Eurozona, un 2025 di forte incertezza economica

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Le prospettive per l’Eurozona nel 2025 sono di una maggiore incertezza economica rispetto allo scorso anno. I rischi si acuiscono.


Il 2025 che è appena iniziato non promette bene dal punto di vista economico. A livello internazionale crescono i rischi per l’Eurozona e, quindi, cresce l’incertezza per l’andamento economico che questo gruppo di Paesi proporrà nel prossimo anno.

L’Euro e l’Eurozona

La fotografia di maggiore interesse di questo inizio d’anno è costituita dall’andamento della moneta unica nei confronti della controparte statunitense. L’Euro sta via via deprezzandosi nei confronti del biglietto verde. Nei primi giorni del 2025 ha toccato il punto più basso (1,03 dollari per 1 euro) dal 2022 in piena crisi energetica per l’inizio del conflitto in Ucraina. Con questo andamento, la parità fra le due monete potrebbe essere raggiunta nel breve periodo e, addirittura, la valuta europea potrebbe scivolare sotto la parità rispetto al dollaro.

Le ragioni di questo notevole deprezzamento vanno ricercate nelle condizioni economiche delle rispettive aree valutarie e, soprattutto, nelle aspettative future circa l’andamento economico dei Paesi che le compongono.

Non è un mistero che l’economia europea abbia affrontato una fine del 2024 da brividi, con notevoli rischi per l’Eurozona. La recessione tedesca della quale non si intravede nel breve periodo una possibile svolta ma, al contrario potrebbe aggravarsi, e le condizioni di instabilità politica della Francia, alle prese con un complicato risanamento della finanza pubblica, azzoppano qualunque prospettiva rosea per i prossimi dodici mesi in Europa.

Le tensioni in Ucraina e con il Qatar

A peggiorare il quadro sono le nuove tensioni geopolitiche in Ucraina con il blocco totale di qualunque fornitura di gas russo verso il continente europeo. Questa notizia ha provocato un nuovo surriscaldamento del mercato del gas che ha segnato i prezzi più alti dalla fase iniziale della guerra in Europa orientale.

In aggiunta, la Direttiva sulla cosiddetta “Due Diligence” ha contribuito ad incrinare i rapporti tra Unione Europea (UE) e Qatar. In base a tale atto legislativo, verranno sanzionate le aziende che non rispettano i criteri stabiliti sui diritti umani, del lavoro e sull’ambiente. La sanzione sarebbe anche notevole, ossia pari al 5% del fatturato dell’azienda.

L’applicazione della Direttiva, che avverrà soltanto a partire dal 2027, comporterebbe per l’azienda statale Qatariota del gas “QatarEnergy” un costo notevole. Per tale ragione, il Ministro dell’energia del Qatar, Saad al-Kaabi, ha minacciato la sospensione completa delle forniture di gas verso il continente europeo.

Gli effetti delle elezioni americane sull’Eurozona

Il mercato dei beni energetici è stato scosso anche dall’esito delle elezioni americane. La vittoria del Presidente americano Donald Trump, infatti, non ha stemperato in alcun modo la tensione. Al contrario, le dichiarazioni su dei “presunti obblighi di fornitura” da parte dei Paesi europei di gas americano per riequilibrare, almeno parzialmente, lo squilibrio commerciale fra le due sponde dell’Atlantico ed evitare l’imposizione di dazi, hanno acuito ancor di più la fiammata energetica.

Quella creatasi sul settore energetico è una tempesta perfetta. Una tempesta che ha, purtroppo, un notevole impatto sull’inflazione o, quantomeno, sulle prospettive inflazionistiche del continente europeo. Anche l’indebolimento dell’Euro presenta un corollario con maggiori rischi inflattivi in quanto i beni importati costano di più.

Volendo semplificare, l’instabilità del settore energetico e la debolezza monetaria stanno provocando una potenziale fiammata inflattiva esogena simile nella sostanza – ma, si spera, di dimensioni più contenute – a quella cui si è fatto fronte negli ultimi due anni con draconiane politiche monetarie restrittive.

Quali effetti sulle politiche della BCE?

Una nuova fiammata inflattiva, ovviamente, arresterebbe la Banca Centrale Europea (BCE) nella sua politica di taglio dei tassi e potrebbe addirittura spingere alcuni falchi in seno al Consiglio della BCE a richiedere nuovi aumenti. L’economia reale europea ne soffrirebbe enormemente.

Infine, la maggiore incertezza è legata alla linea di politica economica che verrà applicata oltreoceano. Se realmente si concretizzasse uno scenario fatto di maggiori dazi e tariffe a tutela della produzione americana ecco che l’economia europea ne risentirebbe in modo incisivo.

Nel quadro di debolezza economica e politica nella quale il vecchio continente si dibatte, l’avvento di un’economia globale ulteriormente frammentata e in forte competizione potrebbe rappresentare la mazzata economica finale per il nuovo anno. Il nuovo anno si apre con uno scenario molto più complicato rispetto allo scorso anno.

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