacco fu la prima vera dimostrazione di forza di Berlino, col termine “Blitzkrieg“, la cosiddetta guerra lampo, coniato proprio per quell’occasione.
Le premesse della “guerra lampo” in Polonia
La Germania era uscita dalla Prima Guerra Mondiale con obblighi verso gli Stati europei più forti, ovvero Francia e Gran Bretagna, e oppressa economicamente e geopoliticamente, col Trattato di Versailles che dettava nuovi confini che alla popolazione tedesca stavano stretti. Il desiderio di rivalsa sarà quello che porterà Hitler a salire al potere, e di seguito al Trattato Molotov-Ribbentrop con la Russia, un accordo di non aggressione che prevedeva in realtà la spartizione segreta del territorio polacco.
Dopo il 23 Agosto 1939, giorno del Trattato con i sovietici, ai tedeschi bastò poco tempo per preparare le truppe per un attacco doppio in congiunzione con la Russia: dopo l’annessione dell’Austria, i governi occidentali avevano dimostrato debolezza nelle loro reazioni contro i movimenti tedeschi, e questo portò la Germania ad accelerare i tempi. L’1 Settembre del 1939, dunque, inizia l’invasione della Polonia, con una scusa fittizia di attacco ai confini tedeschi. A poco sarebbe valsa la dichiarazione di guerra da parte di Francia e Gran Bretagna.
Gli eventi principali della guerra
La campagna iniziò con l’occupazione di Danzica e l’avanzata su Varsavia. I tedeschi sfondarono rapidamente le linee di difesa in Lusazia, avanzando verso est. L’esercito polacco, numericamente paragonabile (circa un milione di uomini), si trovò a combattere su un fronte disperso, con armamenti obsoleti e pochi carri armati. La battaglia di Bzura (9-19 settembre), il solo contrattacco polacco, fu un fallimento. Questa sconfitta indebolì ulteriormente le forze polacche.
Il 17 di settembre i sovietici attaccarono l’est, annullando i piani di ritirata delle truppe polacche verso la Lituania. Le forze polacche, già isolate, furono circondate e disperse. Sarà solo il 27 settembre che i polacchi, ormai indeboliti dal doppio attacco e pressati a cedere, inizieranno le trattative per una resa ormai annunciata. Le forze di Varsavia, costrette a capitolare, videro il paese diviso in due parti: la Germania occupò l’ovest, mentre la Russia annetté l’est.
Significato storico della situazione polacca
L’invasione della Polonia dimostrò l’efficacia del Blitzkrieg e rivelò l’incapacità degli eserciti occidentali (Francia e Gran Bretagna) di reagire in tempo. I due paesi dichiararono guerra l’1 e il 3 settembre, ma rimasero inattivi per mesi. L’occupazione sovietica iniziò la repressione degli intellettuali polacchi e diede origine alla catastrofe dei prigionieri di guerra. L’occupazione congiunta di Germania e Unione Sovietica segnò l’inizio dell’esperienza tragica della guerra europea, con il massacro di milioni di civili polacchi e la strada per gli stermini in massa dell’Olocausto.
La Polonia, in seguito, divenne un campo di battaglia in cui si combatterono la campagna di inverno (1940), e la liberazione sovietica (1944). La sua sottomissione fu un modello per la campagna francese del 1940 e per tutte le occupazioni successive. L’occupazione della Polonia non fu un’azione isolata, ma un avvertimento: il nazismo e il comunismo, pur avversi, collaborarono per distruggere il più antico Stato nazionale dell’Europa centrale. La sua memoria dovrebbe rimanere un monito contro la divisione e l’abbandono internazionale.


