Stati Uniti, cosa succederà con l’elezione di Donald Trump?

Stati Uniti, cosa succederà con l’elezione di Donald Trump?

Negli Stati Uniti, la corsa alla Casa Bianca è terminata con la vittoria di Donald Trump. Quali saranno le conseguenze di questo risultato?


La corsa alla Casa Bianca è finita, con un risultato che nessuno si sarebbe immaginato, o forse sì. La vittoria di Donald Trump è qualcosa che, nella sfera dem, si diceva dovesse essere scongiurato ad ogni costo. E forse è stato proprio questo uno degli errori principali; trasformare il voto negli Stati Uniti in un referendum contro Donald Trump.

Come strategia, avrebbe anche potuto funzionare, se non per un dettaglio; la tendenza, tipica dei sondaggisti e dei democratici, a sottovalutare l’elettorato repubblicano e i seguaci del tycoon. Tutti davano la corsa per la Casa Bianca come un testa a testa molto serrato; e invece Trump ha portato a casa un risultato pazzesco, ottenendo anche una vittoria schiacciante nel voto popolare, che i repubblicani non vincevano dal 2004 con Bush.

E adesso che l’elettorato degli Stati Uniti ha deciso di punire la sfera dem per quella che viene vista come una pessima gestione dell’economia, a Kamala Harris non rimane che accettare il risultato finale, figlio di una campagna elettorale evidentemente troppo affrettata e troppo incentrata su argomenti che gli americani non ritenevano rilevanti, come i diritti civili.

Quindi, cosa accade adesso? Le congratulazioni a Donald Trump sono arrivate da molti leader, tra cui spiccano due nomi particolarmente importanti: quelli del premier israeliano Benjamin Netanyahu, e del presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Entrambi hanno deciso di puntare tutto il loro operato su chi avrebbe vinto le elezioni negli USA, e Netanyahu, ripreso da una vignetta satirica alla vigilia delle elezioni come uno scommettitore al casinò con tutte le sue fiches puntate su Trump, ha effettivamente sbancato. Entusiasmo da tutte le parti all’interno del suo governo, e lui stesso ora si ritrova con tutti gli assi in mano, almeno all’apparenza.

Il sostegno a Israele non era assolutamente legato a Trump, anzi, l’unica certezza che entrambe le parti davano nei riguardi dello stato ebraico era soltanto il sostegno militare. Ma il duo Biden-Harris metteva condizioni sempre più strette nell’appoggio da parte degli Stati Uniti, come il passaggio degli aiuti umanitari a Gaza, o l’allentamento degli scontri con Libano e Iran; sotto Trump, salvo azioni imprevedibili del tycoon, le mani del premier israeliano sono decisamente più libere, e si vedrà come questo influirà sull’operato israeliano.

L’Ucraina, invece, si trova già presa di mira. I primi contatti tra Trump e Zelensky sono stati difficili, in un certo senso: Trump, grande ammiratore di Putin, vuole una pace a condizioni che il governo dell’Ucraina non potrebbe mai accettare, come la cessione di territori che effettivamente darebbero un vantaggio immenso alla Russia, in difficoltà per via del controassedio ucraino nei propri confini.

In queste ore, Joe Biden ha deciso di mimare il comportamento di Trump in Afghanistan al termine del suo primo mandato; l’attuale presidente ha infatti dato il via libera a tutti i produttori di armi di schierare liberamente i propri mezzi in Ucraina, senza alcun limite di utilizzo. Un ultimo atto di “ribellione”, che sa molto di “too little, too late”, ma che Trump si troverà costretto a ratificare o correggere con tempistiche piuttosto lunghe, ammesso che ve ne sia la possibilità.

E l’Europa? Molti sono stati i messaggi di congratulazioni all’elezione di Donald Trump, dalla premier italiana Giorgia Meloni al presidente della repubblica francese Emmanuel Macron, passando anche per il nome di Viktor Orban, il premier ungherese, col quale vi sono molti punti in comune. Anche in Europa, i tifosi di Kamala Harris erano numerosi e avevano sottovalutato il primo mandato di Trump : tuttavia, in passato la figura di Angela Merkel teneva in piedi la figura di una Europa unita e liberale.

Adesso, il sistema UE è molto più fragile, e delle idee e dell’eredità della ex cancelliera tedesca non rimane che polvere, vista l’attuale situazione del governo tedesco. Macron, storico alleato degli USA, ha deciso di provare a prendere le redini, e di spronare verso la creazione di un nuovo fronte indipendente da Washington, ma al momento le sue sembrano essere solo parole senza alcun seguito concreto.

Nel frattempo, le minoranze tremano di fronte ad una America in mano a Trump e ai suoi seguaci; chi appartiene alla sfera LGBTQIA+, ad esempio, ha già il timore di esporsi di fronte al nuovo governo, col rischio di finire attaccato, senza difese, da chi potrebbe sentirsi autorizzato a usare qualsiasi mezzo per imporre il proprio credo politico. Una situazione nuova e pericolosa, che potrebbe portare ad episodi alquanto violenti e recrudescenze sociali.

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